Domenica, un gruppo di uomini armati ha fatto irruzione in un bar di El Empalme, nell’ovest dell’Ecuador, e ha aperto il fuoco sugli avventori. Nella sparatoria sono state uccise diciassette persone, tra le quali un bambino di appena dodici anni; altre quattordici sono rimaste ferite in modo più o meno grave.

Secondo i racconti dei testimoni e le prime ricostruzioni della polizia del posto, la banda sarebbe arrivata di fronte al locale a bordo di due pick-up. Gli aggressori avrebbero sparato a tutti coloro che si trovavano davanti al bar e al suo interno. Prima di fuggire via, avrebbero colpito altre persone. Stando alle dichiarazioni dei presenti, avrebbero urlato frasi che che rimanderebbero a un gruppo criminale del posto.

La criminalità locale terrorizza l’Ecuador

La provincia di Guayas, nella quale si trova El Empalme, è tra le più pericolose del Paese, a causa delle lotte tra bande, che si contendono il controllo delle rotte di contrabbando di sostanze illegali. Appena una settimana fa, nove persone avevano perso la vita in un agguato simile a Playas, nota località turistica. Per le forze dell’ordine, le vittime non erano l’obiettivo del raid, ma un effetto collaterale.

Lo scorso anno, il presidente Daniel Noboa aveva promesso un impegno maggiore nella lotta alla criminalità e al traffico di stupefacenti. Stando ai dati offerti dal ministero dell’Interno -riferiti ai primi mesi del 2025- la situazione non sembra essere migliorata, anzi. Le morti violente sono aumentate del 47%, a fronte di una popolazione di diciotto milioni di persone.

Federica Checchia