Trump torna alla carica contro l’isola di Kharg, snodo del petrolio iraniano, minacciando non solo dei raid, ma anche la possibile permanenza sul territorio.
Il presidente degli Stati Uniti ha confermato al quotidiano britannico “Financial Times” di non escludere l’occupazione militare dell’isola iraniana di Kharg, nodo strategico nel Golfo Persico da cui transita circa il 90 per cento delle esportazioni petrolifere di Teheran. Secondo Trump, l’eventuale operazione comporterebbe una presenza militare statunitense prolungata sull’isola. “Forse la conquisteremo, forse no. Abbiamo molte opzioni sul tavolo. Non credo che sia difesa. Potremmo farla nostra molto facilmente” ha affermato Trump.
Le forze armate Usa avevano già colpito l’isola il 13 marzo, quando il Comando centrale ha riferito di attacchi contro circa 90 obiettivi, tra cui depositi di mine navali, bunker per missili e altre strutture militari. Trump ha inoltre affermato che preferirebbe “prendersi il petrolio iraniano”, e ha sostenuto che Teheran abbia già accettato la maggior parte delle richieste avanzate da Washington nell’ambito dei negoziati in corso.
Fonti governative statunitensi citate dall’emittente televisiva “Cnn” indicano che sono allo studio diverse opzioni, tra cui la conquista dell’isola o bombardamenti mirati contro le infrastrutture energetiche, con l’obiettivo di indebolire in modo decisivo le capacità economiche dei Guardiani della rivoluzione iraniani. Secondo informazioni di intelligence, l’Iran avrebbe rafforzato la presenza militare e i sistemi di difesa aerea sull’isola nelle ultime settimane, in previsione di una possibile operazione statunitense.
Intanto Israele attacca ancora il Libano: colpito un contingente Unifil, ucciso un casco blu di origine indonesiana. Lo ha denunciato la stessa missione Onu con un post su X.





