La giudice federale Kathleen Williams ha ordinato al governo federale e al governatore della Florida Ron DeSantis di chiudere -entro i prossimi sessanta giorni- il carcere per immigrati irregolari divenuto celebre come “Alligator Alcatraz”. Lo Stato ha tuttavia già annunciato la sua intenzione di fare ricorso. È probabile, di conseguenza, che la sentenza resterà sospesa fino al termine del processo, e che la struttura manterrà le proprie funzioni.
La giudice Williams ha disposto che non arrivino nuovi detenuti nella prigione statunitense. Entro sessanta giorni, inoltre, l’amministrazione Trump dovrebbe trasferire tutte le persone già presenti e rimuovere «tutti i generatori, il gas, le fognature e altri rifiuti e contenitori per rifiuti installati a supporto di questo progetto». Due settimane fa, inoltre, aveva bloccato ogni lavoro di ampliamento della struttura.
Alligator Alcatraz, la “creatura” di Donald Trump
Donald Trump aveva presentato il carcere come un metodo efficace per contrastare l’immigrazione irregolare ed espellere chiunque risieda illegalmente negli Stati Uniti, un tema da sempre al centro delle sue politiche. Ancora prima della sua inaugurazione, a inizio luglio, Alligator Alcatraz ha subito moltissime critiche per la mancanza di servizi e per le dure condizioni di detenzione. L’edificio, infatti, può ospitare tremila persone, e le celle sono delle vere e proprie gabbie da trentadue posti letto.
Alligator Alcatraz si trova nella regione paludosa delle Everglades, nota per la presenza di molti alligatori, e sorge sul sito di un vecchio aeroporto. Secondo la giudice, oltre che diversi gruppi ambientalisti e molte persone native americane, il centro detentivo avrebbe un impatto negativo sull’ecosistema dell’area.
Federica Checchia





