Sport

TaylorMade è in vendita: indiscrezione del New York Times

Il brand d’attrezzatura sportiva TaylorMade potrebbe essere in vendita per circa 2 miliardi di dollari. Si tratta di un’indiscrezione riportata dal New York Times in data 2 febbraio, il giornale statunitense ha inoltre ipotizzato i possibili intermediari dell’onerosa trattativa.

TaylorMade acquistata solo 4 anni fa

Durante il 2017 TaylorMade era stata venduta da Adidas per 425 milioni di dollari alla KPS Capital Partners, compagnia d’investimenti americana specializzata nell’acquisto di aziende manifatturiere. I risultati ottenuti nell’arco dei quattro anni di gestione possono dirsi ottimi: alla fine del 2017 Tiger Woods ha iniziato a vestire TaylorMade e all’inizio del 2021 Dustin Johnson ha esteso il suo contratto con il brand, mosse d’alto livello che completano una squadra composta da molti atleti di prim’ordine.
Un altro fattore determinante nell’interessamento verso Taylormade è il 2020, anno che ha fatto registrare un’impennata generale del 10% nelle vendite dell’equipaggiamento golfistico: si tratta di un mercato da 2.81 miliardi di dollari, contando i movimenti di tutte le aziende del settore. In vista di un distanziamento sociale che (sperando il contrario) potrebbe ancora protrarsi in diversi ambiti, il golf risulterebbe essere uno sport indicato nel quale investire, per questo motivo la KPS Capital Partners avrebbe incaricato la banca Morgan Stanley d’iniziare delle trattative in merito a TaylorMade.

Nessuna risposta dai soggetti interessati

Alle richieste fatte dal New York Times di commentare la notizia, KPS e Morgan Stanley non si sono dette disponibili a rilasciare dichiarazioni mentre Taylormade non ha nemmeno risposto. Non sono quindi arrivate delle smentite che sarebbero state doverose in caso di notizie del tutto infondate, in definitiva il dubbio rimane. Il prezzo di 2 miliardi ventilato dal giornale statunitense si tradurrebbe in un guadagno consistente, giustificato però dalla futuribilità del movimento golfistico globale: è infatti sufficiente osservare i dati relativi all’ultimo anno negli USA o in UK per trarre delle piacevoli conclusioni sullo stato di salute del golf, almeno nei principali mercati del mondo.

Diego D’Avanzo

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