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Quirinale: blackout internet alla Camera per il primo giorno di votazioni

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Durante il primo giorno di votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, alla Camera si è verificato un blackout internet durato quasi due ore. Dalle prime indagini sembra che si tratti di un guasto tecnico, e non di un attacco hacker, come era invece avvenuto il 17 gennaio scorso durante una conferenza del Senato con il premio nobel Giorgio Parisi.

Il blackout internet non fa che aggravare una situazione già compromessa

Oltre al danno la beffa, si potrebbe dire. Infatti, questo blackout informatico non ha fatto altro che aggravare l’opinione – già compromessa – che i cittadini hanno dell’attuale classe politica. Certamente si tratta di un guasto che non ha nulla a che vedere con le competenze dei singoli parlamentari, ma sicuramente questi continui intoppi non mettono la politica italiana sotto una buona luce. Inoltre, quello che doveva essere il primo ciclo di votazioni per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, si è rivelato un nulla di fatto: ben 672 le schede bianche. La speranza è che le consultazioni partitiche di questi giorni possano escludere la scelta di un candidato che non patteggi per una forza politica piuttosto che per un’altra, e che si possa invece arrivare all’elezione di una personalità di spessore, che sappia agire come garante dell’unità nazionale e come organo super partes. Comunque, i dubbi restano molti. Anche se prima delle sue dichiarazioni di voler abbandonare il Quirinale a fine mandato, in molti speravano in un Mattarella bis, un presidente della Repubblica resta in carica ben 7 sette anni, periodo nel quale si poteva pensare a un possibile successore, invece di arrivare al primo giorno di votazioni impreparati. I cittadini restano ancora una volta in bilico di fronte agli eventi di Montecitorio, spettatori di un dramma quanto mai disgustoso, che li mette di fronte alle crepe di un sistema malato. Si consolida l’idea che il blackout non sia solo tecnico, ma riguardi l’attuale oscuramento di un’arte che in passato è sempre stata nobile: quella di governare.

Michela Foglia

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