Rumore di acque, lo spettacolo di Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, in scena ieri sera a Ravenna Festival. In uscita la ristampa, insieme all’opera Salmagundi del 2004

Ci sono certi punti il cui il mare sa di carne morta“. Lo dice lui, il generale incaricato di rendicontare i cadaveri dei migranti che giacciono in fondo al mare che circonda l’isola, quelli che sono partiti per raggiungere l‘Europa ma non ce l’hanno fatta. Interpretato da Alessandro Renda, l’inquietante ufficiale elabora e commenta le statistiche con voce gracchiante e piglio polemico.

RUMORE DI ACQUE - rAVENNA FESTIVAL - A SINISTRA: I FRATELLI ENZO E LORENZO MANCUSO, AL CENTRO ALESSANDRO RENDA (c) ZANI E CASADIO
RUMORE DI ACQUE – RAVENNA FESTIVAL – A SINISTRA: I FRATELLI ENZO E LORENZO MANCUSO, A DESTRA ALESSANDRO RENDA (c) ZANI E CASADIO


Rumore di acque, opera del regista Marco Martinelli, scritta e andata in scena nel 2010, ritorna sul palco, dieci anni dopo, quello della trentunesima edizione di Ravenna Festival, con il suo carico di opera visionaria e profetica al tempo stesso.

“Abbiamo voluto riproporre questo spettacolo che ha saputo anticipare i tempi sul dramma dell’immigrazione” dice in apertura della serata Franco Masotti, direttore artistico del festival, sul palco insieme a Marco Martinelli e al professore Gerardo Guccini, che ha curato la ristampa dell’opera drammaturgica, edita da Editoria&Spettacolo di Spoleto, insieme ad un’altra opera di Martinelli, del 2004, Salmagundi, anche questa dal sapore profetico, sul tema pandemia”.

RUMORE DI ACQUE - RAVENNA FESTIVAL, DA SINISTRA FRANCO MASOTTI, GERARDO GUCCINI E MARCO MARTINELLI (C) ZANI A CASADIO
RUMORE DI ACQUE – RAVENNA FESTIVAL, DA SINISTRA FRANCO MASOTTI, GERARDO GUCCINI E MARCO MARTINELLI (C) ZANI E CASADIO

E prosegue: “Quando, nel 2008, Marco Martinelli, Ermanna Montanari e Alessandro Renda sono andati a Mazara del Vallo per conto di Ravenna Festival, in occasione delle “Vie dell’Amicizia”, hanno scoperto una realtà di straordinaria convivenza e integrazione tra siciliani e tunisini, sono emerse suggestioni musicali che si ritrovano nello spettacolo con le musiche dei fratelli Mancuso, in cui si fondono dialetto siculo e sonorità arabe, ma anche testimonianze drammatiche, simili a quelle che sentiamo oggi”. E subito dopo è Martinelli stesso a raccontare di quanto fosse forte nei sopravvissuti il bisogno di ricordare chi invece era annegato.

RUMORE DI ACQUE - RAVENNA FESTIVAL (C) ZANI E CASADIO
RUMORE DI ACQUE – RAVENNA FESTIVAL (C) ZANI E CASADIO

Il dramma non risolto degli sbarchi e l’assuefazione ai dati statistici sui morti in mare

“Non è che nel 2008 la situazione fosse molto diversa da oggi – spiega – ai giornali importava poco. Solo Avvenire, mi sembra, riportava quello che stava accadendo nel Mediterraneo, un mare che si stava trasformando in un cimitero silenzioso”. L’altra opera che si è deciso di ristampare, la sardonica Salmagundi, racconta invece della pandemia, sebbene letta in chiave distopica e satirica. Attuale anche questa, se si pensa alla pandemia del Covid, ai numeri che ci sono stati comunicati e segnalati per mesi, a scopo informativo.

Perché inevitabilmente il numero è diventato anche l’apoteosi di un mondo della comunicazione dove le parole, ridotte a dati, numeri, percentuali, anestetizzano invece di sensibilizzare. Ed è proprio in contesti così aridi e “sterilizzati” da ogni forma di empatia, sembra volerci dire la favola grottesca di Martinelli, che il rischio di una pandemia di stupidità può prendere il sopravvento.

RUMORE DI ACQUE, LA COVER DI DRAMMI AL PRESENTE - SALMAGUNDI - RUMORE DI ACQUE (C) RAVENNA FESTIVAL
RUMORE DI ACQUE, LA COVER DI DRAMMI AL PRESENTE – SALMAGUNDI – RUMORE DI ACQUE (C) RAVENNA FESTIVAL

Il perché di Rumore di acque, dare voce a chi non ce l’ha

L’opera Rumore di acque nasce con l’ intento di dare voce a chi non l’ha avuta. I morti di quest’isola chiedono di essere ricordati. Anche per il cinico generale che governa l’isola vulcanica nel mare Mediterraneo, tormentato dagli spiriti dei morti che stanno in fondo al mare, diventa difficile tener conto di criteri statistici e passare oltre. Solo, uniforme scura e stivaloni, assediato da cifre cubitali che campeggiano sullo schermo alle sue spalle e che corrispondono ciascuna a un corpo di migrante, il generale riesce, a dispetto del suo steso sarcasmo, a individuare qualcuno di questi sciagurati in una scarna e feroce rassegna: Jean Baptiste, Jasmine, Obedience e altri ancora.

Gerardo Guccini: “Anche il teatro, come il popolo curdo, bandiera senza paese”

Prima ingannati dagli scafisti, poi finiti nelle mani degli ufficiali in Libia, spesso torturati e stuprati per consegnare il denaro del viaggio, quelli riusciti sopravvivere erano riusciti ad arrivare quasi a destinazione, poi però sono morti per le per condizioni climatiche avverse. Un dramma ininterrotto, che si aggiorna di giorno in giorno, tuttora.
La ristampa delle due opere, si intitola, non a caso Drammi al presente. A sottolineare come il teatro, spesso possa intuire con largo anticipo ciò che sarà della società umana, civile e politica negli anni a venire. Che, per la sua capacità di essere trasversale a confini geografici, temporali e linguistici è una sorta di bandiera senza paese, parafrasando l’intervento di Guccini ieri sera.

RUMORE DI ACQUE - RAVENNA FESTIVAL (C) ZANI E CASADIO
RUMORE DI ACQUE – RAVENNA FESTIVAL (C) ZANI E CASADIO

Nel volume tanti contributi: dai fratelli Mancuso a Luca Doninelli

Con questa definizione è stato infatti ricordato il popolo curdo a cui è dedicata la trentunesima edizione del Ravenna Festival, insieme a quello siriano e ai suoi eroi deceduti a causa della guerra. Il professore di storia del teatro del Dams ha voluto includervi anche questa arte, soprattutto nella sua valenza di guardiana e testimone della storia.


Il volume contiene scritti di Luca Doninelli, Gerardo Guccini, Elisabetta Gulli Grigioni, Gianni Manzella, Enzo e Lorenzo Mancuso, Massimo Marino, Marco Martinelli, Ermanna Montanari, Maria Dolores Pesce, Walter Porcedda, Francesca Venturi.

Rumore di acque andrà in scena anche il 4 agosto nel Giardino della Triennale di Milano –nell’ambito del progetto itinerante ideato da Giacomo Poretti, Luca Doninelli e Gabriele Allevi Moto Teatro Oscar, dove ogni spettacolo viene rappresentato su un Apecar.

Info e biglietti su Ravenna Festival: www.ravennafestival.org e tickets@ravennafestival.org

Anna Cavallo

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