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Proverbi e modi di dire: il sessismo nella lingua italiana

Anche a voi capita ancora di sentire in giro proverbi e modi di dire del tipo “auguri e figli maschi”, “moglie e buoi dei paesi tuoi”, “chi dice donna dice danno”?

Spesso e volentieri ricorriamo a queste e ad altre espressioni senza la consapevolezza del significato che portano con sé. Lo si fa un po’ perché a forza di sentirle le interiorizziamo, un po’ per sentirci fieri di conoscere anche questo aspetto della nostra lingua. Effettivamente, i proverbi e i modi di dire sono affascinanti, ma quelli appena citati – insieme a tanti altri dello stesso genere – di affascinante non hanno veramente nulla.

La natura storica di certe espressioni

La spiegazione di termini ed espressioni linguistiche va sempre ricercata nel passato. Dunque, perché sono nati proverbi e modi di dire di questo tipo? Vediamolo insieme.

“Auguri e figli maschi”

Tipico augurio destinato a sposi novelli, nato in tempi in cui era viva l’equazione figli = lavoratori e figlie = angeli del focolare. Avere dei figli maschi era quindi una sorta di assicurazione, non solo perché lavorando contribuivano al sostentamento della famiglia ma anche perché grazie a loro si poteva perpetuare la sacra tradizione del cognome paterno. In più, avere delle figlie comportava dei costi e dei sacrifici maggiori in termini di matrimonio poiché quest’ultimo richiedeva una buona dote, cosa che non tutte le famiglie riuscivano a garantire.

Oggi, il destino delle donne fortunatamente è cambiato. Sono lavoratrici anch’esse, e anche fuori dalle mura domestiche. Allo stesso tempo, gli uomini non sono solo lavoratori ma anche ottimi casalinghi. Augurare pertanto ad una coppia di concepire un figlio piuttosto che una figlia suona del tutto inconsueto, non pensate?

“Moglie e buoi dei paesi tuoi”

Questo proverbio rimanda immediatamente ad una sorta di diffidenza nei confronti del diverso: è decisamente più opportuno scegliere qualcuno e qualcosa dei “paesi tuoi”, e quindi di conosciuto.

In epoca contadina, i buoi costituivano un solido elemento di sostentamento dato il ruolo fondamentale che assumevano all’interno del contesto rurale. Questa razza era stata addestrata per il lavoro nei campi ed era ormai abituata a determinate condizioni ambientali: sceglierne un’altra era indubbiamente un rischio per i contadini. Ma perché quest’assimilazione bue-donna?

Se il bue era importante nel contesto lavorativo, la donna lo era in un altro, quello familiare. Qui la donna aveva un compito esclusivo, quello di prendersi cura di casa, figli e marito. Si pensava dunque che sposare una donna dello stesso paese di origine, e quindi con cultura e tradizioni simili, equivalesse ad un matrimonio felice e di lunga durata.

Proverbi sessisti: moglie e buoi dei paesi tuoi
Moglie e buoi dei paesi tuoi – Photo Credits: animals.desktopnexus.com

“Chi dice donna dice danno”

Questa frase – il cui significato arriva chiarissimo – è solo l’incipit di un testo nato come avvertimento pubblico a Papa Innocenzo X; siamo dunque nella metà del 1600 a Roma. Il testo diceva così:

Chi dice donna, dice danno / chi dice femmina, dice malanno / chi dice Olimpia Maidalchina, dice danno malanno e rovina.

Ma chi era Olimpia Maidalchina? E perché parole così gentili nei suoi confronti?

Olimpia Maidalchina era la cognata di Papa Innocenzo X e non stava molto simpatica al popolo romano che la vedeva come una donna troppo ambiziosa, avida e insensibile.

Olimpia mostrò il suo caratterino ribelle fin da piccola. Il padre la voleva in convento insieme alle sorelle così da riservare l’eredità al figlio maschio, ma lei riuscì ad evitare questo destino accusando il dirigente ecclesiastico di molestie sessuali nei suoi confronti. Sposò poi un ricco borghese ma dopo solo tre anni di matrimonio rimase vedova. Si risposò con un uomo più anziano di lei di 27 anni, il fratello di quello che poi divenne Papa Innocenzo X. Da questo momento in poi Olimpia esercitò pieno dominio sulla corte papale tanto da essere soprannominata “la papessa”. Era a lei che ci si doveva rivolgere per parlare con il papa, lei gestiva ogni accordo o traffico e accumulò grandi ricchezze.

Dopo la morte del secondo marito, Olimpia venne nominata principessa di San Martino al Cimino e le vennero concesse diverse proprietà. In pratica, questa donna, con le sue sole forze, aveva realizzato la sua scalata sociale. Alla morte del papa, tuttavia, Olimpia rivelò la sua natura egoista non degnandosi neppure di partecipare alle spese mortuarie del cognato e scappando con tutte le ricchezze accumulate.

Il papa, in fondo, era stato avvertito, ma la questione ora è ben più ampia. Da questo detto emerge una vera e propria stigmatizzazione del genere femminile. Ciascuna donna sarebbe, indifferentemente, danno, malanno e rovina. Oggi, infatti, questo proverbio lo si usa spesso nei confronti delle donne per scaricargli addosso il peso e la responsabilità di un’azione involontaria. “Chi dice donna dice danno”, e magari ci è semplicemente scivolato un bicchiere dalle mani. Cosa che può capitare a tutt*, no?

L’uso potente del linguaggio

Come abbiamo potuto vedere ancora una volta, il sessismo e la misoginia non risiedono solo nei gesti ma anche nel linguaggio e quelli citati, purtroppo, sono solo alcuni esempi. In realtà, la lingua italiana è piena di espressioni come queste, proprio per questo diventa importante conoscere a fondo il loro significato e potenziale.

Ciascuno di questi proverbi e modi di dire è il frutto di una mentalità retrograda, patriarcale e maschilista, e continuare a diffonderne l’uso, seppur ingenuamente e/o ironicamente, vuol dire continuare ad alimentare determinati pensieri e atteggiamenti nei confronti delle donne. Questo concetto, se siete interessati ad approfondire l’argomento, lo abbiamo già trattato in un nostro articolo.

A proposito di proverbi – visto che oggi siamo in vena – uno tra i tanti affermava: “uccide più la lingua che la spada”. Ecco perché dovremmo prestare sempre attenzione alle parole che scegliamo quotidianamente.

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Luisa Scavone

Traduttrice e redattrice. Ha condotto i suoi studi presso l'Università degli Studi di Perugia dove ha conseguito con lode la laurea magistrale in Lingue e Traduzione Interculturale, specializzandosi nelle lingue inglese e portoghese-brasiliana. Scrive per passione e ogni tanto le esce fuori anche qualche poesia.
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