Quando si parla di letteratura per l’infanzia è impossibile non citare i libri di Roald Dahl; eclettico scrittore per bambini il cui intento primario è sempre stato quello di dismettere i panni dell’adulto e accogliere il punto di vista dei suoi piccoli lettori. La polemica degli ultimi giorni che lo ha visto protagonista, ha innescato parecchi quesiti: rimaneggiare i testi di uno scrittore significa censurare l’artista, la sua immaginazione, o è solo un dettame provocato da un trend, ormai troppo di moda, che mira al marketing?

Roald Dahl, libri a processo: marketing, moda o politicamente corretto? Un’operazione che adombra la letteratura

Roald Dahl Libri
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La scure del revisionismo storico e letterario si è estesa anche sui libri di Roald Dahl: le polemiche degli ultimi giorni hanno destato non poche discussioni riguardanti la cultura della cancellazione. Nell’antica Roma, e nel diritto romano nello specifico, si chiamava damnatio memoriae ed era una pena  attuata contro i nemici del Senato romano. Si decretava fosse rimosso qualsiasi ricordo del condannato colpito: l’antenata dell’odierna cancel culture, insomma. Nell’Historia Augusta si legge:

«Che il ricordo dell’assassino e del gladiatore sia cancellato del tutto. Lasciate che la memoria dell’osceno gladiatore sia completamente cancellata. […] Ciò che ha fatto agli altri, sia fatto a lui stesso. Sia da salvare invece il ricordo di chi è senza colpa. Si ripristino gli onori degli innocenti, vi prego.»

(Historia AugustaCommodo, 19.1.)

Oggi l‘ideologia woke, che è la matrice ideologica della cancel culture, sta estendendosi esponenzialmente tendendo a condannare il passato sulla base di una sensibilità contemporanea; esattamente ciò che è accaduto ai libri di Roald Dahl. La casa editrice Puffin, in accordo con la Roald Dahl Story Company, ha deciso di riscrivere e modificare alcune porzioni dei libri di Dahl proprio per correggere termini o contenuti che potrebbero offendere la sensibilità moderna. Ma questa azione volta all’inclusione è solo il trend del momento o una vera e propria operazione di marketing? George Orwell, in 1984, profetizza una sorta di cultura della cancellazione; tutte le informazioni del passato sono eliminate e progressivamente la loro eliminazione e sostituzione è sostituita con nuove informazioni aggiornate.

.Il mercato editoriale è cambiato, e così le sue logiche, sicuramente: e adattarsi ai tempi è anche attestazione di evoluzione. Tuttavia, la cancel culture non è sinonimo di inclusività a prescindere. L’elenco delle modifiche ai testi di Roald Dahl è stato diffuso dal Telegraph che ne ha catalogate 59; Dahl, maestro dell’horror allegro, ha sempre utilizzato un linguaggio irriverente, fantasioso, e una buona dose di ironia proprio per aderire all’universo mentale infantile, suo scopo primario.

Revisioni e modifiche, dagli aggettivi agli stereotipi di genere: è necessario svilire un’opera?

Le revisioni riguardano termini come ”fat”(grasso), ancora, ”crazy”o ”mad”, (pazzo o matto) senza tralasciare tutti gli stereotipi di genere nella descrizione delle protagoniste femminili presenti nei libri di Roald Dahl. Il Post, in un articolo del 19 febbraio 2023, riporta un esempio di modifica del libro Le Streghe:

Che faccia la cassiera in un supermercato o la segretaria in un ufficio.

Sostituito con:

Che sia una grande scienziata o gestisca un’attività.

”Le modifiche ai romanzi per ragazzi di Roald Dahl”, Il Post

Le correzioni si abbattono anche su Matilde (1988) da cui è tratto l’omonimo film Matilda sei mitica (1996). La protagonista, adesso, legge Jane Austen e non più Rudyard Kipling come la versione originale. Suzanne Nossel, Ceo di Pen America, scrive su Twitter:

”Tra feroci battaglie contro i divieti sui libri e le restrizioni su ciò che può essere insegnato e letto, l’editing selettivo per rendere le opere letterarie conformi a particolari sensibilità potrebbe rappresentare una nuova pericolosa arma”.

Twitter,

E dello stesso parere è lo scrittore Salman Rushdie:

”Roald Dahl non era un angelo, ma questa è una censura assurda. Puffin Books e i gestori dei diritti di Dahl dovrebbero vergognarsi”.

Twitter,

Non è chiaro se la cancel culture sia una moda, un dettame del politicamente corretto che oggi sembra imperare ovunque, o una logica di mercato adottata per posizionare il prodotto seguendo le dinamiche del momento, fatto sta che è sempre più in espansione e rischia di divenire una soppressione del passato, oltre che svilire l’immaginazione e l’arte di chi, spesso e volentieri, neanche può controbattere perché non c’è più. La cancel culture ha intaccato anche i romanzi di Ian Fleming: neanche James Bond, l’agente 007 tanto amato, ne è uscito illeso. La Ian Fleming Publications Ltd in occasione del 70° anno di Casino Royale, primo libro della serie, ha deciso di revisionare l’opera eliminando termini di entità razzista, sessista o maschilista: politicamente scorretti, insomma.

Nel 1982, Dahl stava conversando a Great Missenden, nella sua casa, con l’artista Francis Bacon quando afferma:

“Ho avvertito i miei editori che se in seguito dovessero cambiare anche solo una virgola in uno dei miei libri, non vedranno mai più una mia parola. Mai! Mai!”

Aveva ribattuto Bacon:

”Non ci devono essere cambiamenti nell’opera originale di un artista quando è morto per qualsiasi motivo”.

E Dahl aggiunge:

“Spero solo in Dio che non accadrà mai a nessuno dei miei scritti mentre giaccio comodamente nella mia tomba vichinga”.

”Roald Dahl threatened publisher with ‘enormous crocodile’ if they changed his words”, ”The Observer”, 25 Feb 2023

La conversazione apparsa su The Observer, periodico britannico edito dallo stesso gruppo del The Guardian, è stata registrata da Barry Joule, col permesso di entrambi, che aveva accompagnato il suo amico Bacon a trascorrere un fine settimana con Dahl.

La pedagogia di Dahl esorta a non avere paura ma la letteratura non ha il compito di educare né lo pretende

I libri di Road Dahl si distinguono per lo stile divertente, irriverente, sarcastico e controcorrente. Dahl ha rinnovato la narrativa per ragazzi mettendo al centro il mondo infantile in quanto, secondo lo scrittore, solo i giovani lettori possiedono la purezza di carpire la realtà senza le sovrastrutture degli adulti, interiorizzando l’essenza delle cose in totale fantasia e libertà. Ma la pedagogia di Roald Dahl, se si vuole dare una definizione, è una vera e propria anti-pedagogia; non ha la presunzione di voler insegnare qualcosa; auspica che il piccolo lettore che si accosta alle sue storie si diverta, scoprendo il gusto della lettura.

“Non ho niente da insegnare. Voglio soltanto divertire. Ma divertendosi con le mie storie i bambini imparano la cosa più importante: il gusto della lettura”.

Roald Dahl

Ridurre Roald Dahl a semplice scrittore per bambini è limitante per la sua arte. Dahl ha creato mescolanze grottesche, creative e fantastiche; ha intrecciato il paradossale con il reale ma, soprattutto, ha cercato di inculcare ai bambini l’amore per i libri vestendo i panni dei suoi stessi lettori, senza piegarsi a logiche editoriali e facendo sua la visione infantile contrapponendola a un mondo adulto, spesso, distante. Con la censura ai suoi testi, oggi, si vuol donare alla letteratura un compito che non ha mai preteso di assurgere: educare.

Un bambino può mettere in pratica, totalmente, il modello comportamentale che apprende da un libro? Quando è stato pubblicato Matilde (1988) il libro ha ricevuto copiose critiche: fra le accuse maggiori quella di proporre ai bambini dei modelli comportamentali diseducativi, come l’odio verso l’universo adulto o gli stessi genitori.

”Matilde non rispose. Rimase in silenzio, ribollendo di rabbia. Sapeva che odiare i propri genitori non era una bella cosa, ma non riusciva ad impedirselo. I libri le avevano mostrato la vita sotto una luce che loro ignoravano. Se soltanto avessero letto un romanzo di Dickens, o di Kipling, avrebbero scoperto che imbrogliare la gente e guardare la televisione non è tutto.”

Roald Dahl, ”Matilde” (1988)

Ma lo scopo dello scrittore era proprio questo, essere impietoso e anche crudele nei confronti del mondo degli adulti: come lo sarebbe un bambino, in alcuni casi, d’altronde.

Il grottesco, un mezzo stilistico per entrare in sintonia con i piccoli lettori

Una delle fonti di ispirazione di Roald Dahl era Charles Dickens, cui le opere pullulano di orfani che riescono nella loro impresa; allo stesso modo Roald Dahl, nei suoi libri, tratta il dolore e l’ingiustizia: i suoi protagonisti affrontano la sofferenza, la trasformano e ne fanno un punto di forza, superandola. Dahl vuole trasmettere ai suoi lettori il coraggio di intraprendere i propri percorsi, essendo fieri della propria naturale diversità: il grottesco, lo stravagante, il bislacco sono solo dei mezzi stilistici che utilizza come strumento emozionale per entrare in sintonia con i suoi piccoli lettori.

Spogliandosi del suo ruolo di adulto, e assumendo uno stile strampalato, non solo aderisce alla visione infantile dell’universo ma riesce anche a trattare temi più seri, spesso ritenuti non opportuni da presentare al mondo dell’infanzia. Gianni Rodari, maestro e pedagogista italiano, sposava la stessa filosofia: secondo Rodari non era corretto rivolgersi al bambino come se questi non potesse capire gli argomenti del mondo adulto. Così, con la stessa pratica del ludendo docere, scrive di argomenti come la sofferenza, la guerra, la tristezza; in C’era due volte il barone Lamberto affronta anche il tema della morte.

Dahl è stato un fanciullo nello spirito: ed era questa sua adesione totale all’infanzia che ha sempre tentato di salvaguardare, pur attirando su di sé critiche e accuse: non era del parere degli adulti che si interessava, ma dei suoi piccoli lettori: e un libro per bambini deve, necessariamente, parlare di loro ma, soprattutto, come loro.

I libri di Roald Dahl: continuare a leggerli è un antidoto contro i luoghi comuni e il conformismo

Leggere Dahl significa imbattersi in invenzioni linguistiche ed espressive, affinando il lessico attraverso la creatività, ma soprattutto equivale a sollecitare il pensiero critico. In Dahl la morale diventa satira che si scaglia contro un sistema ipocrita e oppressivo che appartiene agli adulti. Roald Dahl è l’antidoto ai luoghi comuni e al conformismo; ha scarnificato le convenzioni, insegnando a ribellarsi alle ingiustizie, anche se queste derivano dal mondo adulto; ma soprattutto, attraverso i suoi testi, ha fornito ai suoi lettori gli strumenti per riconoscere e smascherare i veri ”cattivi” in cui ci si imbatte nella vita. Non è detto che il ”perbenismo a tutti i costi” sia sempre il sentiero più giusto da imboccare.

In una società in cui l’omologazione è sempre più esaltata, e seguire a tutti i costi la moda del momento sembra esser l’unico percorso perseguibile per essere accettati e riconosciuti dall’opinione pubblica, i libri di Road Dahl insegnano a sbarazzarsi di opinioni asettiche, convenzionali e che inducono assuefazione; Dahl, nella sua umiltà di non voler insegnare nulla a nessuno, istruisce su un valore fondamentale: la libertà di pensiero e di espressione che non si piega alle mode o alle logiche di profitto. Non si può rispettare alcuna forma di diversità, né si può parlare di sensibilità, se non si ha riguardo in primis verso l’unicità di un’opera o di un autore: sono ineguagliabilità e singolarità che determinano l’autenticità di ogni essere umano.

Stella Grillo

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