Ci sono canzoni piacevoli all’ascolto, magari in grado di restarci in testa a lungo, senza però andar mai oltre la superficie. Esistono, poi, brani che fanno tutto il contrario: uno li sente per la prima volta e ne resta colpito, ma non ci bada più di tanto e, addirittura, finisce per dimenticarlo, almeno in apparenza. Loro, però, non se ne vanno affatto; sin dalle prime note, senza che ce ne accorgessimo, s’insinuano sotto la pelle, pizzicando di tanto in tanto qualche corda dentro di noi. Ogni tanto, però, tornano a farsi sentire con forza, quando meno ce lo aspettiamo. Iron Sky, singolo del 2014 di Paolo Nutini, appartiene a questa categoria.

Il cantautore scozzese, nato il 9 gennaio 1987, lo ha inserito nell’album Caustic Love, pubblicato quasi undici anni fa. Un disco dal titolo impegnativo, nel quale Iron Sky va ad inserirsi perfettamente. Le tredici tracce, tappe di un viaggio di Nutini verso sonorità più cupe e tematiche più profonde rispetto ai lavori precedenti, sono legate da un unico fil rouge: l’amore. Un sentimento dai tratti tossici, che lascia l’amaro in bocca, ma che non è necessariamente negativo.

Paolo Nutini e Iron Sky: ama il prossimo, ma nel tuo nome

Paolo Nutini
Il cantante Paolo Nutini

Intervistato da Vogue dopo l’uscita del pezzo, Nutini usò queste parole per descrivere le sue fonti d’ispirazione: «Penso ad esempio alle persone che in nome di Dio compiono atrocità, donne uccise per il modo in cui si vestono, uomini impiccati perché ritenuti gay, il tutto in nome di un potere o di una religione. La fede è importante ma amare il prossimo, forse, lo è di più.»

L’iniziale giro di basso elettrico, suonato con un plettro, unito al graffio della voce del cantante, trasportano subito l’ascoltatore in una dimensione plumbea, come il cielo descritto nella canzone. Iron Sky parla di una società in crisi, disunita e schiacciata dall’opprimente mano di un potere superiore non definito, ma soffocante. Anche nel grigio di una realtà distopica, però, un bagliore di speranza può sempre risplendere.

Un cielo di ferro in cui può ancora spuntare il sole

Il verso iniziale, «we are proud individuals» appare come un ossimoro, ma è il cuore della canzone; la società c’impone l’omologazione, ma noi siamo individui, e non dobbiamo dimenticarlo. Solo le nostre peculiarità e il potere insito in ognuno di noi ci permetterà di sopravvivere alle brutture del mondo, raggiungendo infine la libertà, fisica e mentale. Nessun condizionamento, né sottomissione.

Per raggiungere questo stato di beatitudine, spesso l’uomo cerca conforto e salvezza in Dio; neanche lui, però, può infondere in noi quel famoso power, più volte ribadito all’interno del testo. Si giunge, quindi, alla metafora centrale del brano: la mente è un’armatura di ferro che racchiude in sé l’anima, e soltanto noi possiamo decidere se indossarla o meno. Trovare la forza di alzare la testa, tuttavia, non è semplice; a volte, infatti, chinare il capo di fronte alla prepotenza dei “grandi” sembra la via meno rischiosa e, tutto sommato, più facile. È proprio questa convinzione ad innalzare le mura in cui la collettività è intrappolata, e solo coloro che hanno il coraggio di essere umani sapranno abbatterle.

Paolo Nutini e il discorso di Charlie Chaplin

A rendere ancora più esplicito questo invito, nel bridge Paolo Nutini inserisce la traccia audio del celebre Discorso all’umanità di Charlie Chaplin, tratto dal film Il Grande Dittatore:

«A coloro che mi odono, io dico: non disperate! L’avidità che ci comanda è solamente un male passeggero, e l’amarezza di uomini che temono le vie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori e il potere che hanno tolto al popolo ritornerà al popolo, e qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi disprezzano e vi sfruttano, che vi dicono come vivere, cosa fare, cosa dire, cosa pensare, che vi irreggimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie. Non vi consegnate a questa gente senza un’anima, uomini macchina, con macchine al posto del cervello e del cuore. Voi non siete macchine, voi non siete bestie: siete uomini!

Voi avete l’amore dell’umanità nel cuore, voi non odiate, coloro che odiano sono quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati! Non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate nel Vangelo di S. Luca è scritto: “Il Regno di Dio è nel cuore dell’uomo”. Non di un solo uomo o di un gruppo di uomini, ma di tutti gli uomini. Voi! Sì, Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, la forza di creare la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare che la vita sia bella e libera; di fare di questa vita una splendida avventura. Quindi, in nome della democrazia, usiamo questa forza.».

Il potere è nelle mani del popolo

Un messaggio trasversale di speranza, nonché un deciso scossone alle coscienze intorpidite, ancora oggi attualissimo. Viviamo un periodo storico in cui le tensioni tra governi degenerano di continuo in conflitti nei quali, come sempre, a pagare il prezzo più alto è sempre il popolo. Lo vediamo in Ucraina, così come in Palestina e in molte altre realtà. Mire espansionistiche, antichi dissapori, giochi di palazzo; a finire nel fuoco incrociato, le persone comuni. Persone che però, come Paolo Nutini ricorda, avrebbero di fatto la possibilità di dire no a tutto questo, unendosi per contrastare, con il potere che deriva dall’essere umani, la dis-umanità di chi pensa di poter arginare il nostro volere, e le nostre anime.

Federica Checchia

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