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#ThrowbackAnime: Piccoli Problemi Di Cuore o, per gli amici, Marmalade Boy

(foto dal web)

Oggi #ThrowbackAnime si colora di una sfumatura romantica. Perché è vero che lo shojo non è un genere che rientra nei gusti di tutti (come non rientra particolarmente nei miei), ma è giusto che ogni tanto si dia spazio anche al cuore, e per questo abbiamo deciso di portare un po’ d’amore in questa rubrica.

La lista delle grandi storie d’amore nell’animazione giapponese è infinita, e potrei passare giorni a completarla. Tuttavia, se penso ad un anime che ha fatto battere il cuore di chiunque ne abbia visto almeno una puntata, solo un nome affiora alla mente: Marmalade Boy o, per gli eroi vissuti negli anni Novanta, Piccoli Problemi Di Cuore.

Non importa chi tu fossi in quegli anni, o quali fossero i tuoi gusti. Potevi essere una ragazzina che amava giocare con le bambole o un maschiaccio che preferiva giocare a calcio; Magari eri bambino timido ed introverso o un tipico esemplare di cucciolo d’uomo, chiassoso e fastidioso. Nulla di tutto ciò importava.

Il pomeriggio, tutti ci piantavamo di fronte a quei pesanti televisori, cantavamo insieme a Cristina D’Avena la sigla più bella e struggente della nostra infanzia, e non vedevamo l’ora di sapere cosa sarebbe successo a Miki, Yuri e ai loro amici.

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E chi dice di non sentire ancora un tuffo al cuore alle prime note di quella sigla è solo un gran bugiardo.

Per i pochi sfortunati che non sanno di cosa stiamo parlando, vi aggiorno subito.

Marmalade Boy è uno shojo manga scritto da Wataru Yoshizumi, pubblicato per la prima volta in Giappone nel 1992 e arrivato in Italia nel 1998.

Da quest’opera è stata poi tratta, quasi in contemporanea, una serie anime, che in pochissimo tempo è diventata una delle storie d’amore più iconiche di noi giovani “influenzabili”, cultori in quegli anni del glorioso pomeriggio animato di Mediaset.

Se abbiamo le idee confuse e delle aspettative utopiche nei confronti delle relazioni e dell’altro sesso, la colpa è anche di Wataru Yoshizumi.

 

(foto dal web)

La storia parla di Miki, vivace ed estroversa liceale, che improvvisamente si ritrova protagonista di una stravagante situazione familiare: i suoi genitori, di ritorno dalle Hawaii, hanno deciso di divorziare e scambiare i rispettivi partner con un’altra coppia, apparentemente conosciuta lì, continuando a vivere tutti insieme nella stessa casa.

Niente di particolarmente complicato, insomma.

Così Miki conosce Yuri (o Yu nella versione originale), il figlio dell’altra coppia, che appare come un ragazzo tranquillo ed imperturbabile.

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I due non iniziano nel migliore dei modi: Miki non prende bene la storia del divorzio e Yuri sembra divertirsi un mondo a tormentarla (da qui otterrà il soprannome Marmalade Boy), ma basta poco per conoscersi e finire inesorabilmente per innamorarsi.

Così nasce una delle storie d’amore più mature e tormentate che, all’epoca, mamma Mediaset ci abbia più o meno concesso di vedere.

Miki e Yuri sono LA Coppia, la dolcezza personificata, l’OTP originale che ha fatto sospirare chiunque abbia mai avuto il piacere di guardarli, anche solo per un momento.

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Ma dico più o meno perché, secondo la rete televisiva che negli anni ’90 si occupava di allietare i nostri pomeriggi, anche il solo incipit bastava a confondere ed influenzare le nostre labili e giovani menti. Non potevamo assolutamente assistere ad una storia che parlava di divorzio e scambi di coppia, per poi arrivare addirittura all’omosessualità e al possibile incesto.

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Cosa ne sarebbe stato di noi?

E allora la Mediaset ha dato vita al suo più grande capolavoro di censura, creando una vera e propria serie alternativa, in cui tutto ciò che poteva essere anche lontanamente sconveniente è stato barbaramente tagliato. Che si parlasse della complicata situazione familiare dei protagonisti o della relazione di Mary (Meiko), migliore amica di Miki, con un professore, tutto è misteriosamente scomparso.

Nel frattempo, bastava cambiare canale per vedere Ranma ½ che si destreggiava con il cambio di sesso senza alcun problema.

 Perciò mi dispiace Mediaset, la nostra infanzia sarà anche stata una bugia, ma non è servito a nulla: siamo cresciuti strani lo stesso.

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Questa versione indegnamente tagliata ed incollata senza criterio, mancante di ben 9 episodi in tutto, è stata poi rivenduta ad altri paesi come una serie totalmente diversa e solo liberamente ispirata a Marmalade Boy, con il titolo A Little Love Story.

Comunque, nonostante tutte le bugie che ci hanno propinato, Marmalade Boy ha conquistato il nostro giovane cuore al primo sguardo, e il motivo è presto detto.

Sebbene sia arrivato a noi in modo distorto, questo anime trattava argomenti più maturi rispetto al resto dei cartoni ai quali eravamo abituati, e lo faceva in maniera profonda, grazie ad una storia in grado di lasciarti ogni volta con il fiato sospeso, farti ridere un attimo prima e subito dopo devastarti con situazioni e sentimenti che all’epoca nemmeno capivi del tutto, ma comunque riuscivano inevitabilmente a rapirti.

Marmalade Boy ci ha scaldato il cuore e fatto allo stesso tempo preoccupare in ogni puntata, attraverso le vicende non solo di Miki e Yuri, ma anche di tutti quei personaggi secondari come Ginta, Mary, Steve (o Satoshi) e Arimi, che grazie alla loro straordinaria caratterizzazione diventavano parte integrante e fondamentale della storia, conferendole sfumature uniche.

In fondo è stato forse Marmalade Boy il primo ad introdurci alla raffinata arte dei triangoli amorosi (e di tutte quelle altre forme geometriche che vanno a disturbare le nostre coppie preferite), e lo ha fatto in un modo particolare e delicato.

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Perché è vero che tutti abbiamo odiato Arimi, quando è arrivata con il solo scopo di distruggere il grande amore tra Yuri e Miki, considerandola come la prole di Satana, ascesa per portare morte e devastazione sulla terra. Ma la forza di questo anime è quella di averci fatto capire, attraverso la sua storia, come le opinioni possano cambiare e le persone migliorare se solo si guarda la situazione da un’angolazione diversa.

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Insomma, Piccoli Problemi Di Cuore è stato quell’anime che ha fatto sognare (trepidare, bisbigliare dolcemente I Love You”) un’intera generazione, grazie a baci rubati, amori impossibili, frienzone inspiegabili (si Mary, sto parlando con te… Povero Steve), drammi fatti di lontananza ed attimi ricoperti di dolcezza, e che alla fine ci ha sempre ricordato che, se due persone sono fatte per stare insieme, alla fine troveranno sempre la via.

Il fatto che Yuri fosse poi la cotta di più o meno tutte noi e l’anime ha rovinosamente elevato le nostre aspettative verso l’altro sesso, è solo un dettaglio a parte.

(foto dal web)

Per concludere questa nostalgica e romantica puntata di #ThrowbackAnime, siccome dubito che qualcuno non abbia mai visto questa serie, se volete sapere come sono andate realmente le cose prima che Mediaset ci mettesse lo zampino, vi consiglio di leggere il manga. In pochi volumi vi riporterà in quella trepidante atmosfera che abbiamo tanto amato.

I più curiosi potranno anche trovare il sequel, pubblicato nel 2013, chiamato Marmalade Boy Little, con protagonisti i due fratellini di Yuri e Miki, mentre per i più coraggiosi, il 27 aprile uscirà il film live action. Io non so se riuscirò a vederlo, ma magari potrebbe essere interessante.

Comunque, per oggi abbiamo finito. #ThrowbackAnime torna come al solito tra due settimane, e vi allieterà con un appuntamento dedicato a Cowboy Bebop.

 

Antea Ruggero

Antea Ruggero

Scrivo per sbaglio e nonostante tutto non ho intenzione di smettere. Anime, manga, serie tv, cinema, videogiochi, gdr, musica, non fa differenza, nel mio arsenale si può trovare un po' di tutto. Qualcuno vi dirà che a volte disegno anche fumetti, ma non vi preoccupate, sono solo dei gran burloni.
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