Robert Redford, tra gli attori statunitensi di maggiore spicco spentosi a settembre dello scorso anno, ancora oggi viene considerato non solo di gran talento, capace di interpretare ogni ruolo in modo unico, ma anche un sex symbol amato da intere generazioni che si sono riviste nelle storie raccontate dai suoi film.
Robert Redford, da ragazzino della porta accanto a “Golden Boy” del cinema americano
Nato e cresciuto a Santa Monica da una famiglia di origini irlandesi e scozzesi, da sempre si è mostrato timido, introverso e riservato, con una spiccata sensibilità che riversava anche nell’amore verso la natura e la semplicità. Legatissimo alla famiglia, e in particolar modo alla madre che perse quando era molto giovane, ha avuto un’infanzia piuttosto serena, in cui ha frequentato ottime scuole, tra cui la Van Nuys High School insieme a Natalie Wood, divenuta nel tempo una delle sue più care amiche.
Nel corso del tempo si avvicina all’arte, da lui molto amata e, proprio durante un’escursione al Parco Nazionale di Yosemite, capisce che la sua strada è la pittura, in particolar modo quella naturalistica. Dopo una breve parentesi in giro per l’Europa, soprattutto tra Italia e Francia, in cui tenta la carriera di pittore, torna negli Stati Uniti e si iscrive al Pratt Institute of Arts per studiare arti sceniche.
Subito dopo si trasferisce a New York, in cui prende il diploma all’Accademia Americana di Arte Drammatica e tenta la carriera di attore. In questo frangente conosce Lola Van Wagenen, con cui ha quattro figli, di cui uno purtroppo morto in tenera età. Il suo debutto avviene alla fine degli anni Cinquanta, tramite uno spettacolo a Broadway dal titolo “Tall Story”, ma i primi veri grandi ruoli arrivano qualche anno dopo, agli inizi del Sessanta, con “A piedi Nudi nel Parco” e “Sunday in New York”, che lo consacrano definitivamente ad attore di fama internazionale acclamato dal pubblico, il quale perde la testa sia per la sua bravura, sia per la sua bellezza e i colori chiari che lo rendono quasi etereo e dai quali deriva il suo soprannome, Golden Boy.
Il Premio Oscar e la fondazione del Sundance Film Festival
Nel corso della sua carriera Robert Redford ha interpretato numerosi ruoli in pellicole di alta qualità e fama mondiale che lo hanno consacrato a divo indiscusso a livello planetario, con intere generazioni totalmente ammaliate dalla sua bellezza e dal suo indiscusso talento. Con una carriera eccellente alle spalle, tra le interpretazioni più iconiche della sua attività ve ne sono alcune indimenticabili tra cui quella nel film “La Stangata”, diretto da George Roy Hill, in cui prende i panni di un ragazzo bravissimo nell’arte delle truffe.
O ancora in “Tutti gli Uomini del Presidente”, in cui interpreta il personaggio di Bob Woodward, un giornalista che si occupò del caso Watergate svelandone i misteri nascosti. Altri film iconici che hanno ampliato la sua fama, svelando il grande carisma e talento da lui posseduti, sono “A Piedi Nudi nel Parco”, insieme a Jane Fonda, in cui riveste il ruolo di avvocato, “La Mia Africa”, “Il Grande Gatsby” e “Gente Comune” (“Ordinary People”) con cui vinse l’Oscar, nel 1981, come miglior regista.
Il film è un dramma psicologico che tratta il tema della dissoluzione e crisi familiare causata dall’immenso dolore per la perdita di un figlio per colpa di un incidente nautico. La pellicola scende a fondo nelle pieghe della drammaticità derivante dal lutto, dal senso di colpa e dalla quasi inevitabile incomunicabilità che spesso si crea tra i genitori che si trovano costretti ad affrontare un tale strazio. Particolare riguardo, però, viene dato anche al possibile percorso di guarigione, o quantomeno di recupero parziale della propria serenità, grazie all’aiuto dei terapeuti. Nel 2002 Robert Redford vince il suo secondo Oscar, questa volta per l’onorata e brillante carriera che ha avuto e il grande contributo che è riuscito a dare al cinema, grazie al suo immenso talento e duro lavoro nel settore.
La sua vita professionale, però, non si ferma soltanto a protagonista di eccezionali film, poiché nel 1981 fonda il Sundance Institute, nato per sostenere tutti i registi indipendenti e dare un importante contributo al mondo dello spettacolo. Poco tempo dopo nasce anche il Sundance Film Festival, che prende il nome dal personaggio da lui interpretato nel film “Butch Cassidy” e ponendo l’attenzione, quindi, sul cinema alternativo, creando un luogo nuovo per tutti coloro che avessero voluto intraprendere la carriera di registi o attori al di fuori del meccanismo hollywoodiano, ormai saturo e marcio.
Robert Redford, l’antidivo per eccellenza
Nonostante il suo successo planetario, ha sempre mantenuto un profilo basso evitando qualsiasi tipo di gossip e restando prevalentemente nell’ombra, tranne che per eventi strettamente necessari e legati al suo lavoro, preferendo, in tal senso, mantenere estremamente privata la sua vita al di fuori del suo lavoro.Inoltre, ha sempre cercato di interpretare ruoli di un certo spessore, accostando alla sua professione anche il forte impegno civile, che lo ha sempre contraddistinto, e la necessità di dare un contributo vero e rivoluzionario all’industria del cinema, creando, appunto, spazi indipendenti per tutti coloro che ne avessero avuto bisogno.
Uomo dal grande fascino, carismatico, di talento e dal forte senso morale, Robert Redford ha incarnato il ruolo di divo fuori dal tempo e dalle masse, donandosi al grande pubblico in modo vero ma anche integro, senza inebriarsi del suo successo ma, piuttosto, usandolo come strumento di comunicazione e provando a cambiare, anche grazie ad esso, ciò che di sbagliato vi è nel mondo del cinema.Da sempre amato da milioni di giovani e intere generazioni attraverso ruoli iconici, la sua figura sarà sempre indimenticabile e ci accompagnerà nel tempo, grazie ai suoi intramontabili ruoli in film che hanno cambiato per sempre la storia del cinema
Articolo di Ambra Gabriella Samonà





