Brutale stupro a Viterbo ripreso da un video shock. In due in carcere

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Di Stefano Delle Cave

Il 12 aprile a Viterbo è avvenuto un brutale stupro di cui è rimasta vittima una donna trentaseienne. Ad in castrare i due stupratori entrambi appartenenti a CasaPound un video shock dell’accaduto

Il brutale stupro

Viterbo 12 aprile, due ragazzi di 21 e 19 anni incontrano una ragazza in un pub simpatizzante come loro per l’estrema destra. Le fanno bere alcuni drink poi lo portano in un pub affiliato al Centro sportivo educativo nazionale, l’Old Manners Tavern, con la scusa di una “festa”. Una volta entrati comincia per la giovane donna un incubo che dura due ore. Prima viene brutalmente picchiata con calci e pugni in faccia poi, una volta ridotta in stato di semicoscienza, la ragazza viene violentata per due ore dai suoi aguzzini e infine abbandonata sotto casa. “Ora vedi di stare zitta tanto non ti crederà nessuno”, l’hanno minacciata , dopo lo stupro, i due violentatori poi arrestati dalla polizia

stupro di Viterbo
Marco Licci e Francesco Chiricozzi, i due stupratori di Viterbo, immagine tratta da ilmessaggero.it

Il video shock

A commettere il brutale stupro di Viterbo sono stati Francesco Chiricozzi, ventunenne consigliere comunale di CasaPound a Vallerano, in provincia di Viterbo, e Marco Licci, diciannovenne anche lui militante nel movimento di estrema destra. Ad incastrarli un video shock ritrovato sul cellulare di Licci in cui si vedono le brutali immagini agghiaccianti del pestaggio e del brutale stupro. E’ stato ripreso per fino il momento in cui viene alzato un braccio alla ragazza per controllare se fosse abbastanza stordita in modo da procedere con lo stupro. ”Divertiamoci insieme”, dicono i due stupratori alla vittima prima di violentarla come riportato nell’ordinanza di custodia cautelare del Gup di Viterbo Rita Cialoni. “È stata una violenza inaudita  la donna è stata abusata più volte prima da uno e poi dall’altro per alcune ore, fino a quando non è stata abbandonata dai due ragazzi sotto casa”, hanno fatto sapere gli inquirenti  dopo aver visionato il video che, molto probabilmente, era pronto per essere condiviso con gli amici su chat