Trump, che ha sempre negato queste circostanze, ha detto che il processo è stato «ingiusto» e «truccato», usando in particolare il termine inglese rigged: lo stesso che aveva già usato molte volte in passato per riferirsi tra le altre cose ai risultati delle elezioni presidenziali del 2020, quelle che perse contro Biden.
Ha inoltre criticato il giudice Merchan, sostenendo che avesse un «conflitto d’interessi» nei suoi confronti e che quindi non fosse adatto a occuparsi del caso: un’affermazione senza fondamento. Ha poi continuato a sostenere di non aver fatto nulla di illegale, che i pagamenti a Daniels fossero leciti e fossero anche stati rendicontati correttamente. Trump non ha testimoniato durante il processo: nel suo discorso ha detto che avrebbe voluto farlo, ma che i suoi avvocati gliel’avevano sconsigliato.

L’ex presidente statunitense ha sostenuto inoltre che il processo sia stato organizzato «in totale coordinamento con la Casa Bianca e il dipartimento di Giustizia», e quindi sia stato controllato «da Biden e dai suoi». È un’affermazione falsa: il processo si è svolto a livello statale ed era quindi di competenza del sistema giudiziario dello stato di New York, mentre l’amministrazione federale non aveva nulla a che fare con il caso. Al momento Trump è coinvolto in altri due processi che invece riguardano accuse federali, e che quindi sono effettivamente legati al dipartimento di Giustizia: in uno è accusato di aver tentato di sovvertire l’esito delle elezioni del 2020, e in un altro di aver conservato alcuni documenti governativi riservati nella propria villa di Mar-a-Lago, in Florida.
Donald Trump ha definito “manipolato” il processo penale concluso ieri con la condanna per tutti e 34 i capi di imputazione che gli erano stati contestati, ha chiamato i sostenitori a dare donazioni e li ha invitati al voto: “Il 5 novembre sarà il giorno più importante della storia degli Stati Uniti”. Trump è diventato il primo ex Presidente americano a essere condannato in un processo penale. Dalla Trump Tower, la sua residenza sulla Fifth Avenue, a pochi passi da Central Park, il tycoon ha parlato agli americani, annunciato che farà ricorso in appello, definito il giudice Juan Merchan “un tiranno” e il “diavolo”. “Sto facendo qualcosa per questo Paese – ha detto – e sto facendo qualcosa per la nostra Costituzione. È molto importante, va oltre i miei interessi”. “Questo – ha aggiunto – non può essere permesso che accada ad altri presidenti e non dovrebbe mai essere permesso in futuro, ma questo va oltre me. Questa cosa è più grande di Trump. È più grande di me. È più grande della mia presidenza”. “E vedo – ha continuato – questo sondaggio del Daily Mail che mi dà in vantaggio di più di sei punti”
“Mi sarebbe piaciuto tanto testimoniare in aula – ha aggiunto – ma si rischiava. Tipo se avessi detto è una giornata bellissima e invece pioveva”. Al termine del discorso, Trump si è allontanato accompagnato dagli applausi di decine di persone, molte delle quali erano dipendenti della Trump Tower. Fuori si sono sentiti i suoni delle trombe e gli slogan dei sostenitori del tycoon, che hanno continuato a cantare “Trump Trump” nella speranza che il tycoon uscisse per salutarli





