L’oleodotto Druzhba, definito anche l’oleodotto dell’Amicizia, è stato protagonista e antagonista delle ultime settimane. L’Ucraina, a causa di danni strutturali derivati da attacchi russi, ha dovuto interrompere il suo impiego. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha ribadito in più occasioni che il Paese non ha mai voluto il blocco né lo ha imposto per ragioni politiche. Eppure, nonostante ciò, l’oleodotto dell’Amicizia è diventato il motivo preminente che ha spinto il primo ministro ungherese uscente, Viktor Orbán, a porre il vesto sul prestito di 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina. Adesso che Zelensky ha dichiarato che l’oleodotto può riprendere a funzionare, cosa succede?

L’oleodotto di Druzhba è ufficialmente riparato, ma adesso?

Sono state settimane ricche di tensione, anche nel contesto Unione europea. L’oleodotto Druzhba, infatti, è stato almeno formalmente il principale motivo che ha impedito all’Ucraina di ricevere il prestito. Il fatto che quest’ultimo fosse indispensabile per il Paese per sostenere le spese belliche contro la Russia ha poi alimentato ulteriormente la tensione. In mancanza di questo il peso della guerra avrebbe piegato l’Ucraina. Quindi, ora che Zelensky ha annunciato che gli esperti hanno riparato l’oleodotto Druzhba, che succede? L’Ucraina potrà finalmente ottenere il prestito antecedentemente approvato all’unanimità e poi bloccato?

Zelensky, attraverso un post pubblicato sui social, ha dichiarato: «L’Ucraina ha completato i lavori di riparazione della sezione dell’oleodotto Druzhba danneggiata dall’attacco russo». Ora, afferma il presidente ucraino, «l’oleodotto può riprendere a funzionare». L’annuncio, quindi, apre (almeno in teoria) la revoca del veto da parte dell’Ungheria. Ancora nulla di ufficiale, poiché Orbán toglierà il veto al prestito «non appena i flussi di petrolio riprenderanno». La sola riparazione, quindi, non è sufficiente.

A seguito della notizia seguono le parole del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa che scrive: «Ringrazio il presidente Zelensky per aver rispettato l’accordo: riparando l’oleodotto Druzhba e ripristinandone il funzionamento». Quindi, qualora Orbán scegliesse di rispettare la parola data, il prestito potrebbe essere sbloccato già mercoledì in vista della riunione a Bruxelles. Ciononostante, il presidente ucraino lo ribadisce: «Dobbiamo continuare a esercitare una pressione sistematica sulle sanzioni alla Russia per questa guerra e lavorare per diversificare ulteriormente le forniture energetiche all’Europa». Oggi, quindi, potrebbe ufficialmente chiudersi un capitolo tortuoso tra Ucraina e Ungheria. Tuttavia, anche in vista della ripresa ufficiale del trasporto di petrolio russo, Zelensky ribadisce all’Europa l’importanza di interrompere la dipendenza «da coloro che cercano di distruggerla o indebolirla».

Stefania Cirillo