Musica

Vincenzo Bellini, le opere del celebre compositore dell’ottocento

Nasce oggi, nel 1801 a Catania, Vincenzo Bellini che con le sue opere è diventato uno dei più celebri compositori dell’ottocento. Gran parte della sua biografia, e della sua composizione musicale, proviene da alcune lettere scritte al suo amico Francesco Florimo, incontrato come compagno di studi a Napoli. Oggi Bellini è considerato, alla pari di Rossini e Donizetti, il compositore per antonomasia dell’era del bel canto italiano.

La carriera operistica del Bellini

Copyright Teatro Regio di Torino

Bellini dimostrò precocemente il suo interesse nei confronti della musica e all’età di 14 anni si trasferì dal nonno, il quale ne intuì l’alta predisposizione verso la composizione. Intorno al 1817 la sua produzione si fece particolarmente intensa per convincere il senato civico a concedergli una borsa di studio per il perfezionamento, da effettuarsi al Real Collegio di Musica di San Sebastiano, dopo una supplica datata al 1818. Andiamo a scoprire le opere più famose di Vincenzo Bellini che tutt’oggi riempiono i teatri di tutta Italia.

Adelson e Salvini

Adelson e Salvini è la prima opera del Bellini e si basa sul romanzo di François-Thomas-Marie de Baculard d’Arnaud, Épreuves du Sentiment del 1772. Negli anni successivi Bellini rielaborò la partitura, riducendo gli atti da 3 a 2, sostituendo i dialoghi parlati con i recitativi. Questa è l’unica opera in cui il compositore fa uso dei recitativi secchi. La parte di Bonifacio, il personaggio buffo, fu tradotta dal napoletano in lingua italiana.

Nel corso dell’Ottocento la nuova versione, completata nel 1828 e destinata al Teatro del Fondo di Napoli, non fu mai rappresentata, ma fu pubblicata da Ricordi nella riduzione per canto e pianoforte. Ha debuttato il 23 settembre 1992 al Teatro Massimo Bellini di Catania, nell’edizione curata dal musicologo catanese Domenico De Meo. L’opera fu rappresentata in prima assoluta nel febbraio del 1825 (forse il giorno 12) al teatrino del Conservatorio di San Sebastiano, a Napoli. La prima ripresa in tempi moderni ha avuto luogo il 6 novembre 1985 al Teatro Metropolitan di Catania.

Il Pirata

Dopo il successo di Bianca e Fernando, Bellini si trasferì a Milano con l’idea di affrontare il pubblico del Teatro alla Scala. L’impresario Domenico Barbaja appoggiò la scrittura del giovane compositore, affiancandogli il poeta Felice Romani, all’epoca librettista ufficiale del massimo teatro milanese.  A causa di una lacuna nell’epistolario belliniano, non si sa quasi nulla della genesi del Pirata. Il libretto fu tratto dal mélodrame di Isidore J. S. Taylor Bertram, ou le Pirate, andato in scena a Parigi nel novembre 1826.

Rappresentata in prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 27 ottobre 1827, quest’opera si svolge in Sicilia, nel Castello di Caldora e nelle sue vicinanze, nel XIII secolo. L’opera ottenne un successo clamoroso. Il pirata ebbe inizialmente grande fama, ma col tempo cadde quasi nell’oblio, non reggendo il paragone con le tre opere più famose di Bellini: Norma, I Puritani e La sonnambula.

Norma

Una delle opere più famose di Vincenzo Bellini. Quest’opera in due atti è tratta dalla tragedia Norma, ou L’infanticide di Louis-Alexandre Soumet. Composta in meno di tre mesi, nel 1831, fu data in prima assoluta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre dello stesso anno, inaugurando la stagione di Carnevale e Quaresima del 1832. Quella sera l’opera si rivelò un fiasco. Non solo, ma l’inconsueta severità della drammaturgia e l’assenza del momento più sontuoso, il concertato che tradizionalmente chiudeva il primo dei due atti, spiazzò il pubblico milanese. Il soggetto è ambientato nella Gallia al tempo dell’antica Roma, e presenta evidenti legami, anche se non espliciti, con il mito di Medea. Fedele a questa idea di classica sobrietà, Bellini adottò per Norma una tinta orchestrale particolarmente omogenea, relegando l’orchestra al ruolo di accompagnamento della voce.

Nonostante l’inizio in salita e poco incoraggiante quest’opera è oggi tra le più famose e conosciute del Bellini.

La Sonnambula

Opera seria in due atti considerata con I puritani e Norma uno dei tre capolavori del compositore catanese. Bellini compose La sonnambula in due mesi, mentre si trovava sul lago di Como, nella villa dei Conti Lucini Passalacqua, vicino all’abitazione di Giuditta Turina, una giovane signora con cui intratteneva una relazione sentimentale. L’opera debuttò al Teatro Carcano di Milano il 6 marzo del 1831: quella sera le fu abbinato il balletto Il furore di Amore. Sin dalla prima rappresentazione ebbe grande successo.

L’opera è ispirata da La Somnambule ou L’arrivée d’un nouveau seigneur, un balletto di Eugène Scribe con coreografia di Jean-Pierre Aumer del 1827, e da La Somnambule, una commedia vaudeville dello stesso Scribe e Germain Delavigne del 1819. Parte della musica era già stata e fu riciclata sia nella Sonnambula e, successivamente, in Norma.

I puritani e i cavalieri

Più nota con il titolo breve de I puritani, è un’opera seria in tre atti tratta dal dramma storico di Jacques-François Ancelot e Joseph Xavier Boniface, Têtes rondes et Cavaliers. Debuttò al Théâtre de la comédie italienne di Parigi il 24 gennaio del 1835, con l’acclamazione del pubblico. Bellini poteva così scrivere all’amico Florimo: «Mi trovo all’apice del contento! Sabato sera è stata la prima rappresentazione dei Puritani: ha fatto furore, che ancora ne sono io stesso sbalordito… Il gaio, il tristo, il robusto dei pezzi, tutto è stato marcato dagli applausi, e che applausi, che applausi».

Bellini compose l’opera in nove mesi: una gestazione insolitamente lunga. Inizialmente strutturata in due atti, l’opera fu suddivisa in tre atti poco prima dell’andare in scena, su indicazione di Rossini. Alla vigilia della prima rappresentazione, la lunghezza eccessiva dello spettacolo impose il taglio di tre brani, oggi sovente ripristinati in occasione degli allestimenti.

Fu l’ultima opera composta da Bellini.

Alessandro Carugini

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Alessandro Carugini

Nato a Pisa nel 1978, è uno speaker radiofonico conosciuto come The Mexican per i suoi modi calmi e sempre posati. Fin da bambino cresce con la musica nelle orecchie ed i vinili tra le mani, passando da ascoltatore a collezionista e pian piano ad esperto ed attento “musicologo“. Ad oggi collabora con diverse riviste e magazine, online e cartacei, e raggiunge l’apice della soddisfazione nel 2021 collaborando con la rivista inglese Record Collector.
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