Viktor Orbán, l’ex primo ministro ungherese, ha governato l’Ungheria per 16 anni continuativi. Ora che una vera e propria era è giunta al termine, il potere passa nelle mani di Péter Magyar. Nella serata del 12 aprile è giunta la notizia della sua vittoria alle elezioni, un evento visto nel complesso come un cambio di rotta rispetto alle vecchie politiche di Orbán. Quest’ultimo, infatti, ha costruito negli anni una struttura legislativa estremamente rigida difficile da smantellare in tempi brevi. Tra le questioni più urgenti e delicate figura proprio la condizione della comunità LGBTQ+.

Se Magyar è stato molto chiaro sulla corruzione, la stagnazione economica e il desiderio di riavvicinarsi all’Europa, sulla questione concernente i diritti delle persone LGBTQ+ la sua posizione è risultata piuttosto vaga, se non del tutto assente. Per tale ragione la comunità ungherese resta in una posizione di estrema cautela.

Con Magyar addio all’isolamento internazionale, ma la comunità LGBTQ+?

Il primo ministro eletto Péter Magyar è stato per anni fedele a Fidesz e, insieme a esso, a Orbán. Eppure, in soli due anni è riuscito a costruire Tisza, il partito politico che ha rappresentato una svolta concreta alla posizione dell’ex primo ministro ungherese. Le reazioni che arrivano da molti Paesi e dalla stessa presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno risposto positivamente all’esito delle elezioni. «L’Ungheria ha scelto l’Europa. Un paese ritrova il suo cammino europeo. L’Unione si rafforza» ha scritto quest’ultima. Keir Starmer, il premier britannico ha definito il risultato «un momento storico, non solo per l’Ungheria, ma per la democrazia europea».

Il presidente del Consiglio dei ministri polacco Donald Tusk ha affermato in un post: «Ungheria. Polonia. Europa. Di nuovo insieme». A questi si accoda anche la Francia di Macron che ha parlato di una «Europa più sovrana» e di una vittoria importante «per la nostra sicurezza e per la nostra democrazia». L’ottimismo, anche se cauto per certi aspetti, è del tutto lecito. Come accennato all’inizio, l’intera campagna elettorale di Magyar si è basata sulla corruzione, l’economia e lo stato di diritto. Il tema, estremamente delicato, della condizione della comunità LGBTQ+, soprattutto in Ungheria, rimane ad oggi il grande assente dal dibattito politico di Magyar.

Nuovo non significa necessariamente migliore. Le persone della comunità LGBTQ+ restano caute

Il neo primo ministro avrà la possibilità di decostruire l’operato passato di Orbán, abrogando ad esempio le leggi anti-LGBTQ+, il divieto del Pride inserito in Costituzione e molto altro. Tuttavia, non è mai emersa la volontà da parte del partito Tisza di agire in tal senso. Non è mai stato esplicitato alcun programma sui diritti delle coppie dello stesso sesso e, in aggiunta, Magyar era assente al Budapest Pride del 28 giugno 2025 mentre settanta eurodeputati sfilavano in strada.

A questo si sommano le richieste avanzate dalla federazione delle associazioni queer ungheresi e rivolte al futuro governo. Nessuna delle dodici proposte è presente nel programma di Tisza. Poi, oltre la poca chiarezza sul tema in questione, vi è la possibilità che l’approccio all’immigrazione risulti ben più ferreo di quello di Orbán. Il risultato elettorale, quindi, è una condizione necessaria ma non sufficiente per un cambiamento immediato nella vita quotidiana delle persone. Nel complesso, la comunità LGBTQ+ ungherese entra in una fase nuova e probabilmente tutt’altro che semplice.

Stefania Cirillo