Cinema

“Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande”: ‘Non miti, ma pizza, prosciutto e fichi’

Con un briciolo d’irriverenza e sfrontatezza, che faceva di un cantante un artista, Mariano Detto compone la sigla del film stasera in tv: “Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande“. Senza censure, anticipa il succo della commedia cult 1982 del regista Sergio Martino: Seguendo riti antichi, pizza, prosciutto e fichi, per quanto vada male c’è sempre da mangiare, e l’ultima canzone la lascio nel bicchiere..c’è sempre un’occasione per vendere il sedere..”. Memorie, comicità e natura solare, con la combinazione ‘imbarazzante’ della nudità. Il buonumore, tenuto su come un elastico in vita…

Non rincorrono miti… ma pizza, prosciutto e fichi..”. Vanno al sodo i personaggi ideati da Sergio Martino con Castellano&Pipolo. Che a soli due anni di distanza dal successo “Zucchero, miele e peperoncino“, ripropongono schema e attori nella nuova pellicola. Tre gli episodi, in “Ricchi, ricchissimi… praticamente in mutande“, con il tormentone dell’epoca: sole caliente, spiagge e una figura subito cult. Come ‘Batacchio‘, rivelazione indiscussa del primo episodio: “Io sono Ermanno, detto anche Batacchio, poi ti spiego perché…”. “Non c’è bisogno grazie…”.

Pippo Franco contro Batacchio

"Ricchi, ricchissimi... praticamente in mutande": 'Non miti, ma pizza, prosciutto e fichi'
Ricchi ricchissimi… praticamente in mutande Foto da Ivid.it

I filmati hanno in comune la conclusione nelle aule di un tribunale. ‘Un giorno in pretura’ sessione estiva. Dove i vacanzieri protagonisti, si ritrovano imputati. Dovranno abbandonare remi, costumi, canotti, e convincere della loro presunta innocenza, il giudice Pippo Santonastaso. Una toga ossessionata da spifferi e raffreddori anche d’estate. L’inizio di “Ricchi, ricchissimi.. praticamente in mutande” racconta già tutto del film. Una casa prefabbricata, troverà la sua sistemazione in riva al mare. Non uno scialet, o una baita. Ma, il sogno proibito sulla spiaggia, è in realtà una baracca abusiva. Trasportata in pezzi da assemblare, sul tetto dell’auto; tra materassi, accrocchi e quanto poteva esservi legato sopra. Alla guida Pippo Franco, che interpreta Cesare Domenichini, con il compito di portare la famiglia in vacanza. Dalla loro casa sull’Isola Tiberina a Roma, all’agognata spiaggia. Dalla 128 azzurra si alza il grido, che dovrebbe somigliare ad un canto, “Tutti al mare..”.

Il figlio più grande di Pippo Franco è Filippo Evangelisti. Lo stesso bambino che l’anno prima aveva recitato in “Cornetti alla crema” nel ruolo di Aristide Petruzzelli, il figlio ‘obeso e fregnone’ del sarto ecclesiastico Lino Banfi. Mentre il bambino più piccolo di Pippo Franco è Andrea Ciccolella, il nipote torinese di Lino Banfi nel film “Al bar dello sport“. Stessa spiaggia stesso mare nel film, anche per l’emiliano Batacchio (Vito Cicchetti): il suo nome Ermanno, è rimasto solo all’anagrafe. Lui, superdotato in un gruppo di nudisti. Per non imbattersi nell’avvenente comitiva, il pudico Cesare, denominato “Chiappi chiaro” dai disinvolti vicini, con i figli piccoli si alza prestissimo: “Maria, precisiamo: il normale sono io, quelle sono malattie..”. C’è soltanto un malato grave, lo zio diabetico Gianni Zullo, ospite dentro casa, torna ‘utilissimo’ in queste ferie, perché eviterà la crudele demolizione del fabbricato. Arriveranno i vigili a calmare la ciurma nuda invasata: “Li sbatto tutti in galera… a cominciare da quella puttana”. “Ma veramente quella è mia moglie“, replica timidamente Pippo Franco.Maria, perché guardavi Mordini sempre là?”, chiede il marito, dell’ingombrante vicino di ombrellone. E la moglie: “In faccia mi vergogno!“.

Banfi e Pozzetto, Puglia e Milan

Lino Banfi è Mario Zamboni, protagonista della seconda avventura. Un industriale con la parlata pugliese, in vacanza a Livorno con i familiari. Moglie e figlia, accompagnati da un ammiraglio in pensione. Lui vuole entrare in società tramite il matrimonio della figlia con Il genero “bambacione”. Alloggiano al Grand Hotel Palazzo in Viale Italia 195 a Livorno. Zamboni durante una cena si invaghirà di una ricca tedesca Frau Kruppe (Janet Agren). E non si accorge che è una truffatrice italiana, che spaccia soldi falsi. Senta, Marlene Dietrich… e anche Davantich...”, dirà Lino Banfi, A me, mi chiamavano il terrone del Tavolo verde, perché a carte li batteva tutti. Fuggirà dalla finestra al secondo piano dell’Hotel, interrompendo l’incontro erotico con la finta tedesca. Mentre il cane che si vede nell’episodio sembra essere lo stesso de “LA CASA STREGATA” e “GRANDI MAGAZZINI“. “Ti do 100 se dici Mario Zamboni al telefono, è una telefonata lunga..“, mance da aristocratico e savuarfer.

Renato Pozzetto è Alberto Del Pra, nel terzo ed ultimo filmato. Proprietario di un cantiere navale sull’orlo del fallimento. Ma sarà la commissione di uno yacht, da parte di un arabo milionario, a sollevare animi ed impresa. Gli operai nel cantiere (che si trova a Fiumicino, Roma), fanno finta di lavorare di gran lena per nascondere le condizioni precarie dell’azienda. Tra loro un giovane Maurizio Mattioli. Un’unica postilla nel contratto d’acquisto: una notte da trascorrere con la moglie dell’impresario, Edwige Fenech (Francesca). Ma il culo non è una postilla!“. Giunti al palazzo dell’emiro, (la villa stile arabo è la stessa di “Taxi girl” e “Occhio malocchio prezzemolo e finocchio“, situata in Via Nettunense Vecchia Frattocchie, frazione di Marino a Roma), entrambi i coniugi rassegnati ad accettare, scopriranno l’omosessualità del nababbo. Le cui 12 mogli sono travestiti, e il suo oggetto del desiderio è, in realtà, , l’armatore stesso, Pozzetto. L’attendente, segretario dello sceicco è Daniele Formica (Akim), un arabo dall’accento insolito e spassoso. Insieme al sudamericano George Hilton, l’altro arabo.

Vacanze.. strette

Non sono bravo in matematica. Gli unici calcoli che mi sono riusciti bene nella vita sono quelli alla cistifellea“. Battute, doppi sensi, equivoci, nudità, mentre si alza una prima ventata di protesta sociale. L’italiano medio e l’esodo estivo: questo il segreto che rende piacevole “Ricchi, ricchissimi.. praticamente in mutande”. Salvo poi ritrovarsi in una remota spiaggia a costruire una catapecchia.

Federica De Candia per Metropolitan magazine

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