Dopo settimane di gossip, meme virali, tormentoni social e ironia al vetriolo, Raoul Bova passa al contrattacco. E lo fa non solo per le vie legali con il ricorso al Garante per la privacy (che ha aperto un’istruttoria per accertare eventuali violazioni della privacy) e con l’incarico all’ex suocera, l’avvocato Annamaria Bernardini De Pace, che lo segue nella separazione dalla compagna Rocío Muñoz Morales e nell’affidamento dei figli. L’ultima mossa per mettere a tacere il gossip dell’estate, coglie tutti di sorpresa (ed è certo che dietro ci sia la regia dell’ex suocera): Bova ha depositato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy due richieste di registrazione che riprendono le frasi pronunciate nel messaggio vocale inviato alla modella Martina Ceretti e diffuso da Fabrizio Corona, diventando virale.

E così gli ormai famosi ‘occhi spaccanti’ di Raoul Bova potrebbero presto diventare un marchio registrato. Una mossa che nelle intenzioni del noto attore romano dovrebbe contribuire a frenare la circolazione degli audio finiti al centro dello scandalo: quei messaggi vocali su WhatsApp, diffusi come presunta arma di ricatto, che da settimane alimentano le cronache di gossip.

L’espressione, diventata un tormentone su TikTok e Instagram, è stata registrata sia nella sua forma integrale sia nella sola versione ‘occhi spaccanti’. Le domande all’Ufficio Brevetti coprono un’ampia gamma di settori: cosmetici, cartoleria, calzature, abbigliamento, prodotti alimentari e alcolici, oltre a servizi di consulenza e di telefonia. Dal database dell’Uibm emerge che il legale rappresentante è l’avvocata Michela Carlo, che fa capo – guardacaso – allo studio Bernardini De Pace. “È semplicemente un modo, come tanti, per far cessare la diffusione dei video” si limita a dichiarare la legale all’Adnkronos, spiegando così le ragioni alla base della scelta di depositare i marchi, la cui domanda è attualmente in fase di esame.