Ad oltre cinquant’anni dalla sua scomparsa, le poesie di Ungaretti scritte durante gli anni della prima guerra mondiale, sono senza tempo, sempre attuali.
La sua vita gli fornì i perfetti spunti per tirar fuori la necessità di fare poesia, nel tentativo di andare oltre la realtà, di trovare una soluzione al mistero della vita e di trovare consolazione nell’arte poetica.

Nacque ad Alessandria d’Egitto, città di fondamentale importanza per la sua produzione: è lì che venne trovato, sul fondo del mare, il reperto archeologico di un porto, che diventerà il Porto Sepolto, titolo che diede alla prima macrotematica della sua innovativa raccolta l’Allegria.
Si trasferì poi a Parigi, dove il fervore letterario gli permise di avvicinarsi alle teorie di Bergson sul tempo, per cui esiste un tempo storico e un tempo psicologico; e allo stile di Apollinaire, restando lontano dalle influenze estetiche italiane, caratterizzate dal liricismo e dall’esaltazione massima della bellezza.
Quando arrivò a Roma, dove visse inizialmente serenamente, si schierò tra gli interventisti e quando scoppiò il primo conflitto mondiale, nel tentativo di provare un sentimento di appartenenza, parte come volontario per il fronte del Carso, dove vivrà la traumatizzante esperienza della trincea.

Al ritorno dalla guerra, Ungaretti si dedica alla stesura di altre raccolte, meno innovative, in cui si percepisce un ritorno al classicismo.
Gli ultimi anni della sua vita, il poeta raccoglierà tutte le sue poesie in Vita d’un uomo, esprimendo il bisogno di rivedere tutti i suoi scritti, rielaborandoli per la costante ricerca di parole più adatte ed essenziali. Ed ecco il ritorno del dramma dell’ineffabilità, vissuto dagli artisti senza tempo per eccellenza: da Dante nella stesura del Paradiso e dal grande Pirandello.
Infatti, per Ungaretti è impossibile trovare le parole perfette ed essenziali per esprimere i sentimenti provati, così come è impossibile trovare la soluzione al mistero della vita. Ciò nonostante, il poeta circonda di bianco gran parte dei suoi testi poetici, lasciando spesso versi nominali o formati da un unico vocabolo, al fine di dare grande risalto alle parole.
Lo sradicamento, l’incombenza della morte: Ungaretti, un poeta senza tempo
L’incisività poetica, la brevità dei suoi componimenti e l’essenzialità delle parole sono certamente caratteristiche innovative; ma i suoi temi trattati in un momento di grande crisi umanitaria, lo rendono un poeta senza tempo ed estremamente attuale.

Lo sradicamento
Lo sradicamento, il dramma di non avere una patria, di non avere una nazione d’appartenenza. Lo stesso vissuto da Ungaretti, da Mohammed Sceab che il poeta ricorda nella poesia In memoria; lo vivono oggi i migranti. Si imbarcano, per raggiungere un luogo che non sarà mai casa, dove saranno spesso emarginati, dove saranno additati con la parola diverso.
L’incombenza della morte e la solidarietà
Il coronavirus è irrotto nelle vite di tutti i cittadini del mondo, con una forza improvvisa. Un virus mortale, che blocca il respiro. Come in guerra, la morte incombe su civili e soldati, nel 2020 il Covid-19 ha dato vita ad una nuova sensazione di precarietà del tempo e della vita stessa. L’isolamento forzato ha portato chiunque a rivalutare valori, piaceri e doveri. Come scriveva Ungaretti nella poesia Soldati:
Si sta come d’Autunno sugli alberi le foglie.
Si vive dunque una situazione precaria, come le foglie sugli alberi in autunno che rischiano costantemente di staccarsi dai rami.
I soldati a cui fa riferimento Ungaretti sono senza dubbio i veri militari, coloro che combattono in difesa di uno stato, di una nazione. I soldati di oggi siamo tutti noi che con responsabilità stiamo affrontando l’ansia, la paura e la solitudine. Questa volta, in trincea ci sono uomini protetti da mascherine e guanti, armati solo della propria conoscenza, ci sono coloro che nonostante il rischio altissimo stanno curando le persone aiutandole a ritornare a respirare, a vivere. Sono coloro che controllano le strade, coloro che continuano a lavorare in sede o da casa. Sono coloro che studiano, che non abbandonano la propria passione.
L’essere soldati, insieme. Ungaretti era molto legato a coloro che condivisero con lui l’esperienza della guerra, stabilendo una connessione solidale anche con i caduti, con chi non ce l’ha fatta. La solidarietà non ha tempo, e mai come quest’anno, gli uomini si sono uniti un grande abbraccio, unendo le proprie forze per un obiettivo comune: sconfiggere la potenza distruttiva del virus.
I temi di Ungaretti persistono dunque nel tempo, come la memoria, lasciando un segno storico di grande impatto emotivo.
Seguici su facebook





