“Roma città aperta” è il più grande capolavoro di Roberto Rossellini. Simbolo del neorealismo italiano, insieme ai successivi “Paisà” e “Germania anno zero” costituisce la famosa trilogia della guerra antifascista di Rossellini. Questo lungometraggio ha conquistato inoltre il Grand Prix al Festival di Cannes del 1946 ed è stato inserito nella lista dei 100 film italiani da salvare.

Roma città aperta, dal documentario al film

Era passato un’anno da “Ossessione” di Luchino Visconti che segnò di fatto la nascita del neorealismo italiano. I tedeschi se ne erano andati da poco via da Roma ed era ancora vivo il ricordo della terribile occupazione nazista e del sacrificio della resistenza partigiana. Eppure Roberto Rossellini decide di lavorare ad una sceneggiatura che ricordasse quei drammatici eventi. Doveva essere inizialmente un documentario ispirato alla figura di un sacerdote realmente ucciso dai nazisti. Grazie però al grande apporto di un giovane Federico Fellini vengono aggiunte altre storie di personaggi reali che trasformano l’iniziale idea documentaristica di Rossellini nel capolavoro che conosciamo oggi.

Una drammatica sequenza di Roma città aperta

Il neorealismo di Roberto Rossellini

Rossellini inizia a girare questo film nel gennaio 1945 in un periodo fatto di condizioni precarie in cui scarseggiava persino la pellicola. Questo non fermò il film ma lo innovò totalmente. A causa della penuria di mezzi Rossellini infatti non potè servirsi delle pesanti macchine da presa dei film derll’epoca ma usò quelle più leggere dei cinegiornali. Questo diede la possibilità di adottare uno stile di ripresa più fresco e fluido che ha conferito al film quasi un tratto documentaristico, segnato anche dalla svolta di entrare nella periferia di Roma.

La celebre sequenza degli arresti e della morte di Pina

Alcune curiosità sul film


Il titolo del film è ispirato dalla dichiarazione di città aperta conferito a Roma dalle autorità fasciste all’indomani dell’occupazione tedesca. Il personaggio di Pina, reso immortale dalla grande Anna Magnani con la memorabile sequenza della morte in via Monteccuccoli è ispirato ad una persona vera. Si tratta di Teresa Gullace che fu uccisa durante una manifestazione per chiedere la liberazione del marito e di altri cittadini romani, arrestati dai nazisti per essere portati nei campi di lavoro in Germania. Anche don Pietro, il prete antifascista interpretato da Aldo Fabrizi, è ispirato a due sacerdoti realmente assassinati dai nazisti. Si tratta di Don Pietro Pappagallo e Don Giuseppe Morosini.