Vi sarà forse capitato in qualche serata fra amici di lasciarvi andare a goliardici esercizi creativi, immaginandovi nelle situazioni più bizzarre e disparate e domandandovi come reagireste. Chissà se fra questi scenari improbabili ci sia mai stato quello di essere un ratto gigante, malvagio, infido e assetato di potere. Forse gli appassionati di Warhammer avranno già intuito dove io stia andando a parare. Se invece non avete mai sentito nominare questo gioco e state leggendo questo mio apparente delirio sentendovi spersi, non temete: chiarirò ogni vostra perplessità.

Chi sono gli Skaven?

Nato negli anni ‘80 come wargame tridimensionale per opera dell’azienda britannica Games Workshop, Warhammer ha continuato ad espandere il suo universo narrativo nel corso degli anni, declinandosi anche in altre forme, fra romanzi e videogiochi. Col tempo sono andati dipanandosi due diversi filoni narratives: il primo di stampo più tradizionalmente fantasy, in un’ambientazione simil-medievale; il secondo con un’impronta più orientata verso il genere fantascientifico e distopico. 

È al primo che guardiamo oggi e in particolare ad “Age of Sigmar”, ovvero un universo germinato a seguito della conclusione, avvenuta nel 2015, di Warhammer Fantasy, la prima storia di questo franchise. In questa evoluzione del precedente gioco, è possibile sfruttare portali per viaggiare fra gli otto reami ultraterreni che sono andati formandosi dalle ceneri del precedente, in un’avventura dove la nota realistica lascia più spazio a quella epica e fantastica.

Nell’ampia rosa di immaginifiche specie che abitano questi mondi, vi sono anche dei ratti giganti antropomorfi, o meglio gli Skaven: non un parto della mia ultima serata folle e di un’immaginazione bislacca, ma uno dei principali antagonisti presenti in questo gioco. Popolano un’estesa ed intricata rete di tunnel sotterranei dai quali emergono per seminare il caos e saccheggiare quanto possono. Ma diversamente da quanto si possa immaginare, non si avvalgono solo della forza bruta: al contrario combinano tecnologia avanzata a magia oscura, un binomio che li può rendere dei nemici molto problematici con cui avere a che fare.

Il fascino dell’infamia

I motivi per cui i giocatori di Warhammer sembrano nutrire un certo fascino nei confronti di queste figure sono molteplici: da un punto di vista di gameplay sanno rivelarsi molto versatili, ad esempio. Possono essere usati come un ostacolo minore, quando organizzati in cospicue orde che fanno del numero la loro forza; ma diventano minacce assai più insidiose quando sfruttano le loro potenti tecnologie, oscure magie o più semplicemente la loro infida astuzia al fine di corrompere e manipolare altre figure. 

D’altronde ammaliano anche a livello narrativo, forse per il loro immenso potenziale che spesso finisce sprecato per codardia, oppure ancora per la viltà ed egoismo che li caratterizzano e che finiscono per farli ritorcere gli uni contro gli altri. È proprio questo ascendente che gli Skaven esercitano sugli appassionati che ha spinto il team di Old Skull Games a porsi una domanda. Ed è qui che direi che è alfine arrivato il momento di tornare al nostro quesito di partenza: vi siete mai chiesti come potrebbe essere vivere nei loro panni?

Oltre la comfort zone

Con “Warhammer Age of Sigmar: Deathmaster”, un action platformer 2D che sarà disponibile sia per PC che per console, avrete l’opportunità di sperimentare il gioco dall’altro lato della barricata, quello di questi enigmatici antagonisti. In una società dove non si è che uno fra tanti, starà a voi trovare il modo di distinguervi e padroneggiare su tutti. Purtroppo non è stato ancora reso disponibile da testare, ma ci è stato possibile godere di un assaggio grazie al trailer che Dotemu ci ha presentato durante un evento tenutosi a Parigi questo aprile. 

Lo ammetto candidamente: da appassionata di cozy games non sono esattamente il target primario di un videogame che punta ad immergere l’utente in un mondo cupo, violento e corrotto e che combina azione e stealth nelle dinamiche di gioco. Senza contare che il rating “M+” lascia presagire la presenza di immagini esplicite e magari potenzialmente forti per un pubblico sensibile.

Nonostante ciò, vi confesso che mi sono ritrovata mio malgrado attratta e rapita dal trailer che ci è stato mostrato, dal quale mi sono sembrati evidenti la cura e la passione che hanno dato vita a questo progetto. Prima di potermene rendere conto, ho pensato che chissà, forse potrebbe essere un valido pretesto per uscire dalla mia comfort zone videoludica. 

Non posso non ammettere che in buona parte è stato anche merito dell’artwork che ho personalmente trovato notevole, non solo poiché piacevole a vedersi, ma anche perché a mio parere efficace nel comunicare il tipo di atmosfera che gli sviluppatori si erano riproposti. Se sarà questo il videogioco che rivoluzionerà il mio rapporto con il genere, lascio ai posteri l’ardua sentenza; per il momento, però, mi sento di poterlo definire un prodotto promettente. O forse, chissà, sarò stata manipolata dalla magia corrotta degli Skaven.