Non era nata per salire sul trono, Elizabeth Alexandra Mary di casa Windsor; eppure, a soli venticinque anni, il destino le pose sul capo una corona, e il mondo la conobbe come Elisabetta II. Nata alle 02:40 del 21 aprile 1926, al nº 17 di Bruton Street a Mayfair, Londra, era la primogenita di Elizabeth Bowes-Lyon, duchessa di York, figlia di Claude George Bowes-Lyon, conte di Strathmore and Kinghornedel e del principe Alberto, a sua volta figlio secondogenito di Re Giorgio V e di Maria di Teck.
La sua infanzia fu relativamente serena fino al 1936, anno in cui suo zio, Edoardo VIII, abdicò per amore di Wallis Simpson, lasciando il Regno Unito nelle mani del fratello minore, che assunse il nome di Giorgio VI. Da quell’esatto momento, la vita della piccola Lilibet cambiò per sempre. Lo sconvolgimento nella linea di successione l’aveva resa resa infatti una “erede presuntiva”: se i suoi genitori avessero avuto un figlio maschio, questi sarebbe divenuto di diritto “erede apparente”.
Elisabetta II, lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e l’impegno nel Servizio Ausiliare Territoriale

L’Europa, e quindi anche la Gran Bretagna, avevano tuttavia problemi ben più seri della monarchia. L’ascesa dei totalitarismi e l’invasione della Polonia portarono all’inevitabile scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939. All’epoca, Elisabetta aveva solo tredici anni. Nonostante le insistenze governative affinché la famiglia reale -o, quantomeno, la principessa e sua sorella Margaret– accettasse di rifugiarsi in Canada, la regina consorte non volle sentire ragioni. Queste le sue parole: «Le bambine non se ne andranno senza di me. Io non me ne andrò senza il Re. E il Re non se ne andrà mai».
Le due ragazze rimasero dunque in Scozia, al castello di Balmoral, fino al Natale del 1939, per poi spostarsi a Sandringham e, infine, a Windsor. Nonostante la sua posizione di erede al trono la rendesse un ambito obiettivo per le forze nemiche, Elisabetta cercò di rendersi utile al suo Paese. Nel 1940, appena quattordicenne, tenne il suo primo annuncio radiofonico, nell’ambito del programma Children’s Hour, trasmesso dalla BBC, nel quale si rivolse a tutti i bambini britannici oppressi dalla guerra. «Stiamo facendo tutto il possibile per aiutare i nostri valorosi marinai, i soldati e gli aviatori», spiegò. «E stiamo anche cercando di sopportare la nostra parte di pericolo e di tristezza per la guerra. Tutti noi sappiamo che, alla fine, tutto andrà per il meglio».
All’avvicinarsi del suo diciottesimo compleanno, il Parlamento cambiò la normativa vigente, consentendo alla principessa di essere nominata Consigliere di Stato, in modo da poter sostituire il padre in caso di incapacità o assenza. Nel 1945, convinse suo padre a permetterle di unirsi al Servizio Ausiliare Territoriale, dove venne addestrata come autista e meccanico. Cinque mesi dopo, divenne Comandante onorario junior.
La “fuga” da Buckingham Palace con la sorella Margaret

L’8 maggio 1945, giornata della vittoria in Europa, Elisabetta e Margaret poterono assaporare un po’ di “normalità” quando, in via eccezionalissima, fu consentito loro di unirsi ai festeggiamenti per le strade della capitale (in incognito, naturalmente). Che un membro della royal family si mescolasse alla gente comune, all’epoca, era assolutamente impensabile. In quell’occasione, però, Giorgio VI si lasciò convincere e regalò alle figlie una boccata d’aria, dopo tanti anni di conflitti e preoccupazioni. Quella sera, sul proprio diario, scrisse: «Povere care, non si sono mai divertite».
Anni dopo, la sovrana definì quella notte come«una delle più memorabili» della sua vita. In un’intervista per laBBC del 1985 raccontò:«Ero terrorizzata di essere riconosciuta. Mi ricordo file di sconosciuti prendersi a braccetto e camminare lungo Whitehall. Noi seguivamo quell’ondata di felicità e sollievo». Come nella fiaba di Cenerentola, purtroppo, l’euforia di quella “fuga” dal palazzo si esaurì ben presto: allo scoccare della mezzanotte, le principesse fecero ritorno a Buckingham Palace.
L’incontro tra Elisabetta II e il principe Filippo

Nel 1934, Elisabetta vide per la prima volta il suo futuro marito, il principe Filippo di Grecia e Danimarca, suo cugino di terzo grado. Lo incontrò nuovamente nel 1937 e poi ancora nel 1939, presso la Royal Naval College di Dartmouth. Già in quell’occasione, la tredicenne principessa manifestò apertamente i propri sentimenti verso l’aitante giovane, iniziando con lui un fitto scambio epistolare. Il loro fidanzamento venne annunciato dopo il ventunesimo compleanno di lei, e destò non poche preoccupazioni nel Regno Unito. Seppur estremamente affascinante, il ragazzo non possedeva un’adeguata statura economica, ed era nato all’estero. Fatto ancora più grave, aveva delle sorelle che avevano sposato alcuni aristocratici tedeschi legati al Nazismo.
Alla fine, però, la caparbia Lilibet la spuntò e, il 20 novembre 1947 la coppia si sposò nell’abbazia di Westminster. Dalla loro unione nacquero Carlo, ora Re Carlo III, Anna, Andrea -attualmente nell’occhio del ciclone per i suoi legami con Jeffrey Epstein– ed Edoardo. Nonostante la casata reale porti il nome Windsor, un Order-in-Council del 1960 permise ai discendenti di Elisabetta e Filippo di portare il cognome personale di Mountbatten-Windsor.
La successione al trono

La spensieratezza coniugale, purtroppo, ebbe breve durata: la salute di Giorgio VI, che aveva un tumore ai polmoni, andava via via deteriorandosi, e la primogenita dovette sostituirlo spesso nelle visite ufficiali e negli eventi pubblici. Il declino fu così evidente da spingere il segretario privato della principessa, Martin Charteris, ad avere sempre con sé una bozza della dichiarazione di successione, da utilizzare qualora il Re fosse venuto a mancare mentre l’erede al trono si trovava all’estero. Quell’accortezza, qualche mese dopo, si rivelò tristemente profetica.
Nel gennaio 1952 Elisabetta e Filippo partirono infatti per un lungo viaggio in Australia e Nuova Zelanda, passando per i territori africani. Il 6 febbraio 1952 il monarca spirò, proprio mentre la coppia si trovava in Kenya; fu il principe ad informare la nuova regina della morte del padre. Quando le venne chiesto quale nome regale volesse adottare, la nuova sovrana decise di continuare ad usare il suo. Una questione di praticità, probabilmente, ma anche un modo per rimanere se stessa, mentre tutto intorno a lei cambiava per sempre.
La cerimonia d’incoronazione si svolse mesi dopo, il 2 giugno 1953 ma, di fatto, il suo regno aveva avuto inizio con l’ultimo respiro esalato da Giorgio VI. Come da tradizione, il suo compleanno venne da allora celebrato il secondo sabato di giugno, con la maestosa cerimonia del Trooping the Colour. Il 21 aprile, sua vera data di nascita, passò in secondo piano, e divenne una ricorrenza da festeggiare in forma esclusivamente privata.
La “morte” di Lilibet, la “rinascita” come Elisabetta II

Quello stesso giorno, qualche anno prima (precisamente il 1947), l’allora principessa aveva rilasciato un discorso radiofonico, indirizzato al Commonwealth britannico, rimasto nella storia: «Io dichiaro davanti a voi tutti che la mia intera vita, sia essa lunga o breve, sarà dedicata al vostro servizio e al servizio della nostra grande famiglia imperiale alla quale tutti apparteniamo». Una promessa solenne, pronunciata da una ragazza di ventuno anni che si era ritrovata, suo malgrado, prima in linea di successione, ma che ha rispettato fino al suo ultimo giorno sulla terra. Nei suoi settant’anni sul trono, il regno si è smembrato in modo significativo, la società è mutata, così come gli usi e i costumi. Eppure, fino all’8 settembre 2022, la regina è stata un punto di riferimento per il suo popolo, e non solo.
Era portatrice di valori antichi, ma ha saputo, all’occorrenza, rinnovare se stessa e la monarchia, diventando contemporaneamente una figura storica e autorevole e un’icona pop, amata per il suo stile colorato e per la sua composta eleganza. Non era nata per regnare, ma il Fato ha tracciato per lei un cammino impervio e pieno di responsabilità. Forse non era ciò che avrebbe voluto per sé e per i suoi cari, ma ha tenuto fede al proprio impegno con dedizione, consacrando la propria esistenza alla Corona.
Nel momento in cui suo padre è venuto a mancare, in qualche modo anche una parte di lei ha dovuto sacrificarsi; dalle sue ceneri, è nata Elisabetta II, un nome che la Storia ricorderà per sempre. Oggi, però, è il 21 aprile e, in occasione di quello che sarebbe stato il suo centesimo compleanno, abbiamo preferito parlare di quanto accaduto prima di quel 6 febbraio, quando era ancora -in qualche modo- libera, ed era “solo” Lilibet.
Federica Checchia





