Sant’Agostino da Canterbury: oggi ricorre l’anniversario della morte. Dietro al suo nome si cela l’impresa della seconda cristianizzazione d’Inghilterra, prima di questo un uomo che ha dovuto affrontare le proprie insicurezze: ad accompagnarlo un libro, o meglio, un tesoro.
E’ il 596 quando il Papa dell’epoca, Gregorio Magno, pone a capo di 40 monaci il priore Agostino incaricandolo di partire alla volta dell’Inghilterra per evangelizzarla. Le certezze di Agostino vacillano di fronte all’ascolto di alcuni racconti lungo il viaggio riguardanti i sassoni: un popolo ritratto come brutale e sanguinario. Giunto in Provenza le incertezze lo dissuadono a tornare indietro. Solo successivamente, rincuorato dalle parole del Papa riuscirà a tentare nuovamente l’arduo viaggio.
L’incontro con il re del Kent

Nel 597 Agostino incontra finalmente il re pagano del Kent sull’Isola di Thanet. In seguito si sposterà a Canterbury dove riceverà le chiavi della Chiesa di San Martino e la libertà di predicazione. Di lui si alternano racconti grandiosi e altri che ne sottolineano l’umiltà. Si narra che il solo giorno di Natale convinse ben 100.000 sudditi a battezzarsi. In altri racconti appare come un uomo semplice che per spostarsi durante le proprie missioni cammina scalzo e senza alcun rifornimento di cibo con sé. Questo imprese non lo videro mai solo: a seguirlo un manoscritto sacro contenente i vangeli.
L’Evangeliarium di Agostino di Canterbury: un manoscritto dal valore inestimabile
Il manoscritto viaggiò da Roma a Canterbury. Nel campo dell’iconografia cristiana rappresenta un unicum poiché contiene delle miniature romane occidentali tra le più antiche conservate e a noi pervenute. Nel corso del Medioevo venne custodito nell’Abbazia di Sant’Agostino ricevendo un tratta pari a quello di una reliquia. Dopo essere passato nelle mani dell’arcivescovo anglicano Matthew Parker, giungerà a Cambridge nel Corpus Christi College. Qui sorgerà un’intera biblioteca dedicata all’opera che tutt’ora è lì conservata.
Silvia Morgagni
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