Cinema

“Rocky”, come una cenerentola riuscì a vincere gli Oscar

Benvenuti nell’universo cinematografico di Movie Award. Nello scorso numero siamo stati a Cannes per parlavi di un film dimenticato che si aggiudicò la Palma d’oro come “La legge del Signore” di William Wyler. Oggi riprendiamo il nostro aereo per andare oltre oceano e parlarvi di un film che ha trionfato agli Oscar. Questo nonostante la presenza quell’anno di capolavori assoluti come “Taxi driver” e “Quinto Potere”. Stiamo parlando del film sul pugile cinematografico più famoso di sempre, di “Rocky”.

Rocky ovvero il rischio un film a basso budget


Rocky” venne girato nel 1976 in 28 giorni con un solo milione di dollari di budget. Questo comportò alcuni cambiamenti come la scena del primo appuntamento tra Rocky e Adriana sulla pista di pattinaggio sul ghiaccio che fu girata, per contenere i costi, senza comparse. La produzione inoltre si prese diversi rischi come quello di girare la famosa corsa di allenamento per strada senza permessi, completamente di nascosto e con le facce sorprese dei passanti. Inoltre stava per essere tagliato il famoso dialogo prima dell’incontro finale che Sylvester Stallone convinse a girare facendo un solo tentativo. A causa di questi problemi imposti dalle ristrettezze economiche il film risulta pieno di difetti tipici di film a budget ridotto. A esempio nelle scene in cui il protagonista si allena in palestra appare evidente come le comparse che fanno da pugili non si colpiscano davvero.

una delle scene più famose di Rocky

Un oscar al sogno americano


Nonostante queste problematiche evidenziate ed una trama che oggi ancor di più appare fragile, “Rocky” riuscì a trionfare agli Oscar del 1977 portandosi a casa, tra l’altro, la statuetta per miglior film e miglior regia. Come il protagonista del celebre film tiene testa al campione del mondo dei pesi massimi, così questo piccolo film è riuscito a competere a vincere contro cult come “Taxi Driver” di Martin Scorsese. Molto probabilmente ad avere la meglio è stato proprio il messaggio principale del film. Quello del grande sogno americano dove, aldilà della propria provenienza sociale, chiunque con la propria determinazione e la propria forza di volontà può avere successo. Un ideale incarnato perfettamente dall’ambizione cocciuta di un uomo da marciapiede.

Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.
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