Funny Games del 2007 è un film remake shot-for-shot, cioè realizzato sequenza per sequenza, dell’omonimo del 1987 sempre a opera di Michael Haneke.
Nonostante l’immaginario in cui si inserisce non sia a primo impatto horror, personalmente ritengo che sia il film più terrificante di cui abbiamo parlato dall’inizio di questa rubrica. La storia infatti vede protagonista una famiglia presa in ostaggio all’interno di casa propria da due ragazzi. Costoro si divertiranno a torturare psicologicamente e fisicamente i tre membri della famiglia: questi abusi sono i particolari funny games, i “giochi divertenti” a cui il titolo del film allude.
L’ansia e l’angoscia costante che seguono lo spettatore durante tutta la durata della pellicola sono terrificanti perché potenzialmente riscontrabili in uno scenario reale, familiari al nostro immaginario ormai intriso di cronaca nera grazie alle notizie dei mass media.
Il regista Michael Haneke infatti volle proprio avanzare una critica nei confronti della comunicazione di massa e del modo in cui affronta la violenza. Ormai bombardati in continuazione da immagini sanguinarie, noi spettatori ci troviamo ad assumere nei confronti di Funny Games un atteggiamento a nostra volta sadico, poiché desideriamo che gli aguzzini della famiglia possano soffrire allo stesso modo. Aspettiamo con ansia il momento in cui la situazione si ribalta e i buoni reagiscono, sconfiggendo il male alla radice – seppure sempre utilizzando la violenza.
Funny Games più che un film è un esperimento sociale ancora oggi attualissimo, che ci fa comprendere il modo di porsi degli esseri umani in una situazione di anarchia e di potere (come a suo tempo l’esperimento di Stanford).
Chiara Cozzi
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Ph: mubi.com





