Musica

Sinéad O’Connor, una fama “discussa”

Sinéad O’Connor è una delle voci più eteree, limpide e al contempo potenti del nostro secolo. Una voce che sa essere un sussurro dolce ed evocativo per trasformarsi poi in un veemente grido di libertà. Una capacità di far sognare il pubblico tramite la forza delle sue parole incredibile. Sinéad è indubbiamente un personaggio controverso; emblema di sfrontatezza senza retorica e libertà di espressione. E’ difatti famosa per le tante proteste che ha portato sul palco, durante le sue esibizioni. Una donna protagonista del rock tra il finire degli anni ‘80 e il nostro secolo che ha meravigliosamente segnato la storia di questo genere musicale. 

Determinata ad inseguire le sue idee e a non rinunciare ad annunciarle al mondo intero nel modo più plateale possibile, ha senza dubbio fatto tanto parlare di sé andando avanti per la sua strada senza mai cedere. Tuttavia, questa sua forte personalità ha comportato non poche critiche, polemiche, accuse nei suoi confronti anche da parte di artisti emergenti e influenti della sua epoca, come Frank Sinatra. A causa di tutto ciò Sinéad ha dovuto lottare contro problemi di depressione, contro l’agorafobia e contro il temibile disturbo bipolare, che le è stato purtroppo diagnosticato nel 2011 e contro il quale l’artista dovrà combattere per sempre. 

Le proteste

Con l’arrivo del successo e della fama, Sinéad non perde tempo a far capire come la pensa e a schierarsi a favore della libertà di opinione, dell’emancipazione e della lotta per i propri ideali. La sua volontà di vivere senza convenzioni e tabù si può evincere in queste righe:”In Irlanda non ti è consentito parlare di sesso. Le mamme degli ultimi quattro fidanzati che ho avuto si sono rifiutate di incontrarmi perché ho scritto articoli sul sesso. Ora ho una regola: non esco mai con uno a cui non sia morta la mamma.”

Le proteste con le quali farà parlare di sé sono molteplici e vanno dal rifiuto di cantare l’inno nazionale americano al presentarsi sul palco completamente rasata a zero. Ma la protesta che rimase impressa nella storia è inevitabilmente quella con la quale Sinéad volle criticare e scagliarsi contro l’istituzione della chiesa: era il 1992 ed era scoppiato uno scandalo legato non solo alla Chiesa di Roma, ma anche ad alcuni esponenti cattolici degli Stati Uniti. Lo scandalo riguardava atteggiamenti di pedofilia da parte di alcuni membri. 

Sinéad O'Connor- Photo Credits: si24.it
Sinéad O’Connor- Photo Credits: si24.it

La denuncia contro le ipocrisie della chiesa

Sebbene Sinéad fosse credente, ella accusò duramente non solo l’istituzione, ma anche Papa Giovanni Paolo II, secondo lei coinvolto nello scandalo. Durante una esibizione per un programma televisivo, cantando la canzone War di Bob Marley, cambiò le parole del testo per condannare e denunciare il riprovevole fatto. Inoltre, successivamente, mostrò una foto del Papa alle telecamere e la strappò gridando “Combatti il vero nemico”. Da quel momento la sua carriera subisce un duro colpo e inizia così una fase di declino, che la porterà poi verso la depressione.

Ciò che non risultò chiaro all’epoca fu che la critica di Sinéad non era rivolta alla fede religiosa, essendo lei stessa molto credente. A dimostranza di ciò è esplicativo il suo gesto di farsi ordinare prete da un ordine cattolico indipendente (l’istituzione cattolica impedisce alle donne di diventare sacerdotesse). Con questo gesto, oltre a rivendicare l’emancipazione femminile, comunica al mondo la sua fede. Appare chiaro dunque come lei condannasse esclusivamente l’istituzione clericale e le palesi ipocrisie legate a quell’ambiente. 

Sinéad O’Connor, una voce per la libertà

Sovviene alla mente il ricordo di una nota frase del grande Pier Paolo Pasolini, che ben corrisponde, casualmente, al profilo di una personalità così forte e combattiva:”La mia è una visione apocalittica. Ma se accanto ad essa e all’angoscia che la produce, non vi fosse in me anche un elemento di ottimismo, il pensiero cioè che esiste la possibilità di lottare contro tutto questo, semplicemente non sarei qui, tra voi, a parlare.”

Nel 2018 Sinéad O’Connor si converte all’Islam. sostenendo che questo percorso sia “la naturale conclusione del viaggio di qualsiasi teologo intelligente” e proclamando di aver finalmente trovato la pace: “Tutti gli studi sulle Scritture portano all’Islam. Il che rende ridondanti tutte le altre scritture”. Dopo la conversione, ha cambiato il suo nome in Shuhada Sadaqat. Sebbene sia ancora oggi al centro di numerose polemiche in seguito alla sua scelta di convertirsi alla fede islamica, Sinéad O’Connor ci insegna ancora una volta l’importanza di imparare a conoscere prima di sentenziare giudizi affrettati, di imparare a non avere tabù né restrizioni: ci insegna ad essere liberi. Rimane una delle personalità più amate e rispettate dei nostri tempi, grazie ad una voce così unica e speciale in grado di regalare intense emozioni con ogni nota e ogni parola.

La discografia

Ricordiamo di seguito la discografia della eccezionale cantante.

1987 – The Lion and the Cobra

1990 – I Do Not Want What I Haven’t Got

1992 – Am I Not Your Girl?

1994 – Universal Mother

2000 – Faith and Courage

2002 – Sean-Nós Nua

2005 – Throw Down Your Arms

2007 – Theology

2012 – How About I Be Me (And You Be You)?

2014 – I’m Not Bossy, I’m the Boss

Giulia Scialò

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