Cinema

“The Women”: una commedia di sole donne ispirata al classico del 1939

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È il 2008 quando, seguendo gli ultimi strascichi degli anni d’oro della commedia americana, Diane English decide di girare “The Women”, con Meg Ryan e Annette Bening come protagoniste. La English si ispira ad una commedia teatrale omonima di Clare Booth Luce, nella quale l’autrice racconta la vita delle signore dell’alta società newyorkese prendendosene gioco. In verità un film tratto dalla piece teatrale era già stato realizzato nel 1939, per la regia di George Cukor. Ma la English voleva portare queste dinamiche nel nostro secolo, dimostrando quanto siano ancora attuali. Il film sarà trasmesso stasera in TV alle 21,10 su Rai Movie.

La pellicola di Diane English racconta di Mary Haines (Meg Ryan), una stilista dalla vita apparentemente perfetta. Mary ha un lavoro, un marito, una figlia, una bella casa, un circolo di amiche con cui condivide tutto, ed è ben vista dall’alta società. La sua vita idilliaca viene sconvolta quando, facendo una manicure da Saks, scopre da una estetista che il marito la tradisce con una commessa. Questo evento e tutto ciò che scatenerà, la porteranno a rivalutare tutte le sue relazioni, dal matrimonio alle amicizie. Fino a che Mary non imparerà che deve ritrovare prima di tutto se stessa.

Trailer del film

“The Women”: lo stile e le differenze con la commedia di Cukor

“The Women” è un film che può dirsi riuscito solo a metà. Il gioco della English sugli stereotipi (l’amica che non fa altro che fare figli, l’amica lesbica, l’amica con un lavoro importante che lascia gli affetti da parte) sembra avere infatti un potenziale che resta più o meno inespresso. L’impressione è che la regista avrebbe potuto dare più spazio al gruppo, giocando sulle differenze fra le donne e accentuando il sarcasmo sulla alta società newyorkese. Invece la English ci regala uno sguardo su dei “tipi” di donne a cui mette in bocca dialoghi un po’ fiacchi, che non lasciano spazio ai sottintesi tipici dei dialoghi della commedia americana. Le battute pronunciate dalle protagoniste sono fin troppo dirette, spesso didascaliche nel loro svelare sempre cosa pensa il personaggio.

Anche il conflitto sembra essere debole: dal modo in cui le amiche discutono, separandosi, al dramma interiore di Mary, che non è tratteggiato alla perfezione lungo tutto il film, ed emerge concretamente solo ad un certo punto. La English decide di mettere al centro non tanto le dinamiche della società, quanto i rapporti, le relazioni, distinguendosi dal film del ’39. Inoltre c’è la volontà, soprattutto registicamente, di riprendere lo stile di “Sex and the City”. Inquadrature rapide, una direzione delle attrici che le porta a pronunciare con grande velocità le battute, e la creazione di un gruppo variegato molto interessante.

Un elemento interessante, che ritroviamo anche nel film di Cukor, è che durante tutto il film non vediamo mai uomini. Il cast è infatti interamente al femminile, e la presenza di Stephen, marito di Mary, è solo sulle labbra delle protagoniste, limitata al fatto: il tradimento. Nel film di Cukor si racconta che anche gli animali che comparivano erano femmine. Le protagoniste del film della English, fra cui spiccano Meg Ryan e Annette Bening, regalano delle interpretazioni convincenti, pur portando sullo schermo personaggi abbastanza bidimensionali. Soprattutto la Bening riesce a regalare al suo personaggio una vivacità che solo una grande attrice da commedia è in grado di dare.

Meg Ryan e Annette Bening in "The Women" - Photo Credits: programma.sorrisi.com
Meg Ryan e Annette Bening in “The Women” – Photo Credits: programma.sorrisi.com

I problemi produttivi

Il film di Diane English ha avuto ben 14 anni di gestazione. L’idea di fare un remake del film di Cukor era infatti nata inizialmente nel 1994 da Meg Ryan e Julia Roberts. Le due attrici volevano girare una versione contemporanea del classico. Avevano deciso di affidare la sceneggiatura a Diane English e la regia a James L. Brooks. La Sony Pictures si mostrò interessata al progetto quando, due anni più tardi, la English presentò la sceneggiatura, tuttavia degli scontri fra la Roberts e Meg Ryan, che volevano entrambe interpretare la protagonista, allungarono i tempi di produzione. Quando, poco dopo, la Roberts uscì dal progetto insieme al regista, Brooks, impegnato su un altro set, la English decise di prendere in mano le redini e girare il film.

Sarebbe stato un film indipendente, prodotto dalla stessa English insieme a Mick Jagger e la e Victoria Pearman. Inizialmente c’era molto scetticismo nell’ambiente, perché si trattava di un film completamente al femminile. Tuttavia, dopo il successo in sala di “Sex and the City”, uscito proprio in quegli anni, la WarnerBros decise di appoggiare il progetto. E dunque, il film ha potuto finalmente vedere la luce nel 2008, ben 14 anni dopo. Qualcuno dirà che ne è valsa la pena, qualcun altro che ne avremmo potuto fare a meno: fatto sta che quello della English è un esempio di come credere in un progetto sia la cosa più importante di tutte. L’unica in grado di permetterti di portarlo a termine.

Paola Maria D’Agnone

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