Dopo la sparatoria avvenuta nei pressi della Casa Bianca, costata la vita alla specialista della Guardia Nazionale Sarah Beckstrom, 20 anni, e il ferimento grave del sergente maggiore Andrew Wolfe, l’amministrazione Trump ha annunciato una stretta immediata sulla politica migratoria: stop a tutte le decisioni sull’asilo e sospensione dei visti per chi viaggia con passaporto afghano.

Il principale sospettato è Rahmanullah Lakanwal, 29 anni, cittadino afghano arrivato negli Stati Uniti nel 2021 tramite Operation Allies Welcome, il programma di reinsediamento attivato dopo la caduta di Kabul. Lakanwal, che avrebbe collaborato con la CIA nelle unità speciali Zero in Afghanistan, aveva ottenuto l’asilo quest’anno.

Com’è andata la sparatoria alla Casa bianca

La Casa Bianca ha definito la sparatoria un “attacco terroristico”, con il Segretario di Stato Marco Rubio che ha confermato il blocco totale dei visti per i possessori di passaporto afghano. Trump ha accusato la precedente amministrazione di aver “aperto le porte a individui pericolosi”.

La decisione ha scatenato critiche immediate. Tale #AfghanEvac, che supporta gli afghani evacuati, denuncia l’amministrazione. La sua tesi è che stia usando un singolo caso per giustificare una stretta pianificata da tempo, punendo un’intera comunità per un fallimento di intelligence. Secondo l’organizzazione, Lakanwal non era un immigrato irregolare, ma un collaboratore delle forze statunitensi. L’indagine è guidata dalla procuratrice Jeanine Pirro. L’indagine è in corso: Lakanwal è accusato di omicidio di primo grado e aggressione armata con intento di uccidere, con altri capi d’imputazione attesi.

La vicenda sta già ridisegnando la linea politica della Casa Bianca su immigrazione e sicurezza nazionale, con il rischio di una nuova ondata di misure discriminatorie verso richiedenti asilo e afghani evacuati tramite programmi sostenuti dagli stessi Stati Uniti.

Maria Paola Pizzonia