Quando ci era stato detto da Brian J. Smith, attore che ha dato vita a Will, tramite il suo twitter che Sense8 poteva essere a rischio, la maggior parte di noi si era rifiutato di credergli. Come poteva uno show del genere, che spiega la differenza tra le tradizioni, tra le religioni, che insegna ad amare incondizionatamente l’individuo indifferentemente dalla razza, dall’orientamento sessuale o di genere.
Come poteva un richiamo alla vita essere “cancellato“?

Mentendo a noi stessi siamo arrivati al 1° Giugno dove su Facebook, sulla pagina ufficiale di Sense8 è apparso un video di 45 secondi con una breve frase come descrizione:

“Thank you for being a part of our journey. Sensates forever.”

Si, avete capito bene, “Grazie per essere stati parte del nostro viaggio. Sensates per sempre.”
Ed è così che l’impossibile si è avverato, in un secondo, o forse sarebbe meglio dire 45, molte certezze erano andate in fumo.
La ragione dietro la cancellazione sarebbe stata la grossa quantità di budget necessaria a produrlo e il fatto che lo show non aveva avuto i riscontri necessari per soddisfare questo criterio.
Parliamoci chiaro: lo show era abbastanza famoso e amato ma sembrerebbe non abbastanza da riuscire a proseguire e magari terminare la storia con una terza stagione. Fin da subito i fan di tutto il mondo si sono mobilitati su ogni social: Facebook, Twitter, Tumblr, Instagram, etc, inizialmente con hashtag del tipo #RenewSense8 e #NoSense8NoNetflix nella speranza di far cambiare idea e convincerli a creare se non una intera terza stagione, almeno un episodio speciale che desse un degno finale alla serie che per il momento si conclude con un enorme cliffhanger.

Nel frattempo erano già spuntate le prime petizioni di cui una in particolare ha raggiunto numeri da capogiro, parliamo di oltre 514.000 firme. Come se non bastasse, i fan hanno iniziato a minacciare di disdire gli abbonamenti lamentandosi tramite la chat del supporto di Netflix, chiedendo informazioni e rilasciando feedback negativi al punto che a volte era necessario aspettare qualche minuto prima che uno degli operatori fosse disponibile.
Insomma un vero e proprio caos che tutt’oggi continua a proseguire in maniera molto accesa sopratutto su twitter, dove andando sulla pagina di Netflix tra i loro post non si potranno leggere nient’altro che tweet da fan di Sense8 arrabbiati alla ricerca di un finale.

Dopo varie iniziative create dai fan tra hashtag dedicati anche ai vari personaggi secondari, spedizioni di  infradito che simboleggiano una scena iconica della serie alla sede di Netflix, video collage in cui si cantava What’s Up dei 4 No Blondes, canzone diventata icona nei gay pride di tutto il mondo, finalmente una settimana dopo sulla pagina di Sense8 spunta un altro post.

Insomma, Netflix si rifiuta categoricamente di accontentare i propri fan che le hanno provate davvero tutte e che a questo punto, stremati, hanno proseguito in quelle che prima erano solamente minacce; disdicendo abbonamenti e dichiarandosi apertamente delusi.
A questo punto… si può fare ancora qualcosa?
Più o meno.
I fan di Sense8 non sono intenzionati a demordere, la delusione è ancora evidente così come è fresca la ferita e quindi stanno cercando in tutti i modi di trovare una soluzione. In questi giorni sembra spuntato un rumour in cui Amazon sembra essere interessato a comprare i diritti di Sense8 da Netflix quindi i fan si stanno ormai mobilitando a farne ulteriore richiesta tramite email.
Alcuni sono giustamente diffidenti in quanto Netflix e Amazon sono acerrimi nemici e dubitano altamente che Netflix possa vendere i diritti di un suo original.

Insomma, ci sono vari modi per cercare di riportare indietro la serie, alcune sono state salvate e altri sono ritornati dopo anni, quindi tutte le speranze non sono perdute.
La decisione sul da farsi è del singolo individuo, i modi per supportare e per farci ascoltare ai giorni d’oggi sono davvero infiniti, l’importante è la costanza.
In fondo Nomi ha detto “I’m not just a ME, I’m also a WE.”.

Quindi che facciamo? Continuiamo a marciare con orgoglio? Io sicuramente lo farò.

Davide Longobardi.