The Mandalorian è una serie televisiva in live-action ambientata nell’universo di Star Wars, creata da Jon Favreu e prodotta da Lucasfilm. La serie si può considerare sia come un’ulteriore espansione dell’universo ideato da George Lucas sia come midquel della saga cinematografica, essendo ambientato tra Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della forza.

Il protagonista è un cacciatore di taglie mandaloriano, la stessa razza di guerrieri apparsa nella serie animata The Clone Wars

In vista del debutto della seconda stagione, sulla piattaforma streaming Disney+, è doveroso ripercorrere in tratti salienti di questa serie, tra cui la trama, l’ambientazione e le fonti d’ispirazione che hanno portato alla creazione di questa serie.

Il Mandaloriano senza nome

Un pianeta freddo e ostile fa da sfondo all’inizio del primo episodio. Un mandaloriano (che da qui in avanti sarà sempre chiamato “Mando”) entra in una bettola piena di criminali e, dopo un breve combattimento con alcuni di loro, cattura e porta la sua preda presso la Gilda per cui lavora, ma il compenso è minimo e le taglie scarseggiano, a causa degli squilibri venutisi a creare con l’insediamento al potere della Nuova Repubblica.

Vista la situazione, Mando è costretto ad accettare, su consiglio del capo della sua Gilda, Greef Karga (Carl Weathers), un incarico privato per conto di un losco cliente (Werner Herzog), legato all’ormai ex-Impero, il quale promette una lauta ricompensa al cacciatore se questi riuscirà a portargli la preda, viva o morta. 

Il Mandaloriano in uno “Stallo alla messicana” con alcuni imperiali – Photo Credits: Web

Le cose però non vanno come previsto, e Mando sarà costretto a compiere scelte che lo porteranno ad inimicarsi le persone sbagliate, costringendolo ad un viaggio senza meta nella galassia più famosa del mondo del cinema e non.

C’era una volta una galassia molto, molto lontana…

… Ma non come abbiamo imparato a conoscerla. Non completamente, almeno. Certo, alcuni ambienti risulteranno riconoscibili o perlomeno familiari anche ai fan meno accaniti, ma in un contesto molto diverso.

Essendo ambientato qualche anno dopo l’episodio VI della saga, in The Mandalorian l’Impero è caduto e al suo posto si è insediata l’Alleanza Ribelle sotto il nome di Nuova Repubblica. Perciò i pianeti che un tempo erano sotto il controllo degli imperiali stanno subendo qualche colpo di assestamento, specie quelli più fedeli o ai margini della galassia, come quello in cui si trova la Gilda del nostro protagonista.

Un luogo sperduto in cui nascondersi da occhi troppo indiscreti, e dove, anche ciò che rimane dell’Impero, trama per riprendersi il potere. Piccoli gruppi che, come ben si sa, andranno a formare il Primo Ordine apparso nell’episodio VII (e forse in seguito si scoprirà anche come). 

Questo è il contesto in cui si aggira Mando (Pedro Pascal), la cui professione di cacciatori di taglie in Star Wars non viene spesso vista di buon occhio, come sottolinea il personaggio di Kuiil (Nick Nolte) durante un discorso con questi. Così pure gli incarichi che gli vengono commissionati o accetta: sempre solo, contro la feccia, costretto a guardarsi le spalle anche dai suoi stessi alleati, e con il rischio che ogni missione possa essere l’ultima.

Il Mandalriano e Kuiil – Photo Credits: Web

Ma egli è pure sempre un Mandaloriano, una società di guerrieri leggendari, che segue un codice che per loro è una religione, in cui ogni esponente è un guerriero formidabile, temuto ma anche rispettato per via delle storie e leggende che circolano sul loro conto.

La sua presenza non è quindi gradita, ma le situazioni in cui si ritrova la rendono indispensabile. Vediamo quindi un punto di vista particolare, atto ad attirare sia i neofiti o coloro che si sono fermati ai film, sia i fan più sfegatati, che non potranno non notare piccoli easter egg, dettagli e razze aliene apparse più frequentemente o anche solo per poche scene all’interno dei film, serie animate o fumetti.

The Mandalorian: fonti e ispirazioni

È impossibile non notare quanto gli autori abbiano cercato di mantenere intatto lo spirito di Star Wars, specialmente nelle tematiche. Infatti Lucas per creare il suo mondo non si era ispirato soltanto a opere fantascientifiche come Flash Gordon o Dune, ma anche a film del Sol Levante, tra i quali vanno citati film di Akira Kurosawa per alcuni elementi di trama o personaggi, a cominciare dal tono insolito e dal ritmo incalzante che porta sia i protagonisti che gli spettatori nel bel mezzo dell’azione fin dall’inizio. 

Basta pensare alla trama di La fortezza nascosta del 1958, in cui una principessa viene scortata da un generale caduto in disgrazia, assieme ad un tesoro prezioso che servirà a porre fine al conflitto che sta dilaniando il paese. 

Lucas la riprende palesemente per l’episodio IV, dove, il giovane Luke Skywalker, il saggio maestro Jedi Obi-Wan Kenobi e il contrabbandiere galattico Han Solo, essenzialmente devono aiutare la principessa Leila, a capo della Ribellione contro l’Impero, a portare i piani della Morte Nera, la più grande arma mai concepita, al suo esercito e sferrare un attacco diretto contro questo regime dittatoriale. 

Parallelismo tra Star Wars e La Fortezza Nascosta – Photo Credits: Francesco Brasco Baiocco

Per qualche credito in più

Ovviamente Lucas prese ispirazione anche da grandi opere appartenenti al genere western e dal genere nostrano degli spaghetti western per completare il tutto. Si consideri inoltre che alcuni dei capisaldi di questi generi abbiano un enorme debito nei confronti del regista giapponese e dei suoi conterranei. Basti ricordare su tutti come I magnifici sette del 1960, diretto da John Sturges, sia un vero e proprio omaggio al film di Kurosawa I sette samurai del 1954.

Sono proprio da questi generi che gli autori hanno attinto per la caratterizzazione del personaggio principale, dei suoi comprimari e dell’ambiente circostante.

Il Mandaloriano è a metà strada tra un samurai, che segue fedelmente un codice simile al bushido, e bounty-killer del vecchio West. Viaggia a bordo di una vecchia nave che porta i segni di innumerevoli battaglie spaziali (che tanto piacciono ai cultori della prima trilogia).  Il suo soprannome Mando non può non far pensare, per assonanza, al personaggio di Django, protagonista di una lunga serie di western interpretato da Franco Nero, e con il quale condivide alcune caratteristiche. 

Parallelismo fra The Mandalorian e Django del 1966 – Photo Credits: Francesco Brasco Baiocco.

Ma il personaggio che più di tutti è stato cruciale per creare il protagonista è senza ombra di dubbio l’Uomo senza Nome interpretato da Clint Eastwood nella Trilogia del dollaro di Sergio Leone: non si conosce il loro nome, nessuno dei due corre, i movimenti sono ridotti all’indispensabile, non sono molto loquaci e sono indecifrabili nelle espressioni, con la significativa differenza che Mando indossa il casco caratteristico dei mandaloriani e che non toglie mai davanti a nessuno, seguendo fedelmente i dettami della Via di Mandalore.

Mando è L’uomo senza Nome stellare? Probabile – Photo Credits: Francesco Brasco Baiocco

La via di Mandalore

Questi ultimi non permettono a nessuno dei propri guerrieri di togliersi il casco di fronte ad un essere vivente, mantenendo quindi un alone di mistero sul viso del guerriero che permea per tutta la prima stagione di The Mandalorian.

Come già accennato, si può notare come la Via sia molto simile al bushido dei samurai, per via di concetti come onore, orgoglio, lealtà verso i simili e verso coloro di cui si prende cura. Compaiono anche alcuni accenni alla cultura spartana e vichinga, ove essere guerrieri e morire sul campo di battaglia era la massima ambizione e motivo di vanto, da tramandare alle generazioni future, ma ove ognuno è al tempo stesso preda e cacciatore, perciò ognuno di loro è costretto a dare il massimo sempre e comunque, indipendentemente da ciò che succede e dal perché. 

Gli stessi comprimari vivono nel medesimo contesto, in momenti che incarnano gli archetipi western quali rissa o incontri poco raccomandabili in quelli che assomigliano a saloon, momenti di stallo alla messicana l’esplorazione di luoghi vasti e selvaggi, ove si incontrano nativi del luogo in pericolo o disposti ad aiutare il protagonista, alternando momenti di violenza a generosità, con i quali si creano vincoli e favori che non possono essere rifiutati.

Una scena della serie – Photo Credits: Web

[ATTENZIONE! Da qui in poi SPOILER!]

Lone Mandalorian and The Child

Parlando di altri personaggi e comprimari imperativo parlare del fulcro della storia, ossia il rapporto tra il Mandaloriano e colui che di fatto è il co-protagonista di questa serie: Il Bambino (The Child in inglese) un piccolo esserino di “solo” cinquant’anni appartenente alla stessa specie di Yoda, il celebre maestro Jedi della saga cinematografica, e che, proprio per la somiglianza con quest’ultimo, è stato soprannominato dal fandom e dai media Baby Yoda

La prima apparizione del Bambino in The Mandalorian – Photo Credits Wired Italia

Questa creaturina è la tanto ambita preda che riesce a far smuovere un considerevole numero di cacciatori di taglie, ma solo Mando riuscirà a trovarlo e portarlo al Cliente.

L’unico problema è che Mando alla fine si affeziona al piccolo, specie dopo che questi gli salva la vita durante uno scontro con un enorme bestia aliena, rivelando di non essere così indifeso come sembra: egli infatti si dimostra fin dalla seconda puntata capace di usare la Forza, sebbene un uso prolungato lo faccia svenire della fatica (è pur sempre un bambino fisicamente).

Per questo il cacciatore di taglie non esita a ritornare indietro, compiendo una carneficina di soldati imperiali e mettendosi contro anche la Gilda dei cacciatori pur di salvarlo e portarlo con sé. Solo, “disonorato” dalla Gilda e con un bambino di cui prendersi cura mantenendosi con l’unica cosa che sa fare, ossia combattere.

Il pensiero va ai protagonisti di Lone Wolf and Cub, manga creato dallo scrittore Kazuo Koike e dal disegnatore Gōseki Kojima negli anni Settanta, in seguito trasposto al cinema e in tv in diversi adattamenti, in cui un ex assistente al seppuku, per ordine dello shogun, si vede privato dell’onore e della sua famiglia, brutalmente sterminata. Si vede quindi costretto a reinventarsi come mercenario, grazie alle sue abilità, portandosi dietro il figlioletto di pochi anni, il solo oltre a lui scampato alla strage.

Trailer di Lone Wolf and Cub (1973)- Video Credits:
eusephus

I parallelismi tra le due coppie sono evidenti: Mando e il protagonista di Lone Wolf, Ogami Itto, sono coraggiosi, estremamente violenti e talvolta brutali contro i loro avversari, usando le loro sole forze e l’arsenale a disposizione, per scampare al pericolo. Nessun super potere o abilità paranormale per i due protagonisti, solo la loro abilità innata al combattimento contro avversari che li accerchiano e vorrebbero catturarli o eliminarli.

Sia il Bambino che il “cucciolo” del Lupo solitario (Cub in inglese è cucciolo), il cui nome è Daigoro, appaiono perlopiù come spettatori innocenti, come coloro che guardano per la prima volta la serie o leggono il manga, impreparati a ciò che accadrà o alle sorprese che entrambe le opere sfoderano per rendere più avvincente e attraente le storia. Il Bambino però sa difendersi, grazie ai suoi poteri, e si dimostra più “attivo”, con alcuni momenti che risultano tra i più divertenti della stagione che non possono non strappare un sorriso allo spettatore.

Father and son

Se il rapporto tra Itto e Daigoro è palese fin dall’inizio, per via del legame di parentela, quello tra lo spietato cacciatore di taglie e il bambino si evolve durante la prima stagione, in maniera plausibile.

Uno dei momenti più dolci tra Il Mandaloriano e Il Bambino – Photo credits: Web

Il mandaloriano lascia cadere metaforicamente la sua maschera di uomo freddo e cinico mostrandosi protettivo e capace di piccoli attimi di tenerezza con il piccolo, che comincia vedere in lui una figura protettiva e punto di riferimento, sebbene sia coinvolto in più di un’occasione in duelli e combattimenti che non sembrano sorprenderlo o traumatizzarlo apparentemente. 

Questo può essere ritenuto forse uno dei pochi difetti all’interno della stagione, ma è abbastanza trascurabile, se si considera che forse non ha piena consapevolezza delle situazioni o delle circostanze e che si tratta comunque un prodotto Disney, ideato quindi per non essere propriamente violento o esplicito, in modo da raggiungere una fascia d’età giovane. 

Un’altra qualità del piccolo alieno, che ha permesso tra l’altro un maggiore apprezzamento da parte dei più nostalgici di Star Wars è il fatto di essere “reale”: si tratta infatti di un animatronic, un pupazzo meccanico, un po’ come il maestro jedi suo precursore nell’episodio V, che permette un maggiore avvicinamento dello spettatore nei confronti del piccolo e rende più veritiere le interazioni tra lui e gli altri personaggi della serie.

Solo in rari momenti è stato necessario usare la CGI, ma non infastidiscono, essendo molto curata e in alcuni casi impercettibile.

The Mandalorian Season 2: Cosa aspettarci

La prima stagione di The Mandalorian lascia spazio a molti interrogativi, specie nell’ottavo episodio, e i trailer mostrati finora non fanno che alimentare le teorie dei fan. Alcune frammenti però spiegano abbastanza bene cosa accadrà o potrà accadere nella seconda stagione.

Una narrazione “a cerchio”, in cui il protagonista partiva da un punto per poi tornarvi a fine stagione potrebbe essere riproposta anche in questa seconda parte, anche se non si può escludere che, stavolta, il nostro eroe intraprenda un On the road spaziale per portare a termine il compito impostogli.

Nuovi e vecchi alleati?

Mando e il Bambino, infatti, sono alla ricerca dell’ordine dei Jedi, di cui il nostro eroe viene a conoscenza grazie al fabbro della sua tribù, e secondo la Via il piccolo deve essere riportato ai suoi simili, affinché possa affinare le sue capacità con la Forza; siccome adesso è un trovatello, al pari di Mando, è compito del cacciatore di taglie fargli da padre e crescerlo fino a che non sarà riunito agli stregoni un tempo nemici dei Mandaloriani, ora vittime dell’Impero proprio come loro.

Dai pochi rumor usciti finora è possibile che vedremo volti conosciuti fra gli Jedi, come Ahsoka Tano, personaggio apparso nelle serie animate Star Wars: The Clone Wars e Star Wars: Rebels. Sebbene sia una notizia vecchia di mesi, potrebbe essere interessante vedere uno dei personaggi più amati di queste serie in live-action, interpretata da Rosario Dawson.

Inoltre, non è da escludere che appariranno altri mandaloriani, e non sappiamo quali possano essere i rapporti tra varie tribù, considerando anche quella di origine del protagonista, in parte caduta e in parte scappata a seguito del recupero del bambino nel terzo episodio.

Questo perché riapparirà anche un volto noto nella saga ossia Boba Fett, cacciatore di taglie apparso nella trilogia originale e che ritornerà anche in The Mandalorian. Personaggio di rilievo, considerando che l’idea principale per i mandaloriani parte da lui.

Boba Fett, il personaggio dal quale è partita tutta la storia dei Mandaloriani – Photo Credits: Web

Fra le vecchie conoscenze dello show invece rivedremo Greef Karga e Cara Dune (Gina Carano), ex assaltatore ribelle e collega di Mando, a cui sicuramente il nostro si rivolgerà per affrontare ancora una volta la minaccia delgli Imperiali.

L’erba cattiva non muore mai

Le Forze Imperiali. Ciò che rimane dell’Impero che governava con il pugno di ferro la galassia tornerà prepotentemente in questa nuova avventura dell’improbabile duo, stando ai trailer. Nella prima stagione sono stati gli ex-Imperiali a commissionare il lavoro al nostro anti-eroe, rimanendo in disparte fino alla fine, quando tirano fuori tutta la loro ferocia e dimostrano di essere ancora in grado di causare seri problemi.

A capo di queste truppe vi è il Moff Gideon (Giancarlo Esposito), esponente di rilievo ai tempi dell’Impero e responsabile dello sterminio di Mandalore, noto come La Grande Purga che ha costretto i suoi abitanti alla fuga e segregazione in altri mondi.Un nemico pericoloso, scaltro, spietato, e che con queste qualità è arrivato alla posizione che tuttora occupa (il “Moff” è un termine in star Wars per indicare i governatori dei settori controllati dall’Impero) ed è disposto a tutto pur di ottenere ciò.

Moff Gideon (Giancarlo Esposito) in una scena – Photo Credits: Web

A testimonianza dello sterminio da lui attuato vi è un oggetto che i fan conoscono molto bene, la Darksaber, una spada laser dalla forma di katana (per rimanere in tema samurai come spiegato poco prima) e dal colore nero. Spiegare l’origine e la sua storia comporta enormi spoiler che potrebbero anticipare la trama della seconda stagione di The Mandalorian. Si può dire solo che è una spada appartiene ai Mandaloriani, come ben spiega Star Wars: The Clone Wars, e che è passata di mano in mano, da Mandaloriani a Jedi, sia dal Lato Chiaro che Oscuro della Forza.

Non è chiaro se Mando conosca a storia della spada (considerando che ha saputo degli Jedi nell’ultima puntata), ma ne avrà sentito parlare visto il valore per la sua gente, pertanto è improbabile che la lascerà a Gideon per un secondo di più, appena scoprirà che è in mano sua.

Pre Vizsla con la Darksaber in Clone Wars – Photo Credits: Lucasfilm

Conclusioni

The Mandalorian è un buon western in chiave fantascientifica, che gioca e amplia un universo cinematografico che in molti credevano di conoscere, ma che riesce ancora a riservare molte sorprese. 

La scelta di coinvolgere autori e registi che già avevano lavorato in passato alle serie animate si è rivelata vincente.

Questi infatti giocavano su un terreno che già conoscevano creando storie connesse sia alle prime due trilogie che all’universo espanso negli altri media, permettendosi al tempo stesso di portare una ventata di novità e innovazione e di riaccendere l’interesse per una serie che stava calando moltissimo a causa dei non eclatanti nuovi episodi usciti nelle sale negli ultimi anni. 

La seria non è tuttavia priva di difetti, specie per alcuni riferimenti o situazioni che, per chi non conosce approfonditamente Star Wars, possono risultare incomprensibili o messi caso nella narrazione.

Alcuni episodi centrali sembrano inseriti per allungare la storia e non aggiungono niente di più rispetto a quanto visto nei primi episodi, tranne che in casi particolari. Anche le scene d’azione non sono affatto all’altezza dei primi episodi. Tra citazionismo a film e ad altre serie, alcune sequenze di violenza mista ad una crudezza implicita sono ridotte al minimo o sacrificate per mettere in risalto il passato del Mandaloriano e il suo rapporto con gli altri protagonisti, che a volte risulta sensato e ben curato, in altri casi scialbo e carente. 

Tutto ciò viene risolto negli episodi finali, ove la trama principale viene recuperata, così come i punti salienti di inizio serie, aggiungendo alcune interessanti novità e colpi di scena che aprono molti interrogativi lasciati volutamente irrisolti e che, si spera, verranno svelati nella seconda stagione.

Per il momento l’interesse è vivo e possiamo solo aspettare e immaginare a quali nuovi pericoli andrà contro il Mandaloriano e come riuscirà a scampare ad essi. Perché, come il mantra ripetuto costantemente dal protagonista, e divenuto immediatamente una delle citazioni più celebri della serie, Questa è la via.

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