Riuscire ad anticipare l’arrivo di un nuovo capitolo cinematografico dedicato a Super Mario dopo il successo d’incassi di Super Mario Bros. – Il film nel 2023, non era un’operazione chissà quanto complicata. Anzi, era evidente fin dal suo annuncio che non ci si sarebbe fermati ad un solo prodotto ma che sarebbe stato solo l’inizio di una lunga, lunghissima saga cinematografica. Ed infatti, tre anni dopo, arriva in sala Super Mario Galaxy – Il film, con l’obiettivo di espandere quell’universo lungo quarant’anni di mamma Nintendo pescando a piene mani dal serbatoio pressoché infinito di elementi, storie e design dei videogiochi dell’idraulico di origini italiane. Ed è esattamente quello che Super Mario Galaxy fa per un’ora e mezza, vomitando su schermo in modo ossessivo compulsivo citazioni e personaggi della mitologia di Mario. E, se nel primo film era non solo un scelta produttiva accettabile ma anche gradita, data la volontà di rendere omaggio alla storia dei videogiochi, da un sequel ci si aspetta un passo in più.
Invece no, Illumination e Nintendo decidono non solo di non andare avanti, ma di tornare indietro, verso una bulimia contenutistica che non sfoga praticamente in niente se non nella pura masturbazione visiva. Un giubilo per i fan più accaniti e per chi cerca il puro piacere dell’estasi cromatica, un po’ meno per chi, senza pretese, vorrebbe apprezzare una storia con un minimo di profondità o spessore. Illumination si riconferma la casa maestra nella creazione (in questo caso solo messa a schermo) di icone delle vendite e del merchandise. Un’operazione che ha un senso dal punto di vista puramente commerciale ma che, cinematograficamente, non è abbastanza. E se nel precedente gli si perdonava questo problema, qui era necessario un salto qualitativo che non è arrivato. E i mappazzoni e i rimpasti non fanno bene a nessuno, né al cinema di animazione né al pubblico.
Super Mario Galaxy ci prova

Quando Scorsese raccontava di un cinema supereroistico come un enorme parco giochi, si è forse dimenticato di accennare anche a prodotti come questo Super Mario Galaxy. Perché per tutto il tempo in sala, la sensazione è quella di essere catapultati all’interno di un parco a tema su Mario e satelliti in cui non c’è un attimo di pausa e cui tutto è epifania visiva e sensoriale. E se la storia in ogni videogioco di Mario ripete gli stessi imput cambiando pochissimi addendi per essere al servizio della più pura forma ludica, in un contesto cinematografico lo sforzo può e deve essere ulteriore. In Super Mario Galaxy il concetto di fondo è lo stesso (la principessa rapita da Bowser, anche se qui è Bowser Jr. e la principessa è Rosalinda), da cui si possono dipanare e creare centinaia e centinaia di situazioni e vie interessanti. E Galaxy sembra, almeno inizialmente, dare sfogo a diverse soluzioni. Si parla di padri e figli (Bowser e l’eredità raccolta da Bowser Jr.), di fratelli (il duo Mario e Luigi e il gruppo parallelo che si crea con Yoshi e lo stesso Bowser) e di sorelle (Peach dovrà salvare la sorella Rosalinda).
E fino a quel momento, la soluzione sembra reggere. Galaxy è più violento (nei limiti del normale, ovviamente), più cupo, più guerrafondaio. Bowser Jr. è spietato e determinato. Un livello di oscurità relativa che sembrava promettere un diramazione e delle intenzioni molto interessanti. Così come le stesse Peach e Rosalinda, la cui trama inizialmente sembra voler raccontare un riscatto femminile e femminista di principessa che salva e non da salvare. Ma le dinamiche leggermente più profonde si spengono sul nascere, senza mai trovare un vero seguito. Bowser sembra trovare una sua narrazione e un suo percorso di crescita interiore, salvo poi tornare completamente indietro nell’arco di un paio di minuti. È evidente come le necessità e le sensibilità di diverse teste da ogni parte del mondo abbiano influito su uno sviluppo ordinato e lineare. La francese Illumination, la giapponese Nintendo e la statunitense Universal hanno tirato ognuno acqua al proprio mulino creando un prodotto che tenta di raccontare, si ritrova ad omaggiare e finisce per svaccare.
Livello tecnico
In questo turbinio d’azione costante e ininterrotta ci si perde senza possibilità di ritrovarsi. La narrazione diventa confusa, amalgamata male e raccontata peggio. E il comparto tecnico (ancora una volta un grande lavoro di Illumination, con diverse soluzioni sperimentali) è l’unico anello che si salva nella seconda parte di pellicola. Diverse sequenze 3D si alternano a immagini in 2D, citazioni ai primi giochi della saga. Ma un grande livello tecnico non basta a sopperire ad una continua e costante citazione, al limite dello sfinimento. Dentro c’è tutto, dallo stesso Galaxy di cui prende le fondamenta, fino ai giochi più moderni. E c’è spazio anche per personaggi dell’universo Nintendo come Fox McCloud (sta probabilmente arrivando un nuovo capitolo del suo videogioco) o i Pikmin. Insomma, Super Mario Galaxy è esattamente tutto ciò che non doveva essere un sequel di un film come Super Mario Bros. Movie: se quello era una sessione pomeridiana di videogioco trasportata al cinema che strizzava l’occhio ai fan di lunga data, Galaxy è un intera giornata di gioco con una bella stretta di mano a tutti. Un film adatto se si vuole andare a cercare anche la più piccola citazione e per un ora e mezza godersi Mario e Peach in un comparto tecnico brillante, un po’ meno per chi cerca qualcosa di leggermente più profondo e vagamente strutturato. Ed è un peccato, perché Mario sono quarant’anni che ci dimostra di saper attraversare ogni mondo con il nostro aiuto: perché non aiutarlo, allora, anche in quello cinematografico?
Alessandro Libianchi





