La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli avvocati di Olindo Romano e Rosa Bazzi contro la sentenza con cui lo scorso luglio la Corte d’Appello di Brescia aveva respinto la richiesta di revisione del processo per la strage di Erba, e confermato la condanna all’ergastolo per Romano e Bazzi. La revisione del processo è l’ultima possibilità prevista dal codice di procedura penale italiano di correggere un errore giudiziario che ha portato a una condanna definitiva.

Per la strage di Erba erano state fatte due richieste di revisione, ma i giudici di Brescia avevano stabilito che gli elementi portati dalla difesa non costituivano nuove prove e per questo non poteva essere aperto un nuovo processo. La Cassazione ha confermato la loro decisione, giudicando infondati i motivi del ricorso degli avvocati.

Nella domanda di revisione si chiedeva l’audizione di “nuovi testimoni”, la rivalutazione delle prove scientifiche, la considerazione di racconti sostenuti in trasmissioni televisive. Inoltre, si riteneva non attendibile il supertestimone sopravvissuto alla strage e si consideravano possibili piste alternative legate alla criminalità organizzata. Tutte queste ipotesi, però, sono state bocciate dalla Cassazione, che non ha ritenuto necessario ascoltare nuovi testimoni o rivalutare alcune prove del caso.

Olindo Romano e Rosa Bazzi furono condannati all’ergastolo per l’omicidio di quattro persone avvenuto a Erba, in provincia di Como, l’11 dicembre del 2006. Le vittime furono Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef, due anni, sua madre Paola Galli, 57 anni, e una vicina di casa di Castagna, Valeria Cherubini, 55 anni. Tutte queste persone furono uccise con coltelli e armi contundenti. Il marito di Cherubini, Mario Frigerio, 66 anni, fu colpito alla gola da una coltellata, ma riuscì a salvarsi.

Nel 2023 gli avvocati difensori di Romano e Bazzi presentarono una richiesta di revisione del processo, e una seconda richiesta fu presentata dal sostituto procuratore di Milano Cuno Tarfusser. Entrambe si basavano su presunti errori commessi durante le indagini e su possibili nuove prove: entrambe erano state respinte dalla Corte d’Appello lo scorso 10 luglio.