Ormai ci siamo, manca solo una settimana agli Oscar 2026. Continuando spediti verso l’ultima puntata di questo format che, per forza di cose, si concluderà con il miglior film, oggi è il turno dei premi alle attrici e agli attori. Quest’anno la guerra è apertissima, tra chi viene nominato per la prima volta, tra nomi ormai abituali degli Oscar e attori che cercano la prima vittoria per entrare nell’olimpo. Ad aiutarci arrivano in soccorso gli Actors Awards (i vecchi premi del sindacato degli attori SAG) che hanno regalato tante sorprese e tante conferme nel percorso verso gli Oscar. La stagione dei premi, alla fine, serve a quello: ci da la possibilità di anticipare, con una buona dose di certezza, chi trionferà la domenica degli Oscar. Anche se le sorprese non mancano mai e non mancheranno, di certo, neanche in questa edizione. Quest’anno, la categoria delle attrici protagonista sembra già scritta e difficilmente ci saranno sorprese, mentre quella dell’attore protagonista è decisamente in bilico. Stessa cosa vale per le categorie delle attrici e degli attori non protagonisti. Ma senza perdere tempo, entriamo nel dettaglio di questo penultimo episodio del nostro Road to Oscar 2026.

Road to Oscar 2026: Miglior Attrice non Protagonista

Miglior Attrice non Protagonista è un ballo a due che si deciderà all’ultimo. Parte leggermente in vantaggio, data la sua vittoria agli Actors Awards, Amy Madigan per la sua interpretazione brillante di Zia Gladis in Weapons. Sarebbe una vittoria storica che proietterebbe l’horror in testa a praticamente tutte le categorie principali degli Oscar. Ovviamente sarebbe una vittoria meritata per un interpretazione incredibile: inquietante e centro di gravità di uno dei migliori horror dello scorso anno. Teyana Taylor combatterà, come la sua Perfidia Beverly Hills, per il primo premio forte della sua vittoria ai Golden Globe. In Una battaglia dopo l’altra Taylor appare poco ma quando lo fa diventa soverchiante. Un personaggio tanto oscuro quanto fondamentale per lo sviluppo di una storia che tocca vent’anni di contraddizioni Statunitensi. Wunmi Mosaku parte dietro nelle valutazioni, ma potrebbe sorpassare le altre contendenti all’ultimo grazie alla sua vittoria ai BAFTA. In Sinners, Mosaku è il centro emotivo del film. Dona alla sua Annie un’aura di misticità e metafisico tanto quanto una forza concreta e terrena. Un bilanciamento difficilissimo che rischiava di rendere il personaggio fin troppo piatto e coperto dai comprimari. Elle Fanning in Sentimental Value ha l’ingrato compito di imitare e rappresentare. Unica attrice non scandinava del film (così come il suo personaggio), deve infiltrarsi tra le maglie di un rapporto padre-figlia per fungere da sostituta, da rimpiazzo sia fisico che emotivo. Un personaggio che evolve con il passare dei minuti a cui Fanning dona volto, corpo e voce. Parte dietro nelle quotazioni e difficilmente arriverà a premio, ma che interpretazione incredibile. Chiude la cinquina Inga Ibsdotter Lilleaas per la sua Agnes in Sentimental Value. Sorella minore della famiglia, Agnes è una donna ferma e stoica ma che sembra aver richiuso i suoi sentimenti dentro una scatola ben nascosta e introvabile. Un lavoro fatto di sguardi, micro-espressioni che restituiscono la fragilità di un personaggio gigante. Non vincerà ma la candidatura è meritatissima. la lotta è a due tra Amy Madigan e Teyana Taylor, con la prima leggermente in vantaggio.

Road to Oscar 2026: Miglior Attore non Protagonista

Come per la controparte femminile, anche la categoria del Miglior Attore non protagonista sembra essere una corsa a due. Con la sottile differenza che la distanza tra primo e secondo è più marcata. Sean Penn, a meno di sorprese (che non sono mai da escludere), è il favorito per la vittoria finale. Il suo Colonnello Lockjaw è indimenticabile grazie proprio all’interpretazione sopra le righe dell’attore californiano. Le caratteristiche fisiche e di pronuncia sono tutte farina del sacco di Penn, che ha ha deciso di regalare alla storia del cinema uno dei villain più impattanti e grandi degli ultimi decenni. Poco sotto troviamo Stellan Skarsgard, il Gustav di Sentimental Value. In un film basato totalmente su dialoghi e personaggi, Skarsgard diventa il centro narrativo ed emotivo della pellicola. Intorno a lui ruotano gli eventi, le emozioni e i risentimenti di due figlie straordinarie. Solo un’attore del calibro di Stellan Skarsgard avrebbe sostenuto un ruolo del genere con così tanta leggerezza. Se dovesse vincere, non ruberebbe niente a nessuno. Delroy Lindo, in Sinners, interpreta un Delta Slim gigantesco, sia fisicamente che spiritualmente. Personaggio dal peso specifico impressionante, l’attore sembra star ritrovando una seconda giovinezza attoriale. Insieme a Mosaku è l’anima e il centro emotivo della pellicola. Una nomination meritatissima che, però, difficilmente si concluderà con un premio. Jacob Elordi arriva a questi Oscar da outsiders della categoria. Il peso del mostro di Frankestein di Del Toro è tutto poggiato sulle sue spalle. Una grande prova sia mentale che fisica, viste le infinte ora passate in sala trucco per restituire al personaggio quella possenza mista a fragilità che traspare non solo dalla sua interpretazione, ma anche dal suo corpo. Benicio Del Toro chiude le nomination con il suo sensei in Una battaglia dopo l’altra. Il suo personaggio è una guida spirituale e fisica per la comunità tanto quanto lo è per il Bob di Leonardo di Caprio e, conseguentemente, per noi spettatori. È l’austera e decisa bussola morale, che con lo sguardo fermo di Del Toro a metà tra l’ironico e il saggio costruisce un universo racchiuso in un personaggio. La battaglia è aperta, il sergente di Sean Penn è in vantaggio ma Skarsgard è lì pronto. Per noi, alla fine, la spunterà Sean Penn.

Miglior Attore Protagonista

Miglior attore protagonista è la classica categoria impossibile da prevedere che ogni anno infesta gli Oscar. Fino a poche settimane fa, questa edizione sembrava dover essere dominata da Timothée Chalamet, alla sua consacrazione nell’olimpo di Hollywood con il suo Marty Mauser in Marty Supreme. Ma gli Actor Awards di settimana scorsa hanno ribaltato le attese, premiando Michael B. Jordan per i suoi gemelli in Sinners. Non sono da sottovalutare le dichiarazioni rilasciate dallo stesso Chalamet lo scorso 24 febbraio durante una conversazione con Matthew McConaughey per Variety e CNN a proposito di balletto e opera lirica. L’attore ha dichiarato che sono cose a cui non lavorerebbe mai perché non interessano più a nessuno e non hanno pubblico, con un marcato tono denigratorio. Una dichiarazione che, oltre che terrificante, potrebbe costargli qualche punto in classifica. Jordan quindi, ad ora, sembra essere il favorito per la vittoria finale. Dietro in ordine sparso troviamo Ethan Hawke con il suo Lorenz Hart in Blue Moon di Richard Linklater. Un ruolo pesante che racconta gli ultimi giorni di vita di Hart nel 1943. Ambientato tutto in una notte all’interno di un bar, Blue Moon ha un’impostazione quasi teatrale, esattamente come l’interpretazione di Hawke tra il malinconico e il distruttivo. Un peso da sostenere decisamente pesante. Wagner Moura interpreta, in L’agente Segreto, un dissidente nel Brasile anni ’70, periodo di desaparecidos e dittatura militare. Film che si fa memoria, la prova di Moura restituisce tutta quella sofferenza di un uomo che ha perso tutto e, nonostante questo, riesce a combattere per le sue idee. Un’interpretazione che attraversa il tempo e le generazioni per uno dei film più belli dell’anno. Chiude la categoria Leonardo DiCaprio con il suo Bob di Una battaglia dopo l’altra. Uomo distrutto e distruttivo, DiCaprio costruisce Bob attraverso il corpo e il movimento nevrotico di un personaggio tanto frammentato quanto difficile da buttare giù. DiCaprio è uno dei migliori attori della sua generazione e non passa film in cui non si sforzi di dimostrarlo. Bob ne solo l’ennesima riprova. La battaglia è durissima quest’anno e, alla luce di tutto quello che è successo, i nostri cent li mettiamo su Michael B. Jordan, lasciando la porta spalancata alla vittoria di Chalamet.

Miglior Attrice Protagonista

Miglior attrice Protagonista è, probabilmente, la categoria più scontata. Jessie Buckley, con la sua performance in Hamnet ha già la statuetta a casa. La sua interpretazione di Agnes è strabiliante e sembra la chiusura di un certo perfetto: La stessa Buckley ha iniziato la sua carriera come attrice teatrale proprio nelle opere di Shakespeare. In Hamnet mostra i muscoli con un interpretazione a metà tra il mistico e il concreto. L’unica attrice in grado di sostenere un ruolo del genere e capace di surclassare un personaggio ingombrante come lo Shakespeare di un’altrettanto strepitoso Paul Mescal. Rose Byrne è forse l’unica che potrebbe impensierire Buckley con la sua interpretazione di un’affermata psicologa che si ritrova, dopo un brutto incidente, a doversi gestire tra una figlia malata, il lavoro e un marito assente. Byrne si spoglia della comicità a cui ci ha abituato per la maggior parte della sua carriera per addentrarsi dentro la nevrosi di una donna a tratti irritante per quanto umana. A mani basse la sua migliore interpretazione in carriera che le è valsa, infatti, un Golden Globe. Emma Stone è forse la più lontana, in questo momento, dalla vittoria finale. Nonostante questo, con la sua nomination per la sua interpretazione in Bugonia, è la più giovane attrice della storia a raggiungere 7 nomination agli Oscar (di cui 2 vinti). Tra l’altro è, insieme a Frances McDormand, l’unica donna a venir nominato a due Oscar contemporaneamente: miglior attrice e miglior film in qualità di produttrice. Un bottino niente male nonostante non vincerà, probabilmente, nessuno dei due. Kate Hudson arriva un po’ a sorpresa in questa cinquina, nonostante la nomination sia meritatissima. La sua Claire di Song Sung Blue è perfetta e il vero centro nevralgico del film. Un lavoro particolarissimo sull’accento di Milwaukee è valso ad Hudson il suo ritorno agli Oscar dopo la nomination di quasi vent’anni fa per Almost Famous. Una grande prova premiata con una nomination ma che difficilmente andrà oltre. Chiude la cinquina Renate Reinsve con un interpretazione che, pur non arrivando a premio, rimarrà nella storia del cinema. La sua Nora in Sentimental Value lavora sui silenzi, sugli sguardi morti e sul non detto. Reinsve crea una figura quasi eterea e profondissima nonostante non esploda mai nel dialogo, non sfoghi mai. Jessie Buckley ha il premio in tasca, ma le interpretazioni quest’anno sono tutte incredibili. E i premi attoriali sono sempre, storicamente, quelli con più sorprese.

Alessandro Libianchi