Alcuni artisti fanno della politica il fulcro della loro arte. Altri, invece, pur trattando di temi diversi sono in prima linea quando vi è la necessità di prendere posizione. Diversi artisti irlandesi, tra cui Kneecap, The Mary Wallopers, Fontaines D.C. e Annie Mac non hanno esitato a prendere parte alla campagna Stop The Game. Ma di cosa stiamo parlando nello specifico e, soprattutto, cosa c’entra la politica?

In Irlanda gli artisti sono in prima linea con Stop The Game

La campagna Stop The Game è un’iniziativa di estremo impatto che mira a boicottare la partita di UEFA Nations League tra Irlanda e Israele. Sono molte le figure pubbliche e di spicco che hanno deciso di prendervi parte per una ragione ben precisa: lo sport non può restare neutrale di fronte a una crisi umanitaria senza precedenti e una violazione del diritto internazionale. In aggiunta, come segno di protesta, molti hanno iniziato a condividere video che alternano vecchie partite di calcio a immagini del genocidio in corso a Gaza.

«Negli ultimi 30 mesi Israele ha ucciso 565 calciatori palestinesi a Gaza», è possibile leggere nel video. «Giocare contro Israele significa sostenere il genocidio». Si accoda la nota su Instagram scritta dall’Ireland Palestine Solidarity Campaign (IPSC) in cui si legge: «Non possiamo giocare contro i rappresentanti di uno Stato che sta commettendo un genocidio contro il popolo palestinese». Stop The Game, quindi, rappresenta un invito diretto alla Federcalcio irlandese (FAI) a prendere una posizione politica netta.

Punti di vista differenti, ma per la campagna Stop The Game il concetto è semplice

L’attuale primo ministro dell’Irlanda, Micheál Martin, invita invece alla distinzione tra governo israeliano e la sua popolazione. In contrapposizione l’ex allenatore della nazionale irlandese, Brian Kerr, ha definito «una sciocchezza» separare il calcio dalla politica. Kerr ribadisce che questa è una buona occasione per la FAI di mostrare la propria posizione a favore del popolo palestinese. Gli artisti di cui sopra, seppur in modi differenti, hanno sempre trovato il modo di esternare il loro supporto a Gaza. La campagna per boicottare la prossima partita che si svolgerà all’Aviva Stadium a ottobre è soltanto un’ulteriore presa di posizione che ribadisce lo stesso concetto: davanti ad azioni contro i diritti umani non esiste separazione che tenga.

Stefania Cirillo