Il Giappone ha avanzato un nuovo piano d’azione con il fine di garantire il recupero delle risorse riciclate. L’investimento totale di 1 trilione di yen (circa 5,34 miliardi di euro) destinati sia al settore pubblico che a quello privato ha l’obiettivo di promuovere il riutilizzo di plastiche e metalli entro il 2030. L’economia circolare, quindi, diventa una vera e propria strategia di sicurezza nazionale. Ma perché?
Nuovo piano di economia circolare per il Giappone, obiettivi fissati per il 2030
Attualmente il Giappone è consapevole di non avere una fornitura interna di minerali critici e risorse metalliche stabile e che, conseguentemente, dipende proprio dalle importazioni. A questo si sommano le restrizione e l’inasprimento delle esportazioni di terre rare della Cina verso il Giappone. È apparso necessario, quindi, valutare e mettere in atto un piano d’azione volto a contrastare questa carenza. Minoru Kihara, il Capo di Gabinetto, ha dichiarato: «È importante promuovere gli investimenti pubblico-privati, accelerare la transizione verso l’economia circolare e collegare l’iniziativa alla strategia di crescita dell’amministrazione Takaichi, volta a realizzare un’economia forte».
Affinché sia possibile promuovere gli investimenti di cui sopra, il governo ha intenzione di assicurare non solo un budget sufficiente, ma anche valutare un sistema di prestiti per le imprese. Da questo nuovo piano d’azione avanzato durante la riunione ministeriale, il Giappone prevede di ricavare circa il 30% delle materie prime proprio da risorse riciclate per la produzione di magneti permanenti (componenti essenziali per la tecnologia green). Questi ultimi si mostrano importantissimi, poiché utilizzati nelle componenti dei motori dei veicoli elettrici e nei dispositivi medici. Riuscire a ricavare tale percentuale entro il 2030 attraverso un programma di economia circolare è estremamente conveniente, specie per far fronte alla domanda sempre più crescente.
Stefania Cirillo




