Oggi e domani si vota per il referendum costituzionale sulla riforma della magistratura. I seggi hanno aperto alle 7 di domenica e restano aperti fino alle 23; lunedì invece chiudono alle 15. Da quel momento inizierà lo scrutinio delle schede per determinare il risultato. Non c’è bisogno di quorum, cioè non sarà necessario che vada a votare più della metà degli aventi diritto: la riforma sarà per forza approvata o respinta in base a quale delle due opzioni – il Sì o il No – otterrà la maggioranza dei voti.
I cittadini italiani che hanno compiuto 18 anni di età con diritto di voto possono esprimersi barrando la casella del sì o del no con l’apposita matita consegnata ai seggi. I cittadini potranno votare sbarrando la casella con scritto SI confermando la riforma, col NO esprimeranno la loro contrarietà e respingeranno la riforma della magistratura. Essendo un referendum confermativo, non sarà necessario raggiungere alcun quorum
Cosa si vota
Si vota per confermare la riforma della magistratura proposta dal governo di Giorgia Meloni e approvata dal parlamento, che prevede di cambiare il testo della Costituzione nelle parti che riguardano la magistratura. Al seggio vi sarà data una scheda verde con il seguente quesito:
«Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104,105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025 con il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”?»
Il quesito è piuttosto astruso se non si conoscono gli articoli della Costituzione che cita, ma per quel che riguarda la scheda basta sapere che si può scegliere due opzioni: Sì, se si vuole votare per far passare la riforma; No, se invece non si vuole che la riforma entri in vigore.
Referendum confermativo: cosa significa votare SÌ o NO
Il referendum giustizia 2026 è, a tutti gli effetti, un referendum costituzionale confermativo. Questo significa che ai cittadini non viene chiesto di scegliere tra diverse opzioni o di proporre una nuova disciplina, ma di confermare o respingere una legge costituzionale già approvata dal Parlamento. Il quesito sottoposto agli elettori è formulato nei seguenti termini: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025?»
In termini pratici, votare SÌ significa approvare il testo della legge costituzionale e consentirne l’entrata in vigore definitiva. La riforma produrrà quindi i suoi effetti sull’organizzazione della magistratura, secondo le modalità previste dal legislatore e dalle successive leggi di attuazione.
Votare NO, invece, comporta il rigetto della riforma: il testo non entrerà in vigore e resterà valido l’assetto costituzionale precedente.
È importante sottolineare che il referendum non consente di distinguere tra singole parti della riforma. Il voto riguarda l’intero impianto normativo, comprese le disposizioni sull’ordinamento giudiziario e sull’istituzione della Corte disciplinare. Proprio per questo motivo, la comprensione del contenuto complessivo della riforma è essenziale per esprimere un voto consapevole, evitando letture semplificate o riduttive del quesito referendario.
Referendum: cosa prevede la riforma della giustizia?
Traducendo il quesito in una lingua un po’ più comprensibile ai cittadini viene chiesto se approvare o respingere la legge voluta dal governo e approvata dal Parlamento che riforma la magistratura, modifica sette articoli della Costituzione (87, 102, 104, 105, 106, 107, 110) e prevede tre cambiamenti principali: la separazione delle carriere dei giudici e dei pubblici ministeri, lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, uno per i magistrati giudicanti e uno per quelli requirenti, con modifiche ai criteri di composizione e selezione dei membri. Il provvedimento stabilisce infine la creazione di un’Alta corte disciplinare che avrà il compito di valutare l’operato dei magistrati (sia giudici che pubblici ministeri).
Separazione delle carriere
Se vince il No
Oggi i magistrati partecipano tutti ad un unico concorso e, dopo averlo superato, scelgono se diventare giudici, decidendo le controversie e pronunciando le sentenze, o se assumere la funzione di pubblico ministero, dirigendo le indagini e sostenendo l’accusa nei processi penali. Nei primi dieci anni della loro carriera possono cambiare funzione (da pm a giudice o da giudice a pm) una sola volta e cambiando distretto giudiziario. Se vince il No, tutto rimane così com’è.
Se vince il Sì
Se passa la riforma oggetto di referendum confermativo, si attuerà la separazione definitiva delle carriere di giudici e pubblici ministeri. I magistrati dovranno scegliere all’inizio della loro carriera se svolgere la funzione giudicante o quella requirente e non potranno più cambiare idea. La separazione sarebbe inserita in Costituzione: all’articolo 104 si aggiungerebbe la frase: “la magistratura è composta da magistrati della carriera giudicante e della carriera requirente”.
Consiglio superiore della magistratura
Se vince il No
Il Csm è l’organo di autogoverno della magistratura, che ne garantisce l’autonomia e l’indipendenza. È presieduto dal presidente della Repubblica e composto da 33 membri di cui due di diritto: il presidente e il procuratore generale della corte di Cassazione. L’articolo 105 della Costituzione attribuisce a questo organo di rilievo costituzionale il compito di gestire la carriera di tutti i magistrati, quindi di giudici e pubblici ministeri insieme, occupandosi di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti, promozioni. Il Csm ha anche il compito di istituire e giudicare i procedimenti disciplinari. Con la vittoria del No, l’assetto rimarrebbe il medesimo.
Se vince il Sì
Due carriere, due Csm: uno per i giudici e uno per i pubblici ministeri, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica. Nel primo siederà il presidente della Corte di Cassazione, nel secondo il Procuratore generale. I componenti di entrambi i consigli non saranno eletti, come avviene oggi, ma scelti tramite sorteggio. I membri togati saranno i due terzi (come oggi) e saranno estratti a sorte tra gli stessi magistrati con requisiti ancora da stabilire con legge ordinaria. I membri laici (avvocati o professori universitari) saranno sorteggiati da un elenco di candidati predisposto dal Parlamento. Nessuno dei due Csm avrà più in capo la funzione disciplinare.
Alta corte disciplinare
Se vince il No
La funzione disciplinare continuerà ad essere esercitata da un unico Consiglio Superiore della Magistratura che giudicherà i magistrati – requirenti e giudicanti – in caso di abusi, negligenze e comportamenti che non rispettano la deontologia professionale.
Se vince il Sì
Il potere disciplinare sarà in capo un’Alta corte disciplinare composta da 15 membri: tre nominati dal presidente della Repubblica: tre sorteggiati da un elenco compilato dal Parlamento; sei estratti a sorte fra i magistrati giudicanti e, infine, tre fra i pubblici ministeri. In entrambi i casi i magistrati dovranno avere almeno vent’anni di carriera alle spalle. Il presidente dell’organo non sarà un magistrato, ma sarà eletto tra i laici.





