Le epurazioni volute da Xi Jinping stanno continuando e, di conseguenza la leadership delle forze armate cinesi appare sempre più indebolita. Negli ultimi due anni il presidente della Repubblica Popolare ha espulso, costretto al ritiro o fatto letteralmente scomparire decine di generali, tra i quali Zhang Youxia, il più alto in grado della catena di comando, sotto indagine da fine gennaio. In origine, la Commissione militare centrale, l’organo direttivo dell’esercito, era formata da sette membri ma, al momento, ne rimangono solo due: lo stesso Xi e il generale Zhang Shengmin, in carica da ottobre.
Questa strategia, secondo molti, riguarda da vicino la “questione Taiwan”. Come annunciato dallo stesso leader, l’esercito della Cina dovrebbe diventare una forza militare moderna entro il 2027, in cui cadrà il centesimo anniversario della sua fondazione e quello del prossimo Congresso del Partito Comunista. Sembra, inoltre, che Xi, avesse assegnato un altro obiettivo ai suoi generali, da portare a termine nello stesso anno: l’invasione di Taiwan. Ora, però, i militari che avevano ricevuto quest’ordine sono praticamente spariti tutti.
Il Partito Comunista “giustifica” le epurazioni volute da Xi Jinping: «è necessario rimuovere la carne marcia per generarne di nuova»
Per diversi esperti, tuttavia, queste scelte starebbero indebolendo -almeno nell’immediato- l’esercito cinese. Kou Chien-wen, docente di Scienza politica alla National Chengchi University di Taipei, ha dichiarato al New York Times che le epurazioni «hanno temporaneamente ridotto i rischi che il Partito Comunista Cinese lanci una guerra su larga scala».
Con i suoi soliti metodi propagandistici, il Partito Comunista ha descritto le epurazioni come una mossa necessaria per rafforzare l’esercito: un «dolore e una difficoltà di breve termine», volta però a un risultato ben preciso. Anche il Quotidiano del Popolo, il principale giornale statale cinese, ha ribadito il concetto, attraverso una metafora tipica dell’epoca del maoismo: «è necessario rimuovere la carne marcia per generarne di nuova».
L’idea di Xi Jinping, naturalmente, è sostituire i vecchi leader militari con nuove figure, più vicine a lui. La strategia, tuttavia, comporta dei rischi, per lui, per la Cina e per il resto del mondo. I vecchi generali erano infatti potenti, autorevoli e, per questo, in grado di “tenere testa” al presidente, tenendolo al sicuro da decisioni avventate. Ora, invece, la nuova guardia potrebbe essergli più leale e conforme dal punto di vista ideologico, ma meno competente. Gli ufficiali da lui selezionati avrebbero tutti un “debito” nei suoi confronti; questo, ovviamente, conferirebbe al presidente un potere ancora maggiore, e il controllo assoluto delle forze armate. Al tempo stesso, però, potrebbe non esserci più nessuno in grado di metterlo in guardia da gravi errori.
Federica Checchia





