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Terza dose Covid-19: 100mila vaccinati al giorno tra le categorie a rischio

Prosegue la somministrazione della terza dose per il Covid-19. Ben 100mila sono le persone vaccinate ogni giorno e il 35,40% della popolazione over 60, del personale sanitario e delle persone più fragili è già stato vaccinato nuovamente. Si prevede di riuscire a proteggere 7 milioni di persone delle categorie più a rischio entro la fine del 2021. A riportarlo Tgcom 24.

Terza dose Covid-19: prosegue la campagna vaccinale con la somministrazione di 100mila vaccini ogni giorno

Sono 2 milioni 128mila 928 le terze dosi somministrate finora. Il 35,40% della platea che comprende gli over 60, i sanitari e le persone più fragili si sono già rivaccinate a sei mesi dalla seconda dose. Ulteriori inoculazioni sono poi previste anche per le persone under 60 e per coloro che si sono vaccinati col monodose Johnson & Johnson. Ogni giorno vengono vaccinate con la terza dose in media 100mila persone e si spera dunque di mettere al sicuro i 7 milioni di italiani delle categorie più fragili entro la fine dell’anno.

Potrebbe poi incominciare nelle prossime settimane la somministrazione del vaccino anche per i bambini tra i 5 e gli 11 anni. Il Comitato Tecnico Scientifico (Cts) ritiene infatti fondamentale la tutela anche dei più piccoli per garantire le scuole aperte e quindi un regolare svolgimento dei loro percorsi educativi-formativi. Un’altra fetta della popolazione sta ricevendo ancora la prima dose, sabato ce ne sono state infatti ben 15mila 572, mentre più del doppio hanno ricevuto il richiamo della seconda dose: nelle ultime 24 ore sono state infatti vaccinate con la seconda dose altre 48mila 870 persone.  

In questo momento l’83,52% della popolazione over 12 ha completato il ciclo vaccinale. Ancora una fetta della popolazione deve dunque convincersi a vaccinarsi. È però stata esclusa dal Comitato Tecnico Scientifico l’ipotesi di lockdown per le persone che hanno deciso di non vaccinarsi, una restrizione che è già stata introdotta nella vicina Austria. «È una misura che non si può prendere in considerazione – spiega Franco Locatelli, coordinatore del Cts -, sia in termini concreti operativi sia per quanto riguarda la compatibilità con i diritti costituzionali. Non credo quindi sia una soluzione proponibile nel nostro Paese».

In questo momento i dati sulla situazione epidemiologica in Italia continuano a essere sotto controllo: l’occupazione delle terapie intensive a livello nazionale è del 4%, quella in area medica non critica negli ospedali per i casi Covid del 6%. Parametri che sono al di sotto delle soglie fissate dagli indicatori rispettivamente del 10% e del 15%. Solo le Marche con l’11% e il Friuli Venezia Giulia al 10% hanno toccato le soglie massime stabilite per l’occupazione delle terapie intensive. I dati di occupazione più alti in area medica si registrano invece in Calabria con il 12%, nella provincia autonoma di Bolzano e in Valle d’Aosta con l’11%.

«La situazione epidemica in Italia, assieme alla Spagna e al Portogallo, è la migliore di tutta Europa -, commenta Locatelli -. Avremo un Natale certamente connotato da maggior socialità rispetto a quella dell’anno scorso». Esattamente un anno fa i dati sul Covid-19 erano infatti ben peggiori: c’erano 445 decessi e 25mila 647 ospedalizzazioni. Oggi invece si trovano in ospedale 3mila 519 persone, i positivi registrati ieri sono 5mila 822, i morti 26 e 6 i malati in più in terapia intensiva. Il Governo ora dovrà solo decidere se prorogare o meno lo stato di emergenza in Italia, che dovrebbe scadere il 31 dicembre 2021.

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