Formula 1

Richieste dei team contro le Sprint Race: fine del format per il 2022?

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Destino incerto per le Sprint Race in F1. Di breve vita le mini-gare del sabato, introdotte solo da poco per dare più spettacolo, ma già prossime a una fine nel 2022. Un rischio di estinzione vicino, anche se forse parziale, dovuto all’opposizione di alcuni team alla proposta della F1 di aumentare le ‘qualifiche sprint’ da tre a sei. Una soluzione che verrebbe del resto tranquillamente salutata da buona parte del pubblico, soprattutto dai fautori della pole position al giro secco. Un’idea che, nata per avere maggiori introiti, vede ora il suo ostacolo proprio nelle questioni di denaro. Alcune squadre avrebbero infatti richiesto un eccessivo aumento del proprio budget cap per i danni. Che sia un tentativo dei team di aggirare il limite di spesa? Questo il sospetto del CEO McLaren Zak Brown.

Sprint Race a rischio: ecco perché

Non di molta fortuna così le Sprint Race, nate con i tre eventi prestabiliti del sabato con lo scopo di determinare la griglia di partenza del GP di domenica. Una trovata che, inserita da poco da Liberty Media, vede ora come freno un problema di natura prettamente economica. Alla proposta della F1 di raddoppiare le mini-gare portandole a sei, Mercedes, Red Bull e Ferrari, avrebbero infatti imposto come condizione l’aumento del budget cup per la copertura di eventuali danni. Richieste per cui, se non accontentate, le squadre minacciano persino di far saltare il banco, ponendo così fine al format delle ‘qualifiche sprint’.

Eventuali cambiamenti alle gare che erano stati già preannunciati tempo fa come grandi novità del 2022, anche se allora solo un’idea in via di definizione. Lo stesso Stefano Domenicali aveva annunciato in un’intervista su Sky UK un aumento delle Sprint Race addirittura a sette, otto appuntamenti. Al momento però sembrano mancare i voti necessari per cui qualcosa possa realizzarsi. Fondamentale, infatti, la maggioranza qualificata per cui si richiedono almeno otto team a favore su dieci. Con la sola maggioranza semplice la riforma slitterebbe poi al 2023, come spiegato da Daniele Sparisci sul Corriere della Sera.

Richieste dei team che, seppur discutibili per l’alto costo, potrebbero comunque risultare ragionevoli, considerando il bisogno di maggiori garanzie economiche, in vista di eventuali spese supplementari. Un budget cap che, fissato per il 2022 a 140 milioni di dollari, dovrebbe secondo le squadre essere aumentato di 2 o 5 milioni di dollari.

Di contro il CEO McLaren Zak Brown, per niente d’accordo con la possibile fine delle Sprint Race in F1. Contestata dal manager americano la richiesta dei tre grandi team, reputandola un modo per aggirare quel limite di spesa imposto per abbassare i costi e riequilibrare le prestazioni tra le squadre.

“Potrebbe saltare tutto, il che sarebbe un peccato. Siamo tutti nelle stesse condizioni, se qualcuno dovesse avere più incidenti pazienza, fa parte dello sport. Sono delle sfide, non voglio risolverle tirando fuori il libretto degli assegni – aveva infatti dichiarato diffidente Brown, come riportato su Motorionline – Ti dicono pure “Devi mettere una pezza prima che succeda qualcosa”, e questa è soltanto una sciocchezza”.

Una situazione dagli incerti sviluppi, sicuramente ora più che complicata da risolvere. Certo è che si saprà di più prima dei test di febbraio, quando la F1 Commission andrà al voto elettronico. Solo allora sarà reso noto il destino delle Sprint Race per il 2022.

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Liliana Longoni

(credit-foto-Schumacher (a dx) e Ilott poco dopo l’incidente nella Sprint Race – Formula 2 Twitter)

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