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Twitch: le prime denunce per contrastare gli insulti

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Gli utenti che intasano le chat con insulti a sfondo sessista, omofobo e razziale saranno denunciati dal Twitch, piattaforma di livestreaming proprietà di Amazon.

Vengono chiamati raid di odio e purtroppo sono un fenomeno diffuso. Si tratta di insulti a sfondo razzista, omofobo e sessista spammati nelle chat, tanto da farle intasare. Il tutto grazie all’aiuto di bot. Gli streamer più colpiti sono le persone di colore e gli appartenenti alla comunità LGBTQ+.

Chi sono i due utenti organizzatori dei raid di odio

Sono due gli utenti a cui Twitch ha fatto causa. CruzzControl e CreatineOverdose sono stati denunciati per ripetute violazioni dei termini di servizio della piattaforma livestreaming. Da inizio agosto, i due utenti hanno organizzato raid di odio e riempito di insulti le chat di utenti definiti. I due avrebbero usato un ampio sistema di bot, strumenti informatici che svolgono in maniera automatica dei compiti, come scrivere in chat o rispondere a messaggi.

3.000 bot sarebbero riconducibili all’utente CruzzControl, che secondo le indagini si trova a Baarto, in Olanda. Questi bot oltre a insulti e offese, avrebbero affermato che gli odiatori sono parte del Ku Klux Klan e avrebbero descritto atti di violenza contro le minoranze. Sia CruzzControl che CreatineOverdose, identificato invece a Vienna, sono stati ripetutamente bannati per tutto il mese d’agosto. Nonostante ciò i due sono sempre ricomparsi con nuovi profili, modificando il codice usato per generare bot e ondate d’odio.

Per ora non si conoscono i nomi legali dei due utenti, ma Twitch si dice pronta a modificare la denuncia non appena le indagini determineranno i loro nomi.

Le conseguenze dei raid di odio

Gli insulti spammati nel canale dello streamer, oltre a offendere la sensibilità del soggetto, rendono impossibile l’interazione tra lo streamer e gli utenti che compongono la comunità del canale. I danni sono anche economici. Molti streamer sono stati costretti a interrompere le dirette, perdendo quindi soldi di donazioni e abbonamenti.

Sono molti gli utenti che dichiarano di aver subito molestie online, anche a sfondo sessuale. Molti sostengono che Twitch non faccia abbastanza per contrastare il fenomeno, anzi in alcuni casi è stata data maggior visibilità agli autori di queste violenze.

#TwitchDoBetter e #ADayOffTwitch sono due degli hashtag lanciati dagli utenti per ‘boicottare’ la piattaforma. Le proteste non si sono limitate agli hashtag: l’1 settembre si è registrata l’inattività di 20mila streamer e di 400mila spettatori in meno rispetto alla media.

Oltre alle denunce, Twitch rimuove gli account delle persone che insultano, anche su altre piattaforme online. Gli utenti sperano che queste misure aiutino ad arginare il fenomeno diffuso, che crea disagio a molti utenti.

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