Dopo due mesi, il processo contro Diddy sta per volgere al termine: il rapper dietro le sbarre dallo scorso settembre al Metropolitan Detention Center di New York è imputato di molteplici accuse: traffico sessuale, induzione alla prostituzione, criminalità organizzata.
La giuria ed i giudici nel corso degli ultimi mesi hanno raccolto le diverse testimonianze e tutte le prove a loro disposizione, per arrivare nei prossimi giorni alla decisione finale, per la quale il musicista dichiaratosi innocente, rischia l’ergastolo. Riguardo le accuse di traffico sessuale prevedono una pena minima di quindici anni, mentre quelle di induzione alla prostituzione hanno un massimo di dieci anni. Nella giornata di ieri 30 giugno, il giudice Arun Subramanian ha trascorso più di due ore a dare istruzioni dettagliate ai giurati su come interpretare e giudicare le accuse. La giuria è stata mandata fuori dall’aula ed è stato eletto un presidente.
Processo Diddy si avvia alla conclusione dopo sette settimane
Al termine della giornata, il giudice ha elogiato gli avvocati difensori e i procuratori federali di Combs. “Il caso è stato trattato in modo davvero eccezionale da entrambe le parti”, ha dichiarato al termine di un processo estenuante durato sette settimane. Prima di congedare la corte, l’avvocato difensore Marc Agnifilo ha chiesto se Diddy potesse portare dei libri nella cella di detenzione in attesa del verdetto. (In alcune occasioni, Combs è stato visto leggere all’interno dell’aula). Il giudice ha accolto la richiesta.
La settimana scorsa, gli avvocati di entrambe le parti hanno presentato le arringhe finali, durate circa cinque ore ciascuna. L’accusa ha dipinto Combs come il leader di un’impresa criminale che si affidava al suo potere e alla “cerchia ristretta” di dipendenti per commettere crimini come il traffico di sesso. La difesa ha sostenuto che il rapper faceva semplicemente parte di uno “stile di vita scambista” e che i suoi festini a base di droga, noti come “freak-off”, erano del tutto consensuali. La difesa ha posto l’accento sulla presenza dei figli e della madre di Combs in aula, dicendo: “Quell’uomo si prende cura delle persone”. Prendendo di mira una delle presunte vittime presentatasi sotto il nome di “Jane”, il legale del rapper, Agnifilo aveva dichiarato “Spero che stia passando una bella giornata, ma sapete dove lo sta facendo? In una casa pagata da lui”.
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