Cultura

Walter Benjamin: la sublime arte del volo in picchiata

Walter Benjamin
Walter Benjamin- immagine dal web

È il 1940 quando il filosofo e scrittore Walter Benjamin si suicida con l’aiuto di una massiccia dose di morfina, nella località catalana di PortBou. Precedentemente, gli era stato sottratto il visto di transito dalla polizia spagnola e, certo di essere rimpatriato, preferisce la morte al ritorno in una Francia, sotto il controllo nazista. Questo potrebbe essere considerato l’ultimo fallimento del filosofo tedesco; uno dei molti che gli hanno conferito una sensibilità capace di smascherare le finzioni del suo tempo.

Durante una conferenza alla Biblioteca civica Italo Calvino, in collaborazione con la Fondazione per la cultura di Torino nel 2015, il professor Gianluca Cuozzo dell’università di Torino, elenca svariati ‘fallimenti’ e frustrazioni che perseguitarono Benjamin, durante la sua vita. Il traumatico divorzio con la moglie Dora Sophie Kellner, la mancata abilitazione al ruolo di docente presso l’università di Humboldt a Berlino e, la deportazione in un campo di lavoro nel 1936, furono alcuni degli elementi che condizionarono la percezione della realtà del filosofo: come il significato del termine “aura”.

Walter Benjamin
Walter Benjamin- immagine dal web

Benjamin guarda la cultura con il microscopio

Il professor Cuozzo sintetizza rifiuto da parte dell’università Humboldt di Berlino  di accettare Benjamin fra i docenti:

Benjamin fu famoso per cercare e raccogliere dettagli della cultura tedesca e proporli come se avessero un interesse assoluto”.

Probabilmente, fu questo interesse nei dettagli che smascherò, agli occhi del filosofo, la finzione del sistema capitalistico del tempo da lui interpretato come un’allucinazione collettiva.

Gli anni a Parigi

Dal 1935 Benjamin si trasferisce a Parigi, dove trova una città completamente assuefatta dal modello capitalistico e dove la vita è diventata l’appendice delle merci acquistate. Il filosofo nota che le merci di consumo in quella società, si sono evolute nell’incarnazione del desiderio, ma un desiderio tradito di felicità. Infatti a dire di Benjamin, tramite l’acquisto di oggetti, l’uomo del tempo è proiettato in questa allucinazione collettiva che lo rende estraneo alla realtà.

Walter Benjamin
Walter Benjamin- immagine dal web

L’aura secondo Benjamin

Questo ripudio della contemporaneità materialistica sprona il filosofo a osservare gli oggetti non solo come rappresentazioni del desiderio, ma a considerare ‘l’aura’ che li circonda. Come scrive in uno dei suoi più celebri saggi L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica:

“Il valore di unicità dell’opera d’arte ‘autentica’ ha una sua fondazione nel rituale, nell’ambito nel quale ha avuto il suo primo e originario valore d’uso”

Perché La pietà di Michelangelo ispira, nell’osservatore, una sensazione di sacro e monumentale in un’epoca dove la stessa scultura può essere riprodotta nei minimi dettagli svariate volte? L’aura della Pietà. Le opere d’arte, per il filosofo, possiedono una propria aura, una propria voce, connessa con il loro primo utilizzo e il momento storico dove sono state originate.

Gli oggetti di Walter Benjamin

Walter Benjamin
Walter Bendix Schoenflies Benjamin (Charlottenburg, 1892 Ð Portbou, 1940) elaborazione grafica: Alberto Burgos

Per Benjamin, le opere d’arte sono tali non solo per le loro caratteristiche estetiche ma per la storia e il ruolo che l’opera ha ricoperto nel tempo. Lo spettatore, quindi, conferisce all’opera lo status di unicità, irriproducibilità e sacralità tramite la consapevolezza del ruolo che l’opera ha nella storia. Ad ogni modo, la visione dell’oggetto benjaminiana differisce dall’interpretazione marxista: essa tiene conto della catena di montaggio alienante che sta dietro alla produzione delle merci di consumo. Contrariamente al filosofo Karl Marx, per Benjamin l’oggetto, una volta ultimato, è un’entità indipendente ed autonoma e non è connessa alla catena di produzione in alcun modo.

Il filosofo tedesco, però, non applica il concetto di aura esclusivamente agli oggetti: percepisce le persone, ed in particolar modo le relazioni umane, come avvolte da un misterioso velo, come racconta nel suo scritto Strada a senso unico nel 1929.Questo racconto narra l’esperienza del filosofo che, inseguendo un amore non corrisposto, ossia l’attrice lettone Asja Lacis, si ritrova a Riga per vederla.

Walter Benjamin
Lapide Walter Benjamin- immagine da https://walterbenjaminportbou.org/

La Strada a senso unico di Walter Benjamin

Benjamin nell’ inseguimento dell’amata, descrive il suo atteggiamento verso la donna come una regressione infantile nella quale, si identifica in un bambino intento a giocare a nascondino. Per Benjamin è essenziale che sia lui a vedere per primo la faccia dell’amata, senza però essere notato, vuole percepirne l’aura quando la donna non sa di essere osservata, nella sua purezza.

In ultima analisi, le sofferenze, i rifiuti e i fallimenti accumulati nella vita del filosofo gli conferirono uno sguardo sul mondo incantato, rivolto verso un’altra dimensione. Il pensiero di Walter Benjamin buca la realtà capitalistica ed entra in una dimensione parallela dove, il filosofo, è in grado di adottare un punto di vista super partes non condizionato dal modo di pensare consumistico del tempo. Il suo era uno sguardo sul mondo umano, di chi conosce l’arte del volo in picchiata.

Giordano Boetti Raganelli

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