Dopo la vittoria del NO al Referendum per la giustizia, ecco un’analisi a freddo dei profili di voto: giovani o anziani? Sud o Nord? Maschi o femmine?

Se qualcuno pensava che l’Italia fosse un Paese per vecchi addormentati, i dati di lunedì sera li hanno ricreduti. E per coloro che sostengono questo governo e speravano nel sì, è stata servita la colazione più amara di sempre a Palazzo Chigi. Il 53,7% di NO è stato un primo contrattacco da parte di chi, in questo Paese, di farsi smontare i diritti pezzo dopo pezzo non ha proprio nessuna voglia.

Non serve ricapitolare cosa comprendesse il Referendum. Il centrodestra sognava di separare le carriere e mettere il guinzaglio alla magistratura, ma l’Italia reale ha risposto con un “Grazie, ma anche NO”. Ma chi sono le persone che hanno votato NO? Tracciamo un profilo dell’Italia che combatte.

Il Sud non dimentica!

Iniziamo dalla geografia, perché i numeri qui sono incredibili. Se la Lombardia e il Veneto sono rimasti nelle loro bolle del SÌ, il Mezzogiorno ha letteralmente ribaltato il tavolo. Napoli al 75,4% di NO e Palermo al 68,9% di NO ci dicono una cosa e ce la mettono nero su bianco, ben chiara: il Sud non accetta riforme calate dall’alto, non si piegheranno all’autoritarismo. Il Sud è stato esempio di una resistenza civile che partiva dalle piazze ed è arrivata alle urne. Ecco un segnale che il “Campo Largo” (PD-M5S-AVS) ha saputo intercettare, convogliando oltre il 92% del proprio elettorato verso la bocciatura della riforma.

La Generazione Z ha mostrato i denti, di nuovo

Se fosse stato per gli over 55, oggi staremmo parlando di un’altra Costituzione. Ma i millennial e, soprattutto, la Gen Z (o Zoomers, di 18-34 anni) hanno alzato la testa con un 61,1% di NO.

Per noi, scrivo da Millennial, è stato un voto politico. Alle urne abbiamo portato un posizionamento identitario, di difesa dei presidi di garanzia. Noi, con i più giovani, abbiamo capito che questa riforma era il grimaldello per indebolire l’equilibrio dei poteri. Non si chiamino più “disinteressati” quei ragazzi e ragazze che sono solo stanchi di riforme che non guardano al futuro di tutti ma ai privilegi di pochi.

Sorelle di voto, la forza delle donne

Le donne e le persone socializzate donne hanno giocato un ruolo silenzioso ma letale per i piani del governo. Siamo state una spina nel fianco, per chi, come noi “vuole il pane, ma anche le rose”. Soprattutto nelle aree metropolitane, il voto femminile è stato l’ultimo collante che ha tenuto insieme il NO. Una scelta di resistenza contro un modello di potere che, sebbene incarnato da una donna, è muscolare e patriarcale. Meloni vorrebbe una giustizia da manipolare, meno indipendente. Se il SÌ ha faticato a sfondare, è anche perché abbiamo capito che ogni passo indietro sulla separazione dei poteri è un passo indietro sulla protezione dei diritti di tutte e tutti.

Non adagiamoci, ma godiamo di una vittoria

E allora, cosa resta dopo il 23 marzo? Resta la consapevolezza che esiste un’Italia che non si arrende. Vero, c’è tantissima strada da fare, ma il 57,7% dei cosiddetti “dormienti” (quelli che non votavano da una vita) è tornato alle urne per dire NO. Questo è un dato che non possiamo ignorare.

Quando il gioco si fa duro, quando i valori fondamentali vengono messi a rischio, la partecipazione può rinvigorirsi. Questo referendum non va ridotto solo ad una “sconfitta per la maggioranza”. Dobbiamo raccogliere questo successo e trasformarlo nell’inizio di una nuova stagione di lotta. La Costituzione, oggi, resta quella che è: antifascista, solida e difesa da chi la abita ogni giorno.

Maria Paola Pizzonia