Perché l’Ungheria vuole la Serbia in Europa? Scopriamolo insieme in questo approfondimento geopolitico.
Lunedì scorso, durante una riunione a porte chiuse tra gli ambasciatori dell’Unione Europea, si è discusso l’avanzamento della Serbia nel processo di adesione all’UE. La proposta dell’Ungheria di accelerare l’apertura del Cluster 3 – un insieme di capitoli chiave per la competitività e la crescita economica – ha trovato un muro di opposizioni, lasciando irrealizzata l’unanimità necessaria. La resistenza è giunta da Paesi come Croazia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, che hanno sollevato dubbi sulle relazioni internazionali della Serbia, i diritti fondamentali e i rapporti con il Kosovo.
L’Ungheria e la Serbia in Europa, ma anche il nodo delle sanzioni contro la Russia
Uno dei principali ostacoli è stato il rifiuto della Serbia di allinearsi alla politica estera dell’UE, in particolare per quanto riguarda le sanzioni contro la Russia. Belgrado continua a mantenere legami privilegiati con Mosca, come dichiarato apertamente dal presidente serbo Aleksandar Vučić, che difende le relazioni storiche tra i due Paesi. “Non mi vergogno di mantenere legami tradizionalmente buoni con Mosca”, ha affermato Vučić a settembre, sottolineando come questa posizione, seppur criticata, sia ben compresa a Bruxelles.
Tuttavia, questa posizione contrasta apertamente con l’approccio dell’UE, che ha imposto molteplici sanzioni alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. La mancata adozione delle sanzioni è vista come un segnale di non allineamento con i valori e gli obiettivi strategici del blocco europeo.
Le relazioni con la Cina e il Kosovo sono altri nodi irrisolti
Non solo la Russia. La Serbia è sotto scrutinio anche per l’accordo di libero scambio con la Cina, entrato in vigore a luglio, che ha eliminato il 60% delle tariffe doganali tra le due nazioni. Questa scelta solleva interrogativi sulla compatibilità del Paese con le politiche commerciali unificate dell’UE. Parallelamente, le tensioni irrisolte con il Kosovo continuano a rappresentare un ulteriore freno all’integrazione europea della Serbia.
Secondo il recente rapporto sull’allargamento della Commissione Europea, Belgrado “deve fornire risultati concreti” su questi temi prima di poter avanzare nel processo di adesione. La Serbia ha dimostrato progressi tecnici nell’apertura dei capitoli del Cluster 3, ma manca ancora una svolta politica significativa.
Ungheria di Orbán e Serbia Vučić: un asse strategico in Europa
La politica di Vučić sembra rispecchiare quella del primo ministro ungherese Viktor Orbán, che negli ultimi anni ha consolidato le relazioni con la Russia e la Cina, sfidando apertamente Bruxelles. Orbán è un fervente sostenitore dell’adesione della Serbia all’UE, come dimostra la proposta avanzata durante la presidenza ungherese del Consiglio dell’UE. “Abbiamo promesso ai Balcani occidentali vent’anni fa che sarebbero entrati. È ora di mantenere la promessa”, ha dichiarato il premier ungherese.
Nonostante la pressione ungherese, la spinta di Orbán per l’adesione della Serbia sembra essere più una questione politica che meramente tecnica. L’Ungheria ha infatti frenato il processo di adesione dell’Ucraina, evidenziando come l’allargamento dell’UE sia influenzato anche da interessi strategici divergenti tra i membri. Mentre l’UE affronta la sfida dell’allargamento, la posizione della Serbia appare ancora incerta. Pur avendo compiuto progressi tecnici, Belgrado deve affrontare ostacoli politici significativi legati alla politica estera, ai diritti fondamentali e alle relazioni regionali. L’asse con l’Ungheria offre una sponda importante, ma non sufficiente per superare le resistenze interne all’Unione. Finché non verranno forniti risultati concreti, l’adesione della Serbia all’UE resterà un obiettivo ancora lontano.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





