Henri Matisse in una celebre frase parlava della difficoltà di un pittore di dipingere le rose. Una difficoltà di dipingere superata con la costante ricerca sul colore e sulla linea fin quasi a raggiungere l’astrattismo come dimostrano i collage degli ultimi anni in cui era costretto sulla sedia a rotelle.

Henri Matisse, il pittore e le rose

HenrI Matisse e la difficoltà di dipingere rose, fonte frammentidirivista.it
La Danza II Matisse, fonte frammentidirivista.it

Non c’è niente di più difficile per un pittore veramente creativo del dipingere una rosa, perché prima di tutto deve dimenticare tutte le altre rose che sono state dipinte.” Questa, come riportato da Il mestiere di scrivere, è una celebra frase del grande pittore Henri Matisse. Con queste parole il celebre esponente dei Fauves sottolinea quella riflessione sul processo creativo che lo aveva accompagnato per tutta la vita in uno studio pittorico che ha la sua forza nel colore.

Quel forte e violento uso del colore distribuito con forza su tela come risultato di un confronto tra colori primari e secondari che si muove tra accordi e contrasti trascurando qualsiasi linea di contorno. “Io non dipingo cose, ma soltanto i rapporti che le collegano”, diceva Matisse parlando della sua pittura. Uno stile che deve molto all’incontro, quando era giovanissimo, con John Peter Russell che lo introdusse all’uso del colore, all’impressionismo e alla pittura di Vincent Van Gogh.

La nascita dei Fauves

Poi il lavoro con André Derain che ne accentuò l’enfatizzazione del colore. Nel 1905, infine, presentò i suoi quadri “Finestra aperta” e “Donna col cappello” al Salon d’Automne. Le sue opere furono messe dal vicedirettore del Salon George Desvallières in una sala con altri quadri in cui l’uso del colore era forte. In quell’occasione Matisse e tutti gli autori esposti nella sala insieme a lui furono definiti per la prima volta dal critico d’arte Louis Vauxcelles, che esclamò “Ecco Donatello fra le belve”, per l’appunto Fauves, belve. Un termine riferito all’uso aggressivo del colore che fu il marchio costante dello sperimentalismo di Matisse. Uno studio che si avvalse del confronto con un altro grande maestro dell’epoca come Pablo Picasso. I due si conobbero grazie a Gertrude Stein che sovvenzionò i due artisti tra i quali ci fu, nonostante le forti discussioni e la competizione, stima reciproca.

L’arte di dipingere con le forbici

Le sperimentazioni di Matisse durarono fino alla prima guerra mondiale. In seguito alla fine del conflitto e al suo trasferimento a Nizza preferì ritornare ad uno stile più formale dopo aver realizzato capolavori senza tempo come “Gioia di vivere” e la “Danza n 2“. Poi nel 1930 la ripresa della sperimentazione che su segnata da due eventi drammatici. Il primo è la separazione dalla moglie del 1939 e il secondo è una grave forma di cancro intestinale che colpì Henri Matisse nel 1941. Il celebre pittore si operò e sopravvisse ma rimase per il resto della sua vita su una sedia a rotelle. Mattisse quindi sperimentò la difficoltà dipingere anche fisicamente ma non si arrese. Erano gli anni in cui adottò quelle stile che lui chiamò “dipingere con le forbici”.

Esso consisteva nel ritagliare realizzare opere con forme e disegni di diversi mediante la tecnica del collage. Qualcosa che Matisse faceva già da prima quando effettuava uno studio per la realizzazione dei suoi quadri e che ora, non potendo più dipingere, era diventata una forma d’arte essenziale per esercitare la sua potenza creativa. Un modus operandi con cui arrivò quasi a toccare l’astrattismo. Un esempio di quest’arte dell’ultimo periodo di vita, in cui era aiutato nelle sue opere da una squadra di assistenti, è senza dubbio la serie dei “Nudi blu” in cui viene raffigurato in maniera astratta una silhouette di donna di colore blu realizzata con composizioni ritagliate e poi incollate su un cartoncino.

Stefano Delle Cave

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