Nel panorama della narrativa contemporanea Racconti di un povero diavolo si distingue come opera capace di attraversare i confini tra il reale e il simbolico, inducendo il lettore alla riflessione sulle umane scelte. Il volume, edito SBS Edizioni, è di Matt Bellino; l’autore propone un viaggio narrativo che non si limita al racconto asettico di storie, ma invita a porsi dei quesiti sul senso dell’essere e sulla vita.
Racconti di un povero diavolo, interrogarsi e riflettere sulle scelte umane

Bisogna distaccarsi dall’immagine di un diavolo – tradizionalmente associata nell’immaginario comune e letterario al male assoluto – consueta; nell’opera di Matt Bellino questo personaggio è completamente rielaborato, in quanto l’autore costruisce una figura che osserva e comprende. Non si tratta della figura ferale nota come tentatrice o antagonista; il demonio in questo spaccato letterario diventa uno specchio delle contraddizioni umane, una presenza che accompagna e mette a nudo fragilità e incoerenze. In questo ribaltamento risiede uno degli elementi più interessanti del libro Racconti di un povero diavolo: il male non è più qualcosa di esterno, bensì una dimensione che attraversa l’individuo, che origina dall’interno e che è più vicino di quanto si pensi. Il ‘‘povero diavolo” esplicitato nel titolo del libro è chiunque: somiglia agli uomini che si incontrano.
Non si tratta di una semplice raccolta ma di un dialogo costante che confluisce, racconto dopo racconto, nell’altro rendendo l’opera una grande eco di narrazione. I racconti, infatti, si richiamano e talvolta si sovrappongono, anche; attraverso la maestria di Bellini la trama diventa invisibile, sussurrata, capace di legare non solo personaggi ma anche situazioni. In una serie di episodi narrativi che si susseguono, l’autore crea un percorso esistenziale e letterario dove si aggiunge, narrazione dopo narrazione, una riflessione sul fato e sull’importanza delle scelte umane.
Uno stile evocativo che induce alla riflessione
Nel libro Racconti di un povero diavolo, il linguaggio dell’autore risulta diretto e privo di eccessi; nessuna strategia lessicale, ma una autenticità che sottende immediatezza e scorrevolezza. Proprio questa essenzialità si traduce in un ritmo evocativo e in una narrazione fluida, che alterna momenti di introspezione a passaggi più dinamici. Oltre alla narrativa, però, il libro si pone come strumento capace di indurre alla riflessione sugli aspetti più umbratili dell’essere umano.
I racconti dialoganti fra di loro, infatti, non offrono risposte ma solleticano quesiti esistenziali, spingono e pungolano al pensiero recondito e profondo: Come si distingue il bene dal male? Si è responsabili delle proprie azioni? Ci si può redimere? Non si tratta di un manuale che fornisce soluzioni ma di un’opera che porta il lettore a una dimensione di consapevolezza, che si traduce in forza autentica dell’intero testo.
Il diavolo come figura ribaltata: un esordio che dialoga con la tradizione letteraria
Matt Bellino, in Racconti di un povero diavolo, dimostra quasi indirettamente un’intenzione primaria: usare la narrativa come strumento di indagine. L’immagine demoniaca come specchio dell’umano si traspone in un ribaltamento che affonda le sue radici in una lunga tradizione letteraria. Basti pensare, per esempio, al Faust di Johann Wolfgang von Goethe: qui Mefistofele non è semplicemente incarnazione del male, ma interlocutore necessario per comprendere l’ambizione e i limiti dell’uomo. Il diavolo, similarmente all’opera di Bellini, è un personaggio che non solo osserva ma, anche, rivela.
Un altro eco significativo si ritrova ne Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, dove il demonico Woland agisce come forza ambigua, capace di smascherare l’ipocrisia sociale. Anche qui il male assume una funzione quasi rivelatrice, più che distruttiva. L’organismo narrativo compatto e dialogante di cui il libro si configura attraverso il richiamo dei racconti crea una costruzione – per taluni aspetti – similare alla coralità del Decameron di Giovanni Boccaccio dove le novelle, pur essendo autonome, contribuiscono a un disegno complessivo più ampio.
Con questa opera, Matt Bellino si inserisce in un dialogo con la tradizione letteraria europea. L’autore, senza imitare i modelli del passato, coglie alcune eredità fondamentali di questi ultimi: la centralità dell’uomo, per esempio, ma anche l’ambiguità del male e le sfaccettature complesse delle scelte umane. Racconti di un povero diavolo si rivela così non solo un esordio promettente, ma anche un’opera capace di costruire ponti tra epoche diverse, dimostrando come certi quesiti esistenziali restino universalmente e, oggi come ieri, irrimediabilmente aperte.




