Testimonianze dall’Inferno: l’arte dell’Olocausto

Nella giornata della memoria, nella quale ricordiamo le povere vittime massacrate durante la Shoah, ripercorriamo l’attività artistica di coloro che vissero questo sanguinoso capitolo della storia. Tra artisti deportati che disegnano segretamente quello che vedono nei campi di concentramento a nomi più celebri che denunciano i fatti, la produzione dell’arte dell’Olocausto è molto ampia. Di seguito, alcuni nomi e alcune opere tra le più significative.

L'arte dell'Olocausto. David Olère, Arrival of a convoy. Photo credits: Barbara Picci.
L’arte dell’Olocausto. David Olère, Arrival of a convoy. Photo credits: Barbara Picci.

L’arte e la memoria storica

Dal 1933 al 1945 furono milioni le vittime massacrate durante l’abominio dell’Olocausto. Una strage senza precedenti nella storia, destinata a sconvolgere il mondo per sempre. La giornata della memoria nasce proprio per non dimenticare tutte le ingiustizie e le sofferenze subite e l’arte ovviamente, come testimonianza dello scorrere del tempo, registra a modo suo gli atroci eventi.

Tra opere di denuncia sociale e resoconti della vita disumana dei deportati, molti artisti creano un importante patrimonio di testimonianze. Inizialmente queste opere vengono tenute nascoste in alcuni paesi, quando ancora preme l’occupazione nazista. Ma col tempo, si formano le prime collezioni interamente dedicate all’arte della Shoah, esposte sia in luoghi pubblici che privati.

L'arte dell'Olocausto. Arthur Szyk, The anti-Christ. Photo credits: Wikipedia.
L’arte dell’Olocausto. Arthur Szyk, The anti-Christ. Photo credits: Wikipedia.

L’olocausto nell’arte: denuncia ed espressione del dolore

Marc Chagall nel 1938 dipinge “Crocifissione bianca“. La tela, come si evince dal titolo, riprende il tema della crocifissione cristiana, trasformandola quasi in un’Apocalisse. Persone che fuggono intorno, deportati disperati in un clima di pieno caos. Siamo di fronte alla prima manifestazione delle persecuzioni razziali. David Olère, che vive la deportazione sulla sua pelle, nell’ultimo periodo di prigionia disegna ciò che vede nei campi. “Arrival of a convoy” è un frammento di terrore e di quotidianità nei campi di concentramento.

Un altro artista deportato è Felix Nussbaum. La sua produzione si compone perlopiù di autoritratti. “Autoritratto con carta d’identità ebraica“, tipicamente dall’espressionismo tedesco, parla attraverso la paura nel volto del protagonista. Di Arthur Szyk e Pavel Fantl invece citiamo due opere che rappresentano non le vittime, ma il carnefice. Rispettivamente “The anti-Christ“, un ritratto terrificante di Hitler con la morte negli occhi, letteralmente e “The song is over“. Qui il fuhrer è vestito da pagliaccio, con la faccia triste e le mani insaguinate si poggia a un lampione. Il suo “divertimento” folle è finito e a breve anche la sua vita.

Claudia Sferrazza

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