Resident Evil Requiem: un nome che non ha bisogno di presentazioni e che, già prima del debutto, prometteva di essere un successo annunciato. Il 27 febbraio è stata una data attesa con impazienza, non solo per chi desiderava vivere ancora una volta un’esperienza firmata Capcom, ma anche per chi sperava di poter ripercorrere gli stessi passi di Leon Kennedy, ormai solcati dal tempo. A quasi due mesi dal lancio, e dopo che le prime recensioni hanno inondato la rete in meno di 48 ore, sembra che la critica abbia già detto tutto. Eppure, malgrado le valutazioni che hanno aspramente criticato l’eccessiva presenza di Leon, l’abbondante fan-service e la trama considerata trash, i numeri raccontano un’altra realtà: Resident Evil Requiem ha ufficialmente raggiunto 7 milioni di copie vendute.
Resident Evil Requiem: in meno di due mesi raggiunge 7 milioni di copie vendute. Perché?

Accennare alle critiche e poi lanciarvi il dato delle copie vendute potrebbe apparire che una velata rivincita. Per smentire subito questa possibile convinzione ribadisco fin dal principio che dalle vendite di Resident Evil Requiem non ho guadagnato alcuna percentuale. Che il gioco sia stato di mio gradimento o meno, non ha alcun valore. I dati, in questo caso, appaiono solo come uno spunto interessante per comprendere perché, malgrado una parte dei giocatori si sia considerata delusa, il titolo ha riscosso in così poco tempo un successo notevole.
Molti ritengono che Leon abbia giocato un ruolo cruciale, non solo per l’insoddisfazione provata al termine del gameplay, ma anche per i 7 milioni di copie vendute. Notizia che, tra le altre cose, non arriva direttamente da Capcom. È il director Koshi Nakanishi ad aver reso noti i numeri raggiunti attraverso l’immagine di due torte che ritraggono i protagonisti: Grace Ashcroft e Leon Kennedy. I conteggi attuali, tuttavia, non stupiscono. A meno di un mese dall’uscita, Resident Evil Requiem superava le 6 milioni di vendite.
Stupisce ancor di più che il titolo sembra non abbia risentito del naturale calo fisiologico post lancio, poiché un altro milione di copie è stato raggiunto nell’ultimo mese. Ma possiamo davvero dare il merito all’amato e conosciuto protagonista maschile? Abbastanza improbabile, specie se teniamo conto del numero di copie vendute di Resident Evil 4 Remake. Il gioco che vede esclusivamente Leon come protagonista ha impiegato circa un anno per raggiungere le stesse vendite di Requiem. Quindi, cosa ha attirato i giocatori a voler acquistare il titolo?
Cosa giustifica le 7 milioni di copie vendute?
La risposta alla popolarità di Resident Evil Requiem non va cercata in un singolo elemento, ma in più fattori che, messi insieme, hanno dato vita a un titolo obiettivamente eccellente. In primo luogo, il fattore tempo. Malgrado i remake abbiano mantenuto le aspettative, dando una boccata d’aria a chi desiderava giocare nuovamente (o per la prima volta) a titoli noti, l’ultimo capitolo inedito risale al 2021 con Resident Evil Village. La community, quindi, era ormai in astinenza. Bramava qualcosa di nuovo, qualcosa di fresco: ecco che arriva Resident Evil Requiem.
Tuttavia, non è stato solo il tempo ad alimentare l’interesse. Capcom ha fatto una scelta intelligente, creando un ottimo dualismo tra i suoi due protagonisti: da una parte l’horror claustrofobico di Grace -che con la sua eredità legata ad Alyssa Ashcroft richiama le atmosfere mai davvero dimenticate di Outbreak-, dall’altra l’azione pura ed estremamente fisica di Leon. È un’altalena emotiva in cui il giocatore ha la possibilità di immergersi in corridoio angusti, obbligati a centellinare le poche risorse a disposizione, in attesa del prossimo colpo al cuore. Poi, proprio come una degna valvola di sfogo, arriva Leon con cui è possibile lasciar riposare la paura a favore di un gameplay senza ansia (o quasi).
A chi non piace un tocco nostalgico?
Non possiamo dimenticare, poi, il fattore nostalgico. Per i novizi della serie, è possibile che il ritorno a Raccoon City, luogo in cui tutto ha avuto origine, non faccia lo stesso effetto di chi, invece, è cresciuto insieme a Leon. Molti, in merito a ciò, hanno considerato l’elemento eccessivo. Solo una strizzata d’occhio agli appassionati della saga, come per suggerire “Ehi, noi ci ricordiamo di tutto questo. E tu?”. In realtà l’apprezzamento per questi elementi è stato notevole. Dal dipartimento di polizia distrutto, logorato dal tempo e dagli eventi che lo hanno abitato, sono stati considerati una perfetta rappresentazione dell’attuale agente d’élite della DSO, divorato anch’esso dagli eventi passati.
Chi, d’altronde, non si sentirebbe nostalgico ad attraversare ancora una volta, dopo 28 anni, i corridoi della RPD cercando di sfuggire al leggendario Tyrant? Forse è vero, il fan-service non è stato solo un tocco, ma un’intera cascata. Questo, tuttavia, non lo rende necessariamente un elemento negativo. È probabile che gli appassionati, dopo così tanti anni, avessero solo il desiderio di rivivere come in passato un capitolo che ha fatto la storia. Il tutto condito da una buona dose di horror studiata perfettamente.
Stefania Cirillo





