L’UNIFIL, la missione delle Nazioni Unite in Libano, ha riferito che domenica uno dei suoi peacekeeper ha perso la vita a causa dell’esplosione di un proiettile vicino a una postazione nella zona di Aadchit El Qsair, nel sud del Paese, mentre un altro è ferito gravemente. UNIFIL opera nella zona di confine tra Israele e Libano, cercando di ottenere una tregua tra le due nazioni. Gli attacchi, nell’area, sono molto frequenti, sia da parte dell’IDF, che di Hezbollah. Il militare deceduto nell’ultimo raid era di nazionalità indonesiana, come confermato dal Ministero degli Esteri dell’Indonesia.
La missione è stata istituita dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel 1978. Al giorno d’oggi, impegna all’incirca diecimila soldati di oltre cinquanta Paesi diversi, oltre a diverse centinaia di civili libanesi e internazionali, che lavorano nelle sue basi. Nell’autunno del 2024, durante una serie di attacchi reciproci tra Israele e Hezbollah, alcune basi sono state oggetto di bombardamenti e, l’estate scorsa, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha deciso di ritirare progressivamente il personale impegnato in Libano entro la fine del 2027.
UNIFIL, ucciso in Libano un peacekeeper: il messaggio delle Nazioni Unite
Questo il comunicato dell’ONU: “Ieri sera un soldato della missione di pace è rimasto tragicamente ucciso dall’esplosione di un proiettile in una postazione UNIFIL vicino ad Adchit Al Qusayr. Un altro soldato è rimasto gravemente ferito. Nessuno dovrebbe mai perdere la vita al servizio della causa della pace. UNIFIL porge le più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai colleghi del soldato della missione di pace che ha perso la vita mentre svolgeva coraggiosamente il suo dovere”.
Il messaggio prosegue: “I nostri pensieri e le nostre speranze sono rivolti anche al soldato della missione di pace ferito, attualmente ricoverato in ospedale in gravi condizioni. Non conosciamo la provenienza del proiettile. Abbiamo avviato un’indagine per accertare tutte le circostanze. Ancora una volta, esortiamo tutti gli attori coinvolti a rispettare i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale e a garantire la sicurezza del personale e delle proprietà delle Nazioni Unite in ogni momento, astenendosi da azioni che possano mettere in pericolo i soldati della missione di pace. Gli attacchi deliberati contro i soldati della missione di pace costituiscono gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza, e possono configurarsi come crimini di guerra. Troppe vite sono state perse da entrambe le parti della Linea Blu in questo conflitto. Non esiste una soluzione militare. La violenza deve finire”.
Federica Checchia





