Trump scatena la guerra dei dazi: UE nel mirino, Canada e Messico sotto accusa L’America prima, il resto dopo. Donald Trump torna alla carica con una nuova offensiva commerciale che rischia di stravolgere gli equilibri globali. La Casa Bianca ha confermato che i nuovi dazi entreranno in vigore come previsto: il 25% su Canada e Messico e il 10% sui prodotti cinesi. Il presidente ha liquidato ogni dubbio con il suo consueto tono spavaldo: “L’Europa ci ha trattati malissimo. I dazi ci renderanno molto ricchi”.

Trump sul piede di guerra: i dazi sono certi, il caos anche

Nessuna proroga, nessuna esitazione. Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, ha ribadito che la scadenza fissata per il primo febbraio rimane valida. “Se il presidente decidesse di ritirarli, sarebbe una sua scelta, ma da domani entreranno in vigore”. Un segnale inequivocabile per i mercati globali e un messaggio di sfida agli alleati tradizionali degli USA. L’Unione Europea, sebbene non sia la priorità immediata, è nel mirino.

Se Washington muove il primo passo, il contraccolpo non tarderà ad arrivare. Canada e Messico hanno già dichiarato di essere pronti a reagire. Il premier canadese Justin Trudeau ha avvertito i cittadini di “tempi difficili”, mentre l’ex ministra delle Finanze Chrystia Freeland propone contromisure mirate, come colpire Tesla, il colosso di Elon Musk. L’effetto boomerang è dietro l’angolo.

Fentanyl, migranti e protezionismo: l’agenda trumpiana

Il vero nodo della questione? Secondo Trump, Canada e Messico sarebbero colpevoli di permettere un’invasione di immigrati clandestini e di fentanyl. La narrazione populista torna prepotentemente in gioco: il nemico è esterno e la soluzione è chiudere le porte con tariffe punitive. La Cina, intanto, è accusata di essere il principale canale di produzione della sostanza e per questo motivo subirà dazi, mentre Washington valuta nuove restrizioni sulla vendita dei chip di Nvidia.

Trump e la guerra dei dazi: un occhio ai Brics e la minaccia commerciale

Ma Trump non si ferma ai dazi. Il blocco emergente dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) potrebbe subire tariffe fino al 100% se dovesse sviluppare una valuta alternativa al dollaro. Una dichiarazione che evidenzia il timore di un mondo sempre meno dominato dall’egemonia statunitense.

Nel frattempo, gli USA cercano di serrare le fila nel cortile di casa. Il segretario di Stato Marco Rubio è atteso in America centrale e nei Caraibi, mentre Richard Grenell, inviato speciale di Trump, è già in Venezuela per negoziare con il governo Maduro sul rimpatrio dei migranti espulsi e la liberazione di cittadini americani incarcerati.

Le ripercussioni: un’economia sull’orlo della tempesta

L’impatto di questa guerra commerciale potrebbe farsi sentire rapidamente. Con il Canada che fornisce un quinto del petrolio consumato negli USA, i nuovi dazi potrebbero far impennare i prezzi di elettricità, gas e carburanti. Una contraddizione rispetto alla retorica trumpiana di benessere economico e indipendenza energetica.

Trump gioca il tutto per tutto in piena campagna elettorale, tra slogan protezionisti e minacce economiche. Ma la domanda resta: gli americani accetteranno di pagare il prezzo di questa crociata commerciale? Il rischio è che lo slogan “America First” si traduca in un boomerang per i consumatori USA.

Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine